Raiz: “Non sempre l’amore vince sulla morte. Ora sto imparando a vivere di nuovo”
di Carmine SavianoIn Andate e ritorni, uno dei racconti del suo Il bacio di Brianna, Raiz descrive il primo impatto con Napoli. Anni Ottanta, le voci del rione Montesanto che restituiscono in maniera espansa ciò che fino a quel momento - il cantante degli Almamegretta è cresciuto in provincia di Milano - era stato solo il suo lessico familiare.
Raiz che parola le viene in mente prima di salire sul palco?
«Amen. Anzi: ammen, come diceva in napoletano mia nonna. Forse è una parola un po’ desueta, arriva da un altro mondo. Ma è la miglior risposta a un augurio».
Foto di Riccardo Piccirillo
In questi giorni è in tour con“Si ll’ammore è o ccuntrario d’ ‘a morte”: canta le canzoni di Sergio Bruni.
«E lì c’è tutto il mio lessico familiare. Parole, melodie. Entro volontariamente in una dimensione in cui la canzone era, come posso dire…etica, eterna».
Nello stesso racconto cita Bob Marley: “Il bello della musica è c…
In Andate e ritorni, uno dei racconti del suo Il bacio di Brianna, Raiz descrive il primo impatto con Napoli. Anni Ottanta, le voci del rione Montesanto che restituiscono in maniera espansa ciò che fino a quel momento - il cantante degli Almamegretta è cresciuto in provincia di Milano - era stato solo il suo lessico familiare.
Raiz che parola le viene in mente prima di salire sul palco?
«Amen. Anzi: ammen, come diceva in napoletano mia nonna. Forse è una parola un po’ desueta, arriva da un altro mondo. Ma è la miglior risposta a un augurio».
Foto di Riccardo Piccirillo
In questi giorni è in tour con“Si ll’ammore è o ccuntrario d’ ‘a morte”: canta le canzoni di Sergio Bruni.
«E lì c’è tutto il mio lessico familiare. Parole, melodie. Entro volontariamente in una dimensione in cui la canzone era, come posso dire…etica, eterna».
Nello stesso racconto cita Bob Marley: “Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore”.
«Venerdì sera mentre cantavo Amaro è ‘o bene il colpo l’ho sentito. Tanto. Ma non fino al punto di farmi spezzare la voce».
Come ci è riuscito?
«Pensando a cose strane. Tipo: Dove ho parcheggiato la macchina? Ma a casa ho chiuso il gas? In Sergio Bruni la musica ha tanto a che fare con la Perdita…».
Non sapevamo come arrivare a questo punto…e non sappiamo se vuole andare avanti…
«…ho perso mia moglie alcuni mesi fa. E quando durante il concerto canto “Che lle conto a st’uocchie mieje, che lle dico ggià ‘a dimane nun te ponno cchiu’ guarda’”… tornano quei giorni, i mesi prima…».
E lo fa in concerto, in pubblico.
«Quando ho inciso il disco con le canzoni di Bruni era come fare una sorta di scaramanzia rispetto a quello che accadeva. L’amore è il contrario della morte? Sicuramente sì. Ma a volte l’amore non vince. Sul palco mi ricordo anche di altre parole».
Quali?
«Quelle del Cantico dei Cantici: “Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l’amore è forte come la morte”».
Sa che per un po’ la sua arte verrà letta all’ombra di questa perdita?
«Ci ho ragionato tanto. Ho messo in piazza il mio privato intenzionalmente: mi serviva, cercavo consolazione. Sono mediterraneo: ho avuto bisogno degli amici, di un sostegno fisico. Di chi a casa ti porta zucchero e caffé. E so anche che le emozioni che sto vivendo si trasformeranno in qualcosa. Sta già avvenendo».
A cosa lavora?
«A una sorta di stand-up. Che non sarà comico ma che sarà anche comico. Come ne Il bacio di Brianna, si parte dall’autobiografia e si arriva alla finzione. È come avere l’opportunità di cambiare il finale, di aggiustare quello che è andato storto. Ci metterò tanta musica».
L’anno prossimo “Sanacore” degli Almamegretta compie 30 anni. Celebrazioni?
«Speriamo che a qualche promoter interessi».
Se ne interesseranno tutti.
«Ammen. Mi piacerebbe fare pochi concerti, solo le canzoni del disco magari in versioni lunghissime».
In quell’album c’è “Nun te scurdà”. Con Tropico l’anno scorso averte inciso il prequel, “M’arricordo e te”.
«Mi ha chiamato un giorno: “Rino, mi sono permesso di fare questa cosa…ma la canti con me?”. È stata una bella giornata in studio, ho ritrovato un sacco di cari amici».
In “Mixed By Erry” ha interpretato il promoter che scarta il giovane Enrico.
«Quel personaggio ha un nome e un cognome ma non me lo faccia dire. Il classico figlio della Napoli bene che vuole fare ‘o figlio ‘e…».
Abbiamo capito, abbiamo capito…
«Eh…ma è troppo influenzato dal suo background sociale, non riconosce Enrico, non crede che il talento possa arrivare da altri quartieri».
Le è mai capitato di essere scartato a un provino?
«Come no…anche da chi poi ho conosciuto in seguito. Ma anche qui non facciamo nomi, per carità…».
Sabato è scomparso Pino D’Angiò.
«È stato uno dei tanti “internapoletani”. Sensibile poeta e auto ironico al paradosso. Gli devo tanto del mio divertimento da adolescente, quando sul beat (rubato) di Ma Quale Idea - e tanta altra funk music - passavo ore spensierate nei dj set pomeridiani delle discoteche».
“Mare Fuori” è una sua seconda casa artistica.
«Nella quinta stagione Don Salvatore, il mio personaggio, tornerà per qualche flashback. E ho già scritto nuove canzoni per la colonna sonora».
Raiz nei panni di Salvatore Ricci in "Mare Fuori"
E invece adesso qual è casa sua?
«Quella ancestrale è Napoli. Poi c’è Israele. E vivo da molti anni a Roma. La mutilazione così feroce della mia piccola famiglia mi ha fatto ereditare le appartenenze di mia moglie».
Sempre ne “Il bacio di Brianna”, c’è il racconto “A casa”. Parla di una giornata in spiaggia con sua moglie e sua figlia…
«Ho una grande responsabilità nei suoi confronti. Ha cinque anni e mezzo e insieme stiamo cercando delle risposte. Rosa, la canzone che avevo creduto di scrivere per Mare Fuori in realtà la stavo scrivendo per me: “Rosa ‘mpareme a campare”. Sì, mia figlia mi sta insegnando a campare».