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Russell Crowe: “Altro che gladiatore, ero un rockabilly. Con la musica tiro fuori il meglio di me”

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Al via il tour italiano dell’attore con la band The Gentlemen Barbers. Il 21 giugno saranno a Breuil-Cervinia e il 23 al Colosseo per il primo di tre concerti a Roma. Una lunga carriera nel rock: “La prima canzone la scrissi a 16 anni”
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“Aspetti, il mio cane è scappato”. Massimo Decimo Meridio si alza e urla verso il bosco: “Dick! Vieni qui! Dick!”. La voce del Gladiatore rimbomba nell’aria e, attraverso il telefono, annulla i 16 mila chilometri che separano il Nuovo Galles del Sud da Roma: “Eccomi, mi scusi ma siamo circondati dalla vegetazione e qui è pieno di wallaby, il cane quando li ha sentiti avvicinarsi è impazzito. Continuiamo pure”.

Russell Crowe vive isolato da tutto ma nella sua fattoria in Australia non manca nulla, si è fatto persino costruire uno studio di registrazione: “Sono le otto di sera ma con la band stiamo ancora lavorando”, spiega, “sono le prove prima della partenza per il tour mondiale”. Un tour che farà tappa per alcune date anche in Italia: partenza stasera 21 giugno a Breuil-Cervinia ma non potevano mancare Roma e il Colosseo, dove Russell Crowe & The Gentlemen Barbers si esibiranno il 23 giugno per uno show a inviti che sarà però in parte aperto al pubblico, grazie a uno schermo mont…

“Aspetti, il mio cane è scappato”. Massimo Decimo Meridio si alza e urla verso il bosco: “Dick! Vieni qui! Dick!”. La voce del Gladiatore rimbomba nell’aria e, attraverso il telefono, annulla i 16 mila chilometri che separano il Nuovo Galles del Sud da Roma: “Eccomi, mi scusi ma siamo circondati dalla vegetazione e qui è pieno di wallaby, il cane quando li ha sentiti avvicinarsi è impazzito. Continuiamo pure”.

Russell Crowe vive isolato da tutto ma nella sua fattoria in Australia non manca nulla, si è fatto persino costruire uno studio di registrazione: “Sono le otto di sera ma con la band stiamo ancora lavorando”, spiega, “sono le prove prima della partenza per il tour mondiale”. Un tour che farà tappa per alcune date anche in Italia: partenza stasera 21 giugno a Breuil-Cervinia ma non potevano mancare Roma e il Colosseo, dove Russell Crowe & The Gentlemen Barbers si esibiranno il 23 giugno per uno show a inviti che sarà però in parte aperto al pubblico, grazie a uno schermo montato di fronte all’anfiteatro. Sempre a Roma seguiranno due concerti “immersivi” nel Forum Theatre, il 26 e il 27 giugno, dove le pareti del teatro si trasformeranno in schermi cinematografici.

Il Gladiatore torna al Colosseo, la vedremo in qualche modo nel seguito che esce a novembre?

“No”, e solo qui risponde in italiano, “il Gladiatore è morto”, dice impostando la voce.

Crowe, lei si è esibito anche all’ultimo Festival di Sanremo ma non molti in Italia sanno che lei ha una carriera lunga e ricca. Cosa direbbe a un appassionato di musica per convincerlo a venire ai suoi concerti?

“Direi che venendo potrebbe sentire delle canzoni meravigliose, perché le suona insieme a noi una band notevole, con dei musicisti che sono piccoli mostri di bravura. Lo dimostra anche il nostro ultimo album Prose and Cons. Insieme abbiamo ormai una lunga storia e un bell’affiatamento”.

Con la musica iniziò negli anni Ottanta, prima di cominciare con la recitazione. A quell’epoca si faceva chiamare Russ Le Roq e la prima canzone che scrisse si intitolava “I just wanna be like Marlon Brando”, sembra una premonizione.

“La composi a 16 anni e in quel periodo lavoravo in un night club che suonava solo musica degli anni Cinquanta: la scrissi pensando al proprietario del locale che era pazzo per quel periodo, si vestiva e si pettinava secondo quello stile, girava in Cadillac. Ma in due o tre anni cambiai strada, abbandonai il nome da cantautore e il rockabilly e cominciai a suonare con una band. La passione per la recitazione è cresciuta grazie al teatro, lavorando prima nel musical Grease e poi in The Rocky Horror Show. E’ così che sono arrivato ai film”.

La sua prima band si chiamava invece Roman Antix, più o meno “antico romano”: un’altra premonizione?

“A pensarci è davvero curioso: pensi di scrivere una canzone a proposito di qualcosa che hai già vissuto e invece accade che stai predicendo un’esperienza che vivrai in futuro. Ne abbiamo parlato a lungo anche con Sting, il processo creativo a volte si impone: anche lui non sa spiegarsi da dove arrivino le canzoni e come possano a volte indicarci svolte future. E’ un fatto che nel 1995 scrissi una canzone intitolata The photograph kills in cui c’è un verso che dice: “La fotografia uccide e la tua fama ti distruggerà”, e solo un paio di anni dopo ovunque andassi mi ritrovavo circondato o inseguito dai fotografi”.

Inevitabile, aveva raggiunto un’enorme popolarità grazie al ruolo di detective in L. A. Confidential. A proposito, quale film preferisce ricordare tra quelli in cui ha recitato?

“Non c’è un film migliore, preferisco pensare a un gruppo di film. E’ il modo in cui lavoro che mi fa guardare sempre avanti. Penso a film come L.A. Confidential, The Insider, Il gladiatore, Master & Commander, Beautiful Mind, o Padri e figlie di Gabriele Muccino che ho adorato, o The Next Three Days di Paul Haggis, ma anche a una commedia come The Nice Guys per il bel lavoro fatto con Ryan Goslin, rappresentano per me esperienze formidabili e incontri pieni di stimoli. Ho sempre scelto con attenzione i film da fare. C’è una relazione diversa con ogni esperienza, non necessariamente basata sul successo del film, è molto soggettivo”.

In due film recenti l’abbiamo vista nel ruolo dell’esorcista: prima ne L’esorcista del Papa e poi in L’esorcismo - Ultimo atto. Si è chiesto come mai questa frequenza con il tema?

“E’ divertente che si consideri recente L’esorcismo – Ultimo atto: non so quali problemi di distribuzione abbia avuto, sapevo che sarebbe uscito nel 2019 visto che lo abbiamo girato nel 2015 e all’epoca si intitolava in tutt’altro modo. E invece lo hanno fatto uscire nel 2024, un anno dopo L’esorcista del Papa, diciamo che ha avuto un percorso travagliato. In quel film non sono un esorcista ma un attore chiamato a interpretarlo, è cioè proprio quello che è capitato a me. Il tema mi affascina ma li ho voluti fare anche solo per semplice curiosità, perché nella mia carriera non avevo finora mai frequentato il genere horror”.

(ansa)

Di sicuro si può immaginare qual è il film che lei ricorda con meno piacere: ha raccontato che sul set di Robin Hood si ruppe entrambe le gambe.

“La cosa incredibile è che me ne sono accorto soltanto quasi dieci anni dopo, nel 2019. La gente va al cinema per vedere un film come quello e vive due ore di avventura, un’esperienza piacevole, ma non ha idea di cosa significhi davvero girarlo e interpretarlo. Ci sono scene in cui non possono essere utilizzate le controfigure e bisogna fare da soli: così feci questo salto giù da un muro e atterrai pesantemente su un terreno duro come la roccia. Nelle settimane successive fu difficile continuare il lavoro sul set, salire a cavallo, correre su e giù per una collina, ma nonostante il dolore continuai senza chiedere nessuna pausa. Non sapevo di essermi rotto le gambe altrimenti mi sarei fermato, ma ero evidentemente anche troppo determinato a finire il lavoro. Fu solo nel 2019, facendo un check up a Los Angeles, che il dottore notò queste vecchie fratture alle gambe, e la mia mente volò subito indietro a quel salto di Robin Hood”.

All’inizio della sua carriera è stato un musicista di strada per sostenersi nei periodi in cui non aveva lavoro come attore. Ora che parte in tour si stenta a credere che lo faccia per bisogno di soldi…

“Lo faccio perché suonare e cantare è ciò che mi piace fare. Ho tanti modi di essere creativo e la musica è uno di questi, certamente uno dei più importanti. La prima cosa che feci da ragazzo per esprimermi fu di salire su un palco con la chitarra. Nella musica trovo una versione genuina di me, ma non ho mai pensato di farne la mia professione, anche se sono stato sotto contratto con una casa discografica. Sono però convinto che chiunque ascolti il mio nuovo disco possa convincersi che avrei dovuto farlo”.

In questo tour suonerà al Colosseo, la casa del suo Gladiatore, lei tra l’altro è diventato ambasciatore di Roma nel mondo, sarà una bella responsabilità.

“E’ soprattutto una grande opportunità. Tecnicamente si tratta di un evento per pochi invitati ma, visto l’interesse, ne ho parlato con il sindaco: “Roberto”, gli ho detto, “e il resto della gente? Come farà?”. E così il 23 giugno tra il Colosseo e la terrazza del Tempio di Venere, dove suoneremo, verrà posizionato un grande schermo per assistere gratuitamente al concerto. Cercherò di fare almeno un brano sporgendomi per farmi vedere dalla piazza”.

Nel suo primo film Romper Stomper interpreta uno skinhead: cosa pensa del vento di destra che soffia in Europa?

“Mi fa sentire a disagio. Anche perché le politiche di destra non hanno mai portato a risultati socialmente proficui. Per la verità, non solo l’Europa, mi preoccupano le condizioni politiche in varie parti nel mondo, e soprattutto la disinformazione che si insinua sempre di più nei media: si tenta sempre di enfatizzare e di estremizzare le notizie e questo è molto pericoloso”.

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