Tormentoni, non c’è cura per quella febbre che ci entra nell’orecchio
di Gino CastaldoAnnalisa e Tananai: la loro estate è con 'Storie brevi'
E se fosse una malattia, ovviamente stagionale, visto l’argomento, una febbre maligna e persistente che torna puntuale alle prime avvisaglie dell’estate? Si fa per ridere, per carità, ma di certo l’analogia ha il suo fascino e potrebbe confortarci la versione anglosassone del termine: loro i tormentoni li chiamano earworm, vermi dell’orecchio, come a dire che qualcosa di patologico ci deve pur essere.
I tormentoni estivi non sono più una casualità ma un progetto scientifico e ineliminabile, un meccanismo radicato secondo il quale il mercato giovanile nella sua quasi totalità segue l’imperativo di pubblicare pezzi adatti alla stagione estiva, ergo del disimpegno, delle spiagge, degli aperitivi al tramonto, come se l’intero Paese avesse assoluto bisogno di evasione, di far finta che la realtà sia tutto un cocktail di lime, ombrellini e cannucce.
E se fosse una malattia, ovviamente stagionale, visto l’argomento, una febbre maligna e persistente che torna puntuale alle prime avvisaglie dell’estate? Si fa per ridere, per carità, ma di certo l’analogia ha il suo fascino e potrebbe confortarci la versione anglosassone del termine: loro i tormentoni li chiamano earworm, vermi dell’orecchio, come a dire che qualcosa di patologico ci deve pur essere.
I tormentoni estivi non sono più una casualità ma un progetto scientifico e ineliminabile, un meccanismo radicato secondo il quale il mercato giovanile nella sua quasi totalità segue l’imperativo di pubblicare pezzi adatti alla stagione estiva, ergo del disimpegno, delle spiagge, degli aperitivi al tramonto, come se l’intero Paese avesse assoluto bisogno di evasione, di far finta che la realtà sia tutto un cocktail di lime, ombrellini e cannucce.
Così ci autocondanniamo a muovere a ritmo le spallucce mentre Tony Effe e Gaia ci cantano di Sesso e samba facendoci sognare la spiaggia di Copacabana, ci attestiamo su una temperatura di 30°C con Anna, ci prendiamo l’avvertimento “summer season, prendo il sole a Naples, tu non devi mai paragonarmi a queste bitch”, e per carità non ci permetteremmo di fare paragoni così sconvenienti se non per notare che in inglese “bitch” suona più o meno uguale a “beach”. Spiaggia o donna di costumi disinvolti?
L’importante è che siano tutte Storie brevi, quelle con gli altri, perché in questo caso Annalisa e Tananai non stanno al mare, suonano un poco più antichi melodicamente anche se il loro blu invece di finire volando dipinto nel blu finisce, dicono, quando “voliamo piano piano nel blu come i tuoi Levi’s”. Il tempo non passa invano, nel bene e nel male, ma una cosa è certa: la febbre dei tormentoni è in piena diffusione, in ogni bar, spiaggia, sala d’attesa ascolteremo questi e altri pezzi a ritmo continuo finché non saranno impiantati nel nostro cervello. Anche perché non abbiamo difese. È vero che gli anglosassoni li chiamano “vermi dell’orecchio” ma neanche loro hanno ancora trovato la cura.