Partendo da Las Vegas hanno conquistato il mondo. Gli Imagine Dragons fanno parte di quel ristretto club di artisti che con le loro canzoni superano puntualmente il miliardo di streaming. E, nel loro caso, spesso lo superano ampiamente: su Spotify Believer è oltre i 3 miliardi, Thunder e Demons sono sopra i 2. Anche i brani del nuovo album Loom, uscito una settimana fa, viaggiano velocemente verso il traguardo. In attesa di partire per il tour mondiale, il cantante e autore Dan Reynolds e il chitarrista Wayne Sermon fanno base in Germania.
Siete a Colonia anche per i campionati europei di calcio?
Wayne Sermon: “Ci piacerebbe, invece siamo qui solo per la promozione del nostro nuovo disco. Però teniamo per la Svizzera”.
Meglio tornare alla musica. Nel secondo singolo “Nice to meet you” c’è voglia di muoversi e ballare, nel video c’è persino una pista da ballo illuminata in stile “Febbre del sabato sera”.
Dan Reynolds: “Ci piace esplorare diversi stili, lo facciamo innanzitutto per nost…
Partendo da Las Vegas hanno conquistato il mondo. Gli Imagine Dragons fanno parte di quel ristretto club di artisti che con le loro canzoni superano puntualmente il miliardo di streaming. E, nel loro caso, spesso lo superano ampiamente: su Spotify Believer è oltre i 3 miliardi, Thunder e Demons sono sopra i 2. Anche i brani del nuovo album Loom, uscito una settimana fa, viaggiano velocemente verso il traguardo. In attesa di partire per il tour mondiale, il cantante e autore Dan Reynolds e il chitarrista Wayne Sermon fanno base in Germania.
Siete a Colonia anche per i campionati europei di calcio?
Wayne Sermon: “Ci piacerebbe, invece siamo qui solo per la promozione del nostro nuovo disco. Però teniamo per la Svizzera”.
Meglio tornare alla musica. Nel secondo singolo “Nice to meet you” c’è voglia di muoversi e ballare, nel video c’è persino una pista da ballo illuminata in stile “Febbre del sabato sera”.
Dan Reynolds: “Ci piace esplorare diversi stili, lo facciamo innanzitutto per nostro gusto e interesse, prima di pensare al risultato o a quanti l’ascolteranno. Sono ormai 15 anni che facciamo musica, questo album l’abbiamo scritto durante gli ultimi due anni di tour. Credo sia anche per questo che risenta di atmosfere felici. Detto questo non credo che sia intenzionale: riflette ciò che siamo nella vita in questo periodo”.
In un disco che punta al divertimento non mancano brani personali: molti hanno interpretato “Don’t forget me” come dedicata alla sua ex moglie, la madre dei suoi quattro figli.
Dan Reynolds: “Non sono un affabulatore, non credo di saper inventare storie, quando scrivo sono sempre autobiografico, ogni canzone si riferisce alla mia vita. Don’t forget me è molto personale ed è la canzone che preferisco dell’album. Però non mi piace spiegare le mie canzoni, lascio che sia ogni ascoltatore a trovare la sua chiave di lettura. Del resto, è ciò che ho fatto anch’io con gli artisti che ho amato, li ho sempre interpretati secondo il mio bisogno di quel momento”.
A proposito di figli, com’è la sua vita di giramondo della musica avendo quattro bambini ancora piccoli? (Dan Reynolds si è sposato nel 2011 con la cantautrice Aja Wolkman, hanno divorziato e hanno una figlia di 12 anni, due gemelle di 7 e un figlio di 5).
Dan Reynolds: “Durante i tour i miei figli viaggiano sempre per il mondo insieme a me. Anche Wayne Sermon ha tre bambini e quando siamo in tour, sono insieme ai miei figli: Italia, Francia, Germania, qualsiasi paese tu nomini, loro ci sono stati. Sono andati a scuola, hanno fatto sport, insomma sono cresciuti viaggiando”.
Wayne Sermon: “Nel tour bus ci sono cuccette dedicate a loro. Sono grato per questa possibilità, è una cosa meravigliosa”.
Nonostante la vostra grande forza melodica e la capacità di creare inni, siete un ponte tra rock e rap, avete collaborato anche con Kendrick Lamar.
Dan Reynolds: "Crescendo negli anni Novanta ho ascoltato tanto rap, ho adorato Tupac, Biggie, gli Outkast, però ho amato anche i Nirvana. Erano iniziati gli anni dello streaming, di Napster e del downloading illegale, ogni ascolto è diventato possibile, ogni genere si è reso a portata di mano. Credo sia questo il motivo per il quale non ho abbracciato un artista e poi un genere specifico”.
Siete una delle band di maggior successo nel mondo ma le critiche ai vostri album sono state spesso contrastanti. Forse i vostri fan si sono dimostrati più intelligenti dei critici?
Dan Reynolds: (Ride di gusto) “Questa è una bella domanda. Fortunatamente per noi, abbiamo tanti fan in tutto il mondo che amano ascoltare la nostra musica. Questo è ciò che ci interessa. Per i critici invece non si può dire nulla, possono amare o odiare ciò che fai, non sono nel tuo controllo, e se cerchi di assecondarli, sicuramente fallisci”.
Wayne Sermon: “Falliremmo anche se assecondassimo ciò che piace ai fan, se continuassimo a fare la stessa canzone che ci ha dato successo una volta. Quindi facciamo come sempre la musica che amiamo fare, senza compromessi”.
Le nuove rock band come Måneskin e Greta Van Fleet riprendono riff chitarristici vecchio stile, cosa ne pensate?
Wayne Sermon: “Penso che sia un’ottima cosa, anche a me piace quel tipo di sonorità e quel modo di suonare duro. Mi piace il rock chitarristico alla Led Zeppelin, e se per questo mi piace anche quello dei Beatles. Non credo che nel nostro caso si possa parlare di riferimenti così precisi ma penso anche che ci sia spazio per tutti nella stanza del rock”.
A proposito di Måneskin, nel 2021 agli Mtv Ema a Budapest eravate candidati per Best rock, ma vinsero loro. Cosa ne pensate?
Dan Reynolds: “Hanno talento e sono gentili, umili. E i premi, non sono un nostro obiettivo. La verità è che non ci saremmo mai aspettati i risultati che abbiamo ottenuto. Ci interessa avere pubblico ai concerti e averne sempre di più”.
Vi piacciono i misteri, lo è anche il vostro nome: non avete mai rivelato da dove arrivi, pare sia il risultato di un anagramma.
Dan Reynolds: “Non lo diremo proprio ora dopo aver custodito il segreto per 15 anni! La cosa che posso rivelare è che originariamente, ai tempi di MySpace, il nostro nome era The Bell Tolls: è durato forse una settimana o poco più, ma non ci piaceva. Poi, cercando un nome forse ancora più brutto è venuto fuori Imagine Dragons, che è un anagramma di più parole. Ma mi fermo qui”.