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Lùnapop, i venticinque anni di ‘50 Special’: su quel vespino una generazione trovò la felicità

I Lùnapop all'epoca di '50 Special'. Al centro, Cesare Cremonini 
Nel 1999 la band debuttava con il pezzo scritto da Cesare Cremonini. Un successo che continua ancora oggi. E pensare che nessuno la voleva...
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A volte tocca ai ragazzini scombinare le carte e in musica, quando succede, c’è qualcosa da imparare e da festeggiare. Quando i millenni finiscono, poi, c’è sempre la possibilità di scegliere: immaginare catastrofi o organizzare la più clamorosa delle feste. Prince, quando incise 1999, molto prima che si arrivasse alla scadenza, pensava a un party memorabile ma neanche lui poteva immaginare che nel piccolo orticello della musica italiana l’ultimo tormentone del secolo, il pezzo dell’estate, lo dovessero incidere cinque adolescenti che di millenarismo sapevano poco o nulla o comunque poco gli importava, e quel fine anno/millennio lo volevano festeggiare a bordo di una 50 Special.

La copertina del disco 

Altro che motociclette a spasso per le autostrade americane, altro che automobili che sfrecciano lungo coste esotiche e scintillanti, qui c’era da fare un tragitto molto preciso, dal centro di…

A volte tocca ai ragazzini scombinare le carte e in musica, quando succede, c’è qualcosa da imparare e da festeggiare. Quando i millenni finiscono, poi, c’è sempre la possibilità di scegliere: immaginare catastrofi o organizzare la più clamorosa delle feste. Prince, quando incise 1999, molto prima che si arrivasse alla scadenza, pensava a un party memorabile ma neanche lui poteva immaginare che nel piccolo orticello della musica italiana l’ultimo tormentone del secolo, il pezzo dell’estate, lo dovessero incidere cinque adolescenti che di millenarismo sapevano poco o nulla o comunque poco gli importava, e quel fine anno/millennio lo volevano festeggiare a bordo di una 50 Special.

La copertina del disco 

Altro che motociclette a spasso per le autostrade americane, altro che automobili che sfrecciano lungo coste esotiche e scintillanti, qui c’era da fare un tragitto molto preciso, dal centro di Bologna ai colli, e magari indietro dai colli al centro di Bologna, appena una gita fuori porta ma a volte basta pochissimo per trasgredire, anche perché nella musica pop i grandi cambiamenti avvengono per piccoli spostamenti di ritmo, a volte è una questione di energia da catturare nel modo giusto. E quei cinque bimbi minorenni chiamati Lùnapop a bordo di un vespino la fecero davvero grossa, incisero un pezzo che era quello giusto, era esattamente quello che ci voleva, quello che un mare di giovani volevano sentire.

L’orologio del tempo batteva inascoltato l’ora di un’ennesima nuova scadenza generazionale, ci voleva qualcosa di fresco, originale, ma guarda caso quel pezzo non lo voleva proprio nessuno, fece il giro delle sette chiese, fu uno dei casi più rilevanti di incomprensione da parte del mercato discografico (il più famoso in assoluto, si parva licet, è quello del talent scout della Decca che nel 1962 di fronte a un provino dei Beatles disse che il gruppo non aveva un futuro), insomma il pezzo che iniziava con le parole di disarmante semplicità: “Vespe truccate, anni Sessanta, girano in centro sfiorando i 90” dovette pubblicarlo una piccola etichetta indipendente, la Universo, ben consapevole che quando il brano si scioglieva allegramente nel ritornello “ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto i piedi” c’era qualcosa di urgente. Se ne accorsero a DeeJay, se ne accorsero a Mtv, se ne accorsero i ragazzini che la canzone cominciarono a cantarsela addosso, a trasmetterla come un tam tam leggero e allegramente invasivo. La verità è che la canzone non la videro arrivare, se ne accorsero quando era ormai troppo tardi e il volo pindarico a bordo della Vespa era già diventato un coro di migliaia di ragazzi.

Il pezzo uscì il 27 maggio del 1999, e per celebrare i venticinque anni trascorsi, i principali network radiofonici lo trasmetteranno lunedì mattina. Fu l’esordio discografico di Cesare Cremonini, che ancora andava al liceo ma evidentemente aveva già in testa quello che voleva fare da grande, la canzone la scrisse lui, la cantò insieme ai suoi amici riuscendo in quella impresa che ha sempre qualcosa di miracoloso e imponderabile, ovvero riuscire a rinchiudere lo spiritello magico del tempo presente in quei tre minuti e trenta secondi di pezzo, che sono il tempo esatto della canzone che, quando vuole, suona la sveglia, avverte, rivela, e a colpi di rock’n’roll dice al mondo circostante: “siamo qui, non ci conoscete, ma abbiamo qualcosa da dire, ci dovete ascoltare, a ogni costo”. E pazienza se a disposizione abbiamo solo una 50 Special. Per noi è un’astronave capace di portarci in mezzo alle stelle.

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