Anohni torna in Italia: “Offro la mia voce a chi lotta per i diritti Lgbtq e per l’ambiente”
di Andrea SilenziLou Reed, il suo grande mentore, la definiva “un angelo”. Salita alla grande ribalta a metà degli Duemila con l’album I’m A Bird Now, Anohni era conosciuta come Antony & The Johnsons. Oggi è un’artista transgender, attivissima sul fronte dei diritti Lgbtq+ e su quello della difesa dell’ambiente. Anohni Hegarty ha recuperato la sigla Johnsons, omaggio all’attivista Marsha P.Johnson, trovata morta nel fiume Hudson nel 1992: «Nel 1995 ho intitolato a lei la mia band: a quei tempi non era conosciuta al di fuori di una piccola comunità. Ho voluto tracciare un cerchio intorno alla sua figura che è sempre un’ispirazione per me».
Anohni & The Johnsons, dopo anni di assenza dall’Italia, saranno ospiti del Ravenna Festival il 15 giugno: 9 musicisti che riproporanno brani tratti dalla carriera della leader. «Recupero parte della musica che ho scritto in questi anni - spiega Anohni - per affrontare temi come l’eco-collasso …
Lou Reed, il suo grande mentore, la definiva “un angelo”. Salita alla grande ribalta a metà degli Duemila con l’album I’m A Bird Now, Anohni era conosciuta come Antony & The Johnsons. Oggi è un’artista transgender, attivissima sul fronte dei diritti Lgbtq+ e su quello della difesa dell’ambiente. Anohni Hegarty ha recuperato la sigla Johnsons, omaggio all’attivista Marsha P.Johnson, trovata morta nel fiume Hudson nel 1992: «Nel 1995 ho intitolato a lei la mia band: a quei tempi non era conosciuta al di fuori di una piccola comunità. Ho voluto tracciare un cerchio intorno alla sua figura che è sempre un’ispirazione per me».
Anohni & The Johnsons, dopo anni di assenza dall’Italia, saranno ospiti del Ravenna Festival il 15 giugno: 9 musicisti che riproporanno brani tratti dalla carriera della leader. «Recupero parte della musica che ho scritto in questi anni - spiega Anohni - per affrontare temi come l’eco-collasso del nostro pianeta e i tanti aspetti del nostro malessere sociale e politico, con tutta la nuova coscienza che sta emergendo. Sperando che possa essere utile alle persone». Quando le si chiede se la condizione delle donne e della comunità trans stia migliorando risponde con una certa amarezza: «Allo stesso modo in cui alcuni piccoli fiumi stanno diventando più puliti man mano che l’oceano muore, sì».
Nel 2023 ha pubblicato l’album My Back Was A Bridge For You To Cross profondamente ispirato al soul che veniva insegnato nelle scuole in Gran Bretagna («L’enorme strategia di sopravvivenza che cantanti come Marvin Gaye hanno offerto ai giovani di tutto il mondo è stata fonte di ispirazione assoluta»), mentre il suo precedente album inciso come Anohni, Hopelessness, conteneva un brano intitolato It’s My Fault: «Volevo utilizzare il mio punto di vista anche per mettere a nudo i danni inflitti agli altri e al pianeta. Come consumatrice e come beneficiaria contribuisco a una crisi crescente, a volte per desiderio personale e altre volte come membro di una società che sovvenziona l’industria bellica, tanto per fare un esempio. In questo senso mi sento responsabile». Inglese di nascita, Anohni ha tratto profonda ispirazione da musicisti come Nina Simone, Kate Bush e Boy George per poi arrivare nella New York più all’avanguardia dove conobbe tra gli altri Lou Reed e Laurie Anderson. Fu proprio Reed a regararle visibilità e credito nel mondo musicale newyorkese: «Non dimenticherò mai l’ultima volta che ho diviso il palco con Lou, a Parigi. Abbiamo cantato Candy Says (un vecchio brano dei Velvet Underground, ndr) alla fine del mio show».
Particolarmente critica nei confronti del Vaticano («Nella sua guerra al corpo delle donne, la Chiesa ha sempre identificato i corpi trans come capri espiatori sacrificabili»), Anohni non si sente un guardiano spirituale della comunità Lgbtq+ come è stata il suo modello Marsha P.Johnson: «Non ho nulla della chiarezza spirituale di Marsha, della sua profondità di generosità o del suo coraggio. Sono un’artista, non proprio una tutrice. Ma capisco che possiamo funzionare come icone e capisco che ci si rivolge alle voci degli altri per trovare conforto. Questo è qualcosa che ha fatto così tanto nella mia vita... cercare di raggiungere la voce degli altri».