Spettacoli

Gigi D’Alessio, il nuovo album è ‘Fra’: “Ho un po’ di paura per i terremoti a Napoli. Ma il mio disco è per i giovani e per celebrare il futuro e l’amicizia”

Gigi D’Alessio, il nuovo album è ‘Fra’: “Ho un po’ di paura per i terremoti a Napoli. Ma il mio disco è per i giovani e per celebrare il futuro e l’amicizia”

Tra gli ospiti del disco Gué, Geolier, il figlio LDA, Elodie e Alessandra Amoroso

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“Fra ha un doppio significato. Inizialmente era una dedica a mio figlio Francesco, che ha 2 anni. Ma poi mi sono reso conto che nel gergo dei ragazzi indica amicizia. E a me piace entrare nel mondo dei ragazzi”. Gigi D’Alessio torna con un nuovo album, intitolato appunta Fra, in uscita il 24 maggio, dopo “l’esperimento” del 2020 intitolato Buongiorno.

Una immersione nel mondo del rap e dei suoni più contemporanei: tra gli ospiti del nuovo disco Guè, Clementino, il suo “figlioccio” Geolier, Alessandra Amoroso, Elodie, Ernia e suo figlio Lda. Come nel disco precedente, i brani sono divisi tra vecchi, risuonati e modernizzati, e nuovi di zecca. D’Alessio è anche pronto per il nuovo tour: 8 date già sold out a Napoli, in Piazza Plebiscito, e poi un lungo giro d’Italia che andrà avanti fino a metà novembre.

Anche se esiste un po’ di preoccupazione per i recenti terremoti: “Il Gigi D'Alessio uomo oggi ha paura del terremoto che c'è a Napoli, perché sono cose che non riusciamo a controllare. Ma ho paura anche del futuro dei nostri figli, non sono per niente contento che stanno sui social dalla mattina alla sera. Ormai è diventata una dipendenza, una tendenza che sicuramente non potremo mai fermare”.

D’Alessio, lei si è conquistato una grande credibilità nel mondo del rap, normalmente molto sospettoso nei confronti di chi non ne fa parte. Fino a poco tempo fa sembravate mondi lontanissimi. Come è successo?

“C’è stata sempre una sorta di ‘separazione delle carriere’, per usare un’espressione molto presente nelle cronache. Ma io sono curioso, voglio sempre capire cosa succede intorno a me. Se resti chiuso nel tuo orto non riesci a capire cambiamenti, le novità. Quando ho fatto il primo tentativo, nel 2020, ho dovuto imparare a conoscere questi giovani rapper e trapper, ne ignoravo anche le facce. Abbiamo preso dei vecchi pezzi, e il mio obiettivo era non perdere il cuore delle canzoni. Poi abbiamo inserito strofe nuove per dare spazio a loro, e ho scoperto che interagivano interagivano benissimo. La cosa più divertente è stata vedere questi ragazzi che facevano videochiamate ai loro genitori, molti dei quali erano miei fan, per dire “guarda con chi sto suonando!”.

Stavolta com’è andata?

“La cosa più bella è che, riascoltando il disco, mi sono trovato a pensare che mi piacerebbe anche se lo avesse fatto un altro. Le mie canzoni vecchie sono diventate più moderne. Io faccio solo quello che mia piace, dopo aver venduto 30 milioni di dischi posso permettermelo. In questo disco c’è tutto dentro, ma soprattutto ci sono io. La musica non ti fa invecchiare, anche se oggi non si pensa più tanto alla canzone: oggi viene prima la produzione, la base già pronta, il ritmo”.

“Fra” è in parte una dedica a suo figlio, e in più c’è un pezzo cantato con LDA (“Primo appuntamento 2024”), figlio anche lui. Sta pensando a un reality con la sua famiglia?

"Ma no! (ride, ndr). Il pezzo è stato pensato per Francesco, poi ha preso anche un altro significato. Anche mio figlio LDA, 20 anni, sta scoprendo adesso le mie vecchie canzoni. È stato lui a mandarmi una versione con una strofa fatta da lui e ho deciso di metterla nel disco. Fare progetti con i figli è rischioso per un problema di pregiudizi. Ho cercato di spiegargli di non tenere conto del cognome, ma non ho mai messo un dito per lui. Deve fare da solo”.

Geolier è un po’ un suo figlioccio. Lei è stato molto critico nei confronti delle giurie a Sanremo quando Geolier è arrivato secondo a Sanremo. Ha detto che ha subito lo stesso trattamento riservato a lei e a Nino D’Angelo.

“Se fosse stato un giudizio senza pregiudizi non avrei avuto niente da dire. Ma così è un’ingiustizia. Chi lo ha boicottato è quella parte di stampa che non ha il coraggio di scrivere il suo vero pensiero. Se dovessi fare il direttore artistico di Sanremo cercherei di riequilibrare il peso dei voti: vedere quell’accanimento è stato brutto. Come ho già detto, hanno fatto vincere la sala stampa invece della sala da pranzo. E comunque non è questo il mio progetto, ma faccio un grande in bocca al lupo a Carlo Conti che sicuramente farà un grande festival”.

Quando è nato questo desiderio di immersione nella musica di oggi?

“Durante i miei frequenti viaggi ascolto tanta radio. A un certo punto ho pensato che se avessi continuato a fare dischi ‘alla D’Alessio’, nessuno sarebbe stato in grado di capire se era un album inciso oggi o 15 anni fa. Ho cercato di far sentire la differenze, altrimenti sarebbe stato come provare a telefonare ancora col gettone. Ed è un tentativo nato anche pensando ai ragazzi che vengono ai concerti. Non solo a Napoli, ovunque. Quando vedo ai miei concerti ragazzini di 10 anni che cantano tutti i pezzi a memoria sono orgoglioso. Rimodernando le vecchie canzoni le ho rese anche un po’ loro”.

Ha svelato che ai suoi concerti la gente canta a memoria le sue canzoni, mentre lei ha bisogno del gobbo…

“Ho scritto tanto, ormai posso dirlo, ma purtroppo mi rimane sempre impressa la prima versione di un brano, che poi ovviamente viene cambiata. Per questo ho bisogno del gobbo”.

È l’unico che si rifiuta di fare i bis ai concerti perché, secondo lei, sono una sceneggiata.

“Tanto il brano è già in scaletta, la gente lo sa benissimo. Per me è una mancanza di rispetto nei confronti del pubblico. Che senso ha entrare e riuscire? Quando ho finito lo show ho sempre dato tutto quello che dovevo dare”.

Se dovessi scegliere un maestro, a chi penserebbe?

“Per me sono stati tutti maestri, da Pino Daniele a Elton John, Quincy Jones, Dalla, Carosone, tutti quelli con cui ho collaborato, i nuovi rapper. Ho cercato di prendere il meglio da tutti. Io non so se sono riuscito a trasmettere qualcosa a qualcuno”.

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