Max Pezzali: “Che trappola la nostalgia. Scommetto sul futuro e l’intelligenza artificiale ci libererà dalla noia”
di Antonio DipollinaAlla fine è semplice: gli anni d’oro del grande Real sono quelli là, ma anche questi. E gli anni d’oro di Max Pezzali, idem. O almeno se la sta passando da dio, a 57 anni suonati e cantati, con Max Forever, primo tour negli stadi, un pugno di date e 400mila spettatori and counting. Roba per pochi eletti. San Siro che per tre serate canta in coro senza perdere una sillaba e sì, tocca arrendersi, lui per primo: come nel luogo comune ci sono davvero padri e figli e forse anche i nonni, insieme. Lo si dice spesso, stavolta è vero, anzi è l’unica cosa che conta.“Diciamo che non è solo il fatto generazionale. È che li vedo, stanno insieme per una cosa sola, in questo caso il concerto. Non gli succede più con nient’altro: ognuno, a seconda dell’età, ha la sua playlist, le sue serie tv che segue da solo, le sue chat sul telefono. Per una volta in famiglia si guardano negli occhi e dicono: dai, andiamo al concerto insieme”.
Bell…
Alla fine è semplice: gli anni d’oro del grande Real sono quelli là, ma anche questi. E gli anni d’oro di Max Pezzali, idem. O almeno se la sta passando da dio, a 57 anni suonati e cantati, con Max Forever, primo tour negli stadi, un pugno di date e 400mila spettatori and counting. Roba per pochi eletti. San Siro che per tre serate canta in coro senza perdere una sillaba e sì, tocca arrendersi, lui per primo: come nel luogo comune ci sono davvero padri e figli e forse anche i nonni, insieme. Lo si dice spesso, stavolta è vero, anzi è l’unica cosa che conta.“Diciamo che non è solo il fatto generazionale. È che li vedo, stanno insieme per una cosa sola, in questo caso il concerto. Non gli succede più con nient’altro: ognuno, a seconda dell’età, ha la sua playlist, le sue serie tv che segue da solo, le sue chat sul telefono. Per una volta in famiglia si guardano negli occhi e dicono: dai, andiamo al concerto insieme”.
Bello. Al Tg1 lanciano il servizio e dicono: “È tornato Max Pezzali con il suo pop puro e nostalgico”. Lei è puro e nostalgico?
“Ovvio che lo senti e ti fai una risata. Ma alla questione del pop ci tengo: gli anni Novanta, che sono quelli che celebriamo, hanno avuto come punto liberatorio il fatto che potevi essere pop e fare il pop, l’orecchiabile di livello, i ritornelli. E in un periodo nel quale ti potevi innamorare anche dei Nirvana o degli U2, perché c’erano, esistevano. Era bello”.
I Novanta. Teoria: in quel decennio erano contenti i giovanissimi ed erano contenti anche quelli del decennio prima, che crescevano in fiducia. Mai successo, e mai più succederà.
“Sono d’accordo. C’erano anche grandi speranze, il Muro caduto, mi ricordo a Palermo una immensa manifestazione contro la mafia con dentro giovani e meno giovani. C’era uno zeitgeist...”
Si fermi prima che sia troppo tardi.
“Ha ragione. Ma non a caso, proprio per rievocare, nel tour abbiamo creato un mondo intero intorno alle canzoni, le grafiche bellissime, gli effetti visivi, i filmati che ricreano quel mondo, la cultura pop, i fumetti”.
La nostalgia rimane una trappola, però.
“Non lo dica a me. Io ho l’incubo di passare per boomer, o che me lo dicano continuamente quelli giovani. E allora da vecchio analogico divento analitico, ci ragiono, penso che aver vissuto il periodo nel quale le cose belle, le canzoni, i film e il resto dovevi cercartele con fatica, ti autorizza oggi a godere di tutta questa facilità di fruizione: la musica che ti cade in mano senza che l’hai chiesta, un’offerta pazzesca di fronte a una domanda che non regge, la quantità che si mangia la qualità”.
La sintesi è?
"Che la modernità è bella, ma solo se hai vissuto anche il periodo precedente”.
Sul palco usa anche diavolerie con l’Intelligenza Artificiale.
“Alt, quella la difendo. O almeno ci voglio sperare: l’IA ci libera da tutte le occupazioni umane noiose e ripetitive, e lo farà sempre di più perché su quello che già c’è, sull’esistente, è imbattibile. E a quel punto la gente dovrà svegliarsi e sobillare la propria parte creativa, uscire dalla pigrizia mentale”.
Lei ha una fiducia nel genere umano un po’ eccessiva.
“L’alternativa qual è?”.
'Hanno ucciso l'uomo ragno', Sydney Sibilia e il sogno degli 883: "Due ragazzini degli anni Ottanta, la storia di tanti di noi"
Giusto. In autunno su Sky arriva la serie di Sydney Sibilia sugli 883: gli inizi, Pavia, la provincia, le discoteche, quei due fenomeni con le canzoni…
“Non l’ho ancora vista tutta. Quello che ho visto mi piace davvero, il clima ricreato, gli attori che si sono studiati tutto, il periodo, i video, le canzoni, tutto intorno a due scappati di casa che si inventarono una strada. Mi ha fatto anche un po’ impressione, lo ammetto”.
Un paio di mesi fa è uscito con un singolo, Discoteche abbandonate. Peraltro niente male davvero, e il video è lancinante, una foto dietro l’altra di antichi templi del ballo e del divertimento oggi in totale abbandono.
“Come le spieghi le discoteche, quelle grandi di provincia, a chi non c’era? Erano un fenomeno impossibile da sintetizzare, erano le discoteche, erano quei tempi là. Erano pianeti dispersi nel nulla dove si incontravano civiltà diverse...”.
In autunno inoltrato prenderà possesso del Forum di Milano. Serate continue (slogan: “Questo Forum non è un albergo”).
“Una formula Residency. Proveremo a portare quello spirito dello stare insieme anche al chiuso, anche sotto Natale. Con l’invito preciso a godersela e mollare per un po’ l’ultima inutile discussione sui social”.
Ma come, non le piacciono?
“Fosse per me, tornerei agli sms a pagamento. Da quando tutto è accessibile a tutti, questa specie di dissing continuo ha dilagato e soprattutto ha contagiato tutto il resto, la politica in primo luogo, oppure l’informazione. Io resto dell’idea che sarebbe stato meglio fermarsi prima: so bene che era impossibile, ovvio. Io sono ancora di quelli che fanno l’abbonamento digitale ma il giornale dev’essere quello di carta, con la gerarchia delle notizie che qualcuno ha scelto e che mi propone. Quando mi ritrovo cascate di cose tutte uguali buttate lì, salta in aria il senso di tutto quanto”.
Senta, ma non è che c’è anche molta casualità? Il Sanremo di Amadeus aveva una formula precisa e costruiva il futuro. Va via Amadeus e, toh, ritorna Carlo Conti: e lì immaginare Max Pezzali dentro è più che legittimo.
“Su Sanremo ho un pregresso che mi sconsiglia assai la gara. E da tempo ho deciso che sono un maratoneta: all’Ariston, che tra parentesi mette molta più paura di San Siro, devi essere invece un centometrista. E di quelli bravi”.
Sì, ma ormai mica andrebbe in gara…
“Diciamo che con altra modalità non ci vedrei alcun fattore ostativo”.
Bello, il fattore ostativo.
“Sa, noi boomer...”.