Riccardo Del Turco: “Cantavo 'luglio, col bene che ti voglio’ ma il ‘68 incendiava il Paese. Lasciai il posto a Dalla e Guccini, le mie erano solo canzonette”
di Luigi BologniniTema (non la canzone dei Giganti). Si prenda un anno, facciamo a caso il 1968, simbolo di ribellione, protesta e impegno politico. E si guardino le hit parade. Si vedrà che di canzoni vagamente assimilabili al clima sociale ci sono state Angeli negri e Vengo anch’io no tu no. Per il resto Azzurro, La bambola, La tramontana. E Luglio, scritta e cantata da Riccardo Del Turco, che poco dopo mollò le scene. Ora si è ritirato dal ritiro, oltre mezzo secolo dopo, per pubblicare un nuovo disco, I colori della mia vita. Dove il nuovo va inteso come nuovo: tutte canzoni inedite, scritte in questi anni, più una morbida Luglio al sax.
Del Turco, complimenti per il coraggio.
“Eh mamma mia, sono così brutte queste canzoni?”
Tutt’altro, ma è ben raro che un artista dai successi lontani torni con canzoni nuove: di solito cover e via andare.
“Colpa, anzi me…
Tema (non la canzone dei Giganti). Si prenda un anno, facciamo a caso il 1968, simbolo di ribellione, protesta e impegno politico. E si guardino le hit parade. Si vedrà che di canzoni vagamente assimilabili al clima sociale ci sono state Angeli negri e Vengo anch’io no tu no. Per il resto Azzurro, La bambola, La tramontana. E Luglio, scritta e cantata da Riccardo Del Turco, che poco dopo mollò le scene. Ora si è ritirato dal ritiro, oltre mezzo secolo dopo, per pubblicare un nuovo disco, I colori della mia vita. Dove il nuovo va inteso come nuovo: tutte canzoni inedite, scritte in questi anni, più una morbida Luglio al sax.
Del Turco, complimenti per il coraggio.
“Eh mamma mia, sono così brutte queste canzoni?”
Tutt’altro, ma è ben raro che un artista dai successi lontani torni con canzoni nuove: di solito cover e via andare.
“Colpa, anzi merito, di mia moglie Magda che mi ha spronato. Queste canzoni sono nate a Poggio del Cuculo, una tenuta tra Bolgheri e Bibbona da cui si vede anche il mare, dove vivo e negli anni buoni produco l’olio. Nei tempi morti ho composto questi pezzi. Avevo voglia di dire delle cose”.
Quali?
“Anzitutto a mia moglie che la amo. Tendo a presumere che lo sappia già, ma meglio lasciare testimonianze scritte e suonate. Io poi ho sempre cantato l’amore, fin dal 1963”.
Ecco, a proposto, una parentesi. Nel 1968 i giovani erano in subbuglio per la politica e lei cantava ‘Luglio col bene che ti voglio’. Non la contestavano?
“Talvolta, ma poca roba. Io non ero indifferente a certe battaglie, ma anche fare bene il proprio lavoro non è cosa da poco. Il mio era fare canzonette, parola per nulla dispregiativa: se sono buone parlano a tutti, sanno emozionare. Anche i ragazzi che volevano cambiare il mondo amavano, anche in quell’anno. E ho la soddisfazione che a buttarmi giù dalla vetta dell’hit parade sia stata Azzurro”.
Tornando a ‘I colori della mia vita’, e posto che voi vi amate davvero, cantare d’amore a 85 anni ha senso?
“Certo che ce l’ha. Certi temi profondi non hanno età. Magda può stare tranquilla con me, e io con lei, ma un colpo di fulmine potrei averlo anche io anche adesso, come fossi un ventenne. Anzi, vorrei che proprio i giovani ascoltassero queste canzoni, per capire un modo nuovo, cioè vecchio, di raccontare certe cose”.
Tanti cantanti hanno un cattivo rapporto con il loro brano simbolo. Lei con Luglio? Ed è sorpreso di sentirla ancora in giro, complice anche l’uso negli spot?
“No e no. Dice benissimo quello che vuole dire, e poi sembra quasi una piccola sceneggiatura di film. Noi moriamo tutti, ma certe canzoni no. Questa inclusa. Se sono e sarò ricordato è per Luglio”.
Andò meno bene ‘Cosa hai messo nel caffè’, Sanremo 1969, surreale nascita di un amore davanti a una tazzina.
“Il problema è che il clima sociale era lo stesso. Ma mi difese il presidente della giuria di qualità, Mario Soldati, che parlò di leggerezza con sentimento”.
Fu per cose così che si ritirò?
“In parte. Come detto, le battaglie del 1968 mi piacevano, ma io ero fatto per scrivere d’altro. Ma i cantautori d’amore erano geni come Paoli e Tenco. E stava emergendo una formidabile generazione di cantautori politici, da Dalla a Guccini. Insomma, il successo era passato e me ne feci una ragione. Perdipiù io non sono mai stato bravo a vendermi, se un disco aveva successo non chiedevo più soldi al produttore, non sgomitavo per andare in tv e non mettevo in vendita il mio privato. Per dire, nel 1963 Nanni Ricordi, allora alla Rca, voleva vedermi per un contratto. Io non volevo. Mi ci portò a forza mio cognato”.
Sergio Endrigo che porta a forza qualcuno non riusciamo a vedercelo.
“Sergio era il più grande di tutti, ma gli è successa una cosa che solo in Italia: tanti, invece di ascoltare le sue canzoni, lo prendevano in giro per gli occhi malinconici. Uno scrive Io che amo solo te e Aria di neve e la gente lo deride per gli occhi malinconici”.
C’è una canzone che avete scritto assieme, ‘Nelle mie notti’.
“Quella della colonna sonora del Postino, per cui abbiamo vinto una causa di plagio contro Bacalov. Brutta storia, forse si poteva trovare un accordo senza distruggere l’amicizia tra Sergio e Luis. Ma Endrigo ci teneva troppo, peccato che gli abbiano dato ragione solo da morto. E di recente ho visto un documentario sulle colonne sonore vincitrici dell’Oscar. Trovarmi accanto a Morricone, Rota e tanti altri geni è stato un brivido”.
Tornando a lei, poco dopo il ritiro “cosa hai messo nel caffè” diventa una domanda che viene rivolta a lei.
“Ironie della vita. A Firenze vendevano in piazza della Signoria questo bar dell’800, il Pitti. Trent’anni fantastici. Passò di lì chiunque: Paul Newman, Fellini, De Niro che passava le ore a scrivere chissà cosa, Loren, Mastroianni. Poi pian piano Firenze si è rovinata, imbruttita, passata per brutte gestioni. E arrivò il momento della tenuta in collina”.
Dal giro del revival si è sempre tenuto fuori. A parte a metà anni Ottanta, quando con Jimmy Fontana, Gianni Meccia e Nico Fidenco fondò i Super4.
“Un modo per stare assieme ad amici bravissimi e ricantare i loro capolavori. Con loro poteva avere un senso farlo. Da solo, col mio carattere schivo, no”.
Sarà schivo quanto vuole, ma ogni tanto accenderà la tv. E anche non volendo le sarà capitato di rivedere quel Riccardo Del Turco di allora, magari in qualche Techetechete’. Che ne pensa?
“Che non è vero affatto che il tempo è galantuomo, visto che allora ero belloccio e in gran forma. E che invecchiare è pessimo, ma ha una sola alternativa, che è pure peggio”.