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Boomer, figli e nipoti: uno stadio e tre generazioni che cantano i Coldplay

PERTH, AUSTRALIA - NOVEMBER 18: Chris Martin of Coldplay performs at Optus Stadium on November 18, 2023 in Perth, Australia. (Photo by Matt Jelonek/WireImage) 

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Tra gli spettatori del concerto dell’Olimpico, il primo dei quattro live dello storico gruppo che ha conquistato il mondo
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I primi che incontriamo sui viali che portano allo Stadio Olimpico, alle 16.30, con 35 gradi e zero ventilazione, sono due genitori svizzeri con due figlie di 12 e 14 anni. «Siamo di Ginevra — spiegano Gerard e Jehan — siamo qui per il concerto. I Coldplay comunicano emozioni a persone di tutte le età, le ragazze sono felici ma è una grande esperienza anche per noi». Basta poco per comprendere che il fenomeno Coldplay unisce le generazioni senza sforzo: rubando uno scatto agli anni 60, genitori e figli che circondano lo stesso juke-box.

(agf)

L’approccio di questa famiglia, serenissima nonostante la temperatura, è già un indicatore e aiuta a formulare la risposta a una delle domande che viene naturale porsi di fronte a un fenomeno così clamoroso come i Coldplay: migliaia di persone impegnate in interminabili file, prima sul web per trovare i biglietti, poi fuori dai cancelli (vale soprattutto per chi …

I primi che incontriamo sui viali che portano allo Stadio Olimpico, alle 16.30, con 35 gradi e zero ventilazione, sono due genitori svizzeri con due figlie di 12 e 14 anni. «Siamo di Ginevra — spiegano Gerard e Jehan — siamo qui per il concerto. I Coldplay comunicano emozioni a persone di tutte le età, le ragazze sono felici ma è una grande esperienza anche per noi». Basta poco per comprendere che il fenomeno Coldplay unisce le generazioni senza sforzo: rubando uno scatto agli anni 60, genitori e figli che circondano lo stesso juke-box.

(agf)

L’approccio di questa famiglia, serenissima nonostante la temperatura, è già un indicatore e aiuta a formulare la risposta a una delle domande che viene naturale porsi di fronte a un fenomeno così clamoroso come i Coldplay: migliaia di persone impegnate in interminabili file, prima sul web per trovare i biglietti, poi fuori dai cancelli (vale soprattutto per chi ha i biglietti di prato, ma alla fine si mischia anche chi ha i tagliandi per le tribune), con attese snervanti in entrambi i casi.

Genitori, figli, fratelli e sorelle, tanti ragazzi, tanti adulti che non sono solo semplici accompagnatori ma spesso il motore di queste avventure che iniziano mesi prima dell’evento.

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Intorno all’Olimpico c’è una comunità di girovaghi in cerca di fortuna: una rinuncia dell’ultim’ora, un biglietto a prezzo maggiorato. È lo show parallelo, quello di chi non può entrare. Gli altri vivono i disagi in allegria: Simona e Luigi, fratello e sorella, 36 e 29, vengono da Bari insieme ad Alessia, la più piccola della compagnia che di anni ne ha 26. Hanno un ombrellino per proteggersi dal sole e sono felici: «Abbiamo preso il biglietto con il codice ottenuto in prevendita — raccontano — quindi non è stato troppo faticoso. Dei Coldplay ci piace tutto, anche le canzoni più vecchie». Il tema è proprio questo: passando tra la folla e ascoltando i loro racconti si capisce che in molti casi la passione per la band è una trasmissione che arriva da chi li ha scoperti e amati già dai tempi dei loro esordi, all’alba degli anni 2000. Gli stessi che oggi sono genitori di figli che vivono lo stesso amore. «Li ho scoperti ai tempi del loro primo album — racconta Piero, in fila con sua moglie Carmen e suo figlio Vincenzo di 20 anni, da Salerno — e alla fine si sono appassionati anche loro. Non siamo qui, insomma, come semplici accompagnatori».

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È una storia che si ascolta più volte, tra una bottiglietta d’acqua e un panino confezionato a casa con cura: Milena e Diletta, che arrivano da Lecce, raccontano di canzoni assorbite in casa grazie a genitori e zii. «Mio fratello studiava violino e si esercitava con Viva la vida», aggiunge Milena. Entrambe, paradossalmente (ma nemmeno troppo), hanno più familiarità con i vecchi brani come Yellow e Sparks che con quelli più recenti. Accanto a loro c’è Lucia, 52 anni, dirigente scolastica, con sua figlia Aurora, 17, che conferma le teorie generazionali di questo curioso testacoda temporale: «La vera organizzatrice di questa trasferta sono io — racconta — nella mia scuola ormai conoscono tutti la mia passione per i Coldplay: in ogni video che realizziamo faccio usare come colonna sonora le loro canzoni».

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Quasi tutti amano quella prima fase del percorso dei Coldplay, quell’emotività fragile che segnò un’epoca ai tempi di Parachutes e che poi col tempo è stata diluita dentro suoni maestosi e spettacoli avveniristici. In molti apprezzano anche gli sforzi della band per ridurre l’impatto ambientale di questi colossali concerti e le emissioni di C02: «Sono iniziative importantissime — commentano Alessia e Martina — studentesse romane di Economia — è una strada che dovrebbero seguire in tanti, anzi tutti, soprattutto gli artisti in grado di trascinare così tanta gente». Ma quello che attraversa gli sguardi di tutte queste persone in pazientissima attesa è il sentimento condiviso verso una band che trascina il suo pubblico in uno spazio senza rabbia. Banalmente, solo emozioni.

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