Céline Dion, in un film la malattia e la speranza: “Sono ancora qui, ci rivediamo presto”
di Filippo BrunamontiNew York - “Quando ho scoperto di avere un disturbo autoimmune che colpisce una persona su un milione, inibendo la capacità di camminare e cantare, mi sono paragonata ad una mela. Se non ho più mele da offrire, che senso ha mettersi in fila a un concerto? Poi, il messaggio di un fan ha riacceso la luce: noi non siamo qui per la mela. Siamo qui per l’albero”. Céline Dion, 230 milioni di dischi venduti nel mondo, sceglie il palco all’Alice Tully Hall per tornare a mostrarsi, visibilmente commossa, dopo l’apparizione pubblica ai Grammy. “Questa è di gran lunga la folla più numerosa che abbia avuto negli ultimi anni”. C’è chi ha viaggiato dall’Asia, chi dall’Europa, per assistere all’anteprima-evento del documentario I am: Céline Dion, su Prime Video dal 25 giugno, girato in totale segretezza da Irene Taylor. Ad accompagnare la star canadese al Lincoln Center anche la sua neurologa, Amanda Piquet: “La dottoressa Piquet ha ottenuto un risultato molto importante. Ha sostituito la mia paura …
New York - “Quando ho scoperto di avere un disturbo autoimmune che colpisce una persona su un milione, inibendo la capacità di camminare e cantare, mi sono paragonata ad una mela. Se non ho più mele da offrire, che senso ha mettersi in fila a un concerto? Poi, il messaggio di un fan ha riacceso la luce: noi non siamo qui per la mela. Siamo qui per l’albero”. Céline Dion, 230 milioni di dischi venduti nel mondo, sceglie il palco all’Alice Tully Hall per tornare a mostrarsi, visibilmente commossa, dopo l’apparizione pubblica ai Grammy. “Questa è di gran lunga la folla più numerosa che abbia avuto negli ultimi anni”. C’è chi ha viaggiato dall’Asia, chi dall’Europa, per assistere all’anteprima-evento del documentario I am: Céline Dion, su Prime Video dal 25 giugno, girato in totale segretezza da Irene Taylor. Ad accompagnare la star canadese al Lincoln Center anche la sua neurologa, Amanda Piquet: “La dottoressa Piquet ha ottenuto un risultato molto importante. Ha sostituito la mia paura con la speranza”.
I am: Céline Dion è fatto proprio di questo: paura e speranza. Quell’enigma che ha costretto la cantante a cancellare il Courage World Tour, ora la inchioda a casa, tra radio onde che danno notizia della sua malattia (l’incurabile Sindrome della persona rigida), la Carmen - le note di L’amour est un oiseau rebelle invadono la mansion della diva nel deserto rosso di Las Vegas - e una routine del dolore. Il mezzosoprano, rassegnato nel corpo alto e magro di Céline, dipende dal Valium, conta le pillole su un abaco in legno e soccombe a spasmi improvvisi che le rompono costole e causano crampi alla gola. Qualche fan abbandona la poltrona davanti a una lunga scena di spasmi muscolari, altri fissano il vuoto.
È solo una delle tante prove di resistenza di Céline: senza filtri né make up, primi piani strettissimi, Dion ricorda i momenti in cui la voce la tradisce (“Dove non arrivava, lasciavo cantare il pubblico o davo un colpo al microfono. Imbrogliavo. The show must go on”), il suo amore per il produttore e manager René Angélil, morto dopo una battaglia contro il cancro, l’infanzia a Charlemagne, Quebec, prima di essere scoperta all’età di 12 anni (“Ero la più giovane di 14 figli; quando il cibo mancava, di notte la mamma preparava pane e carote”).
Più vicina alla tempra di un Michael J. Fox (in Still ripercorre la sua vita con il Parkinson) che alla Miss Americana/Taylor Swift, Céline Dion non solo è una entertainer naturale ma ha grande senso dell’umorismo: quando descrive il modo in cui contorce o allunga le dita dei piedi per infilare i sandali, il suo volto si trasforma in uno spiritello degno di una Silly Symphony disneyana (“Una ragazza che ama le sue scarpe, riesce sempre a farle calzare”). Trova ossigeno tra un magazzino pieno di abiti e souvenir, cassetti di calzini, una scrivania invasa di pennarelli. E quando i gemelli Eddy e Nelson lasciano la casa nel caos, aziona un aspirapolvere galattico.
Sette sono le tracce composte per il film dal violoncellista Redi Hasa e prodotte da Alberto Fabris. Si alternano show di repertorio, da River Deep, Mountain High a Le ballet (live à Paris), da My Heart Will Go On che le varrà la sua residency da 600 milioni a Las Vegas a sketch spassosissimi con Jimmy Fallon, James Corden e Deadpool. Chi è veramente Céline Dion? “La persona che sono oggi. Non mi sono inventata. Non mi sono creata. Io, semplicemente, sono. Ci vediamo presto”.