La notte dei Coldplay: tra la luna e le stelle un concerto intergalattico. Chris Martin: “Non vedevamo l’ora di tornare”
di Carlo MorettiParte il tema musicale composto da John Williams per il film E.T. e i quattro Coldplay appaiono sui maxischermi nel backstage come astronauti pronti al decollo: allacciate le cinture, il volo intergalattico del Music of the Sphere Tour può cominciare. L’album che dà il nome a questo tour si proponeva “un’orbita melodica divisa in tre parti”, il concerto segue la stessa struttura: la prima parte è dedicata ai pianeti, la seconda alle lune, la terza alle stelle. E in effetti Chris Martin guida l’astronave Coldplay in un viaggio intergalattico anche in questo concerto, tra immagini di pianeti e cannoni spara-coriandoli.
I Coldplay spuntano da una botola al centro della platea. In un delirio di colori e coriandoli sparati da cannoni e fuochi di artificio. Chris Martin è solo l’ombra del ragazzo introverso dei dischi malinconici degli esordi, si muove, balla e corre sul palco e sulla lunga pedana e da perfetto intrattenitore…
Parte il tema musicale composto da John Williams per il film E.T. e i quattro Coldplay appaiono sui maxischermi nel backstage come astronauti pronti al decollo: allacciate le cinture, il volo intergalattico del Music of the Sphere Tour può cominciare. L’album che dà il nome a questo tour si proponeva “un’orbita melodica divisa in tre parti”, il concerto segue la stessa struttura: la prima parte è dedicata ai pianeti, la seconda alle lune, la terza alle stelle. E in effetti Chris Martin guida l’astronave Coldplay in un viaggio intergalattico anche in questo concerto, tra immagini di pianeti e cannoni spara-coriandoli.
I Coldplay spuntano da una botola al centro della platea. In un delirio di colori e coriandoli sparati da cannoni e fuochi di artificio. Chris Martin è solo l’ombra del ragazzo introverso dei dischi malinconici degli esordi, si muove, balla e corre sul palco e sulla lunga pedana e da perfetto intrattenitore chiama i movimenti del pubblico e suscita i cori. I braccialetti di 65 mila spettatori si illuminano di rosso. Si può iniziare, la band attacca con la sferzata di Higher Power, quasi un intro programmatico in un concerto alimentato da energia rinnovabile e che punta all’ecosostenibilità: ci sono pedane in cui il pubblico balla e contribuisce ad accumulare elettricità per le prossime date, intanto in fondo alla platea c’è chi si diverte pedalando per caricare così le batterie collegate alle biciclette elettriche.
Su Adventure of a Lifetime sul pubblico rotolano palloni giganti a simboleggiare i pianeti del disco. E su Paradise l’Olimpico ha una sola voce, un coloratissimo spettacolo pop. Poi è il tempo di The Scientist da solo al pianoforte, Chris Martin saluta in italiano, poi dice: “Sono passati ventuno anni dal nostro concerto a Roma, non vedevamo l’ora di tornare”. Su Viva la vida l’Olimpico esplode, Chris ringrazia per il coro inginocchiandosi. Dimostra grande sintonia con il pubblico, saluta le bandiere di Brasile, Palestina, Israele e Ucraina, chiama la giovane Rebecca sul palco per cantare Magic al suo fianco. Quindi ecco Yellow e tutti i braccialetti si illuminano all’unisono di giallo, la canzone che fece dire a Elton John: “E’ l’unica canzone degli ultimi cinque anni che vorrei aver scritto io”.
Lo slogan simbolo del live è “Everyone is an alien somewhere”, ognuno è un alieno da qualche parte, una frase che suggerisce il tema degli extraterrestri come una metafora della diversità e della tolleranza. E su Someone just like this tutti e quattro indossano maschere da alieni.
Janelle Monae, supporter d’eccezione prima dell’inizio dello show, ha detto che essere stasera tra il pubblico all’Olimpico significa anche una testimonianza contro tutte le discriminazioni nei confronti delle minoranze, a cominciare da quelle contro la comunità LGBTQ+ e su People of the pride Chris sventolerà la bandiera arcobaleno.
Nella parte finale, idealmente quella dei bis, sembrano uscire dal concerto, diventano acustici e più intimi, non a caso questa coda si chiama “Home”: cantano Sparks e poi dedicano canzoni improvvisate a persone del pubblico, Chris inventa il testo al momento, tra gli altri c’è anche Roger Federer, “il più grande tennista del mondo, e il ragazzo più sexy, mio fratello”. Poi cantano Fix You ed è ancora un Olimpico completamente giallo con i dodici pianeti disseminati lungo le tribune che si illuminano. Proprio come il mappamondo che all’inizio della sua carriera nei Coldplay Chris Martin teneva sul suo pianoforte, raffigurato anche nella copertina dell’album di debutto Parachutes. Erano anni in cui andavano a vederli 50 spettatori, come successe nel 2000 a Verona. Guarda quanta strada hanno fatto.