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Colapesce Dimartino: “Separarci? Per ora abbiamo bisogno di riposo, alla fine del tour ci fermeremo”

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Dagli esordi indie al successo sanremese di ‘Musica leggerissima’, ora il ‘Lux Eterna Beach Tour’ e il nuovo singolo, ‘Innamorarsi perdurtamente non è mai un affare’. Incontro con la coppia (strapremiata) di cantautori. “Sempre stupiti del consenso che registriamo intorno a noi”
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Per loro l’estate è fatta anche di “belle minchiate e canzoni già usate”, come recita il loro ultimo singolo Innamorarsi perdutamente non è mai un affare. E anche quando scrivono un brano estivo, Colapesce (Lorenzo Urciullo da Solarino, Siracusa) Dimartino (Antonio Di Martino da Palermo) non smettono di essere cantautori refrattari alla banalità. Dopo gli esordi (separati) nel mondo dell’indie e il boom sanremese di Musica leggerissima, i due artisti siciliani non hanno mai smesso di creare musica e di fare concerti. Il loro Lux Eterna Beach Tour è in pieno svolgimento, i live sono strapieni ma loro non si scompongono: faticano, scrivono musica, si confrontano. E restano un unicum nel panorama italiano.

Partiamo dal nuovo singolo. A parte il titolo alla Wertmuller, è un pezzo che non somiglia a un tormentone, almeno per come intendiamo quel termine oggi. Nessuno parla di michiate e canzoni già usate…

Colapesce: "L’idea era quella di scrivere una canzone estiva, ma con dei riferimenti …

Per loro l’estate è fatta anche di “belle minchiate e canzoni già usate”, come recita il loro ultimo singolo Innamorarsi perdutamente non è mai un affare. E anche quando scrivono un brano estivo, Colapesce (Lorenzo Urciullo da Solarino, Siracusa) Dimartino (Antonio Di Martino da Palermo) non smettono di essere cantautori refrattari alla banalità. Dopo gli esordi (separati) nel mondo dell’indie e il boom sanremese di Musica leggerissima, i due artisti siciliani non hanno mai smesso di creare musica e di fare concerti. Il loro Lux Eterna Beach Tour è in pieno svolgimento, i live sono strapieni ma loro non si scompongono: faticano, scrivono musica, si confrontano. E restano un unicum nel panorama italiano.

Partiamo dal nuovo singolo. A parte il titolo alla Wertmuller, è un pezzo che non somiglia a un tormentone, almeno per come intendiamo quel termine oggi. Nessuno parla di michiate e canzoni già usate…

Colapesce: "L’idea era quella di scrivere una canzone estiva, ma con dei riferimenti espliciti. Il nostro approccio alla scrittura non è immediatissimo e l’arrangiamento è abbastanza complicato: volevamo tirare fuori un testo che ha una tridimensionalità. Forse non è proprio radiofonico, ma sta andando bene, siamo sempre stupiti dal consenso che ci circonda. Sembriamo un po’ alieni, abbiamo un modo bizzarro per stare nel pop di oggi. Però è un periodo bellissimo”.

Siete tra i pochi cantautori che prendono delle posizioni anche rispetto all’attualità. Tra l’altro avete spesso accostato la vostra "Ragazzo di destra”, che ha sollevato grandi polemiche soprattutto nella maggioranza, a “La guerra di Piero” di De Andrè. In questo contesto dove spesso l’impegno latita non vi sentite un po’ soli?

Dimartino: “Chiariamo subito: l’accostamento esclude il paragone, De André è un maestro senza eredi. La nostra canzone racconta una storia di due posizioni, in cui una sta prevalendo in modo forte e mai vista prima: c’è un’assenza di possibilità di critica, Meloni interviene anche sulle scelte artistiche delle emittenti televisive. La canzone racconta i tempi di oggi, siamo come documentaristi. E poi, è sbagliato relegare il cantautore all’esclusivo racconto dei suoi drammi personali. Da sempre gli artisti hanno raccontato certe realtà al pubblico. Noi ci auguriamo di diventare un traino, ma al momento sembra che nemmeno i grandi prendano posizione per smuovere un po’ le coscienze".

Colapesce: “Ci vorrebbe più coesione all’interno della scena pop, che su altri temi invece fa quadrato. Purtroppo c’è poca diversità nelle proposte".

Avete un passato (nobile) nel mondo indie. Poi con "Musica leggerissima” è arrivato il salto nel mainstream, ma siete riuscite a restare in un ambito pop molto sofisticato. Come si fa a bilanciare le cose? Battiato decise a tavolino di avere successo con delle canzoni totalmente all’avanguardia…

Dimartino: “Per noi è avvenuto tutto in modo spontaneo. Battiato è inarrivabile, è riuscito a vendere milioni di copie con quei testi e quegli arrangiamenti. Per noi non è stato voluto: Musica leggerissima è un pezzo nato dalla volontà di scrivere una canzone sulla depressione, figlia dei nostri traumi post covid. Il successo è stato quasi un incidente, abbiamo raccontato le nostre debolezze in una canzone”.

Colapesce: “C’era una volontà di scrivere in maniera più fruibile cercando di non essere troppo autoreferenziali o astrusi o criptici, volevamo comunicare in modo diretto. In questo forse abbiamo preso da Battiato, ma lui è irripetibile. Per fortuna anche il nostro pubblico è eterogeneo”.

(ansa)

Nelle canzoni parlate spesso di aspettative.

Dimartino: "Quel concetto è legato soprattutto a Splash. L’uomo contemporaneo basa tutta la propria esistenza sul suo futuro ma ignora il presente. Noi le aspettative le abbiamo, ne sentiamo il peso: io cerco di allontanarle con la meditazione che mi fa concentrare sul qui e ora. Forse andrebbe insegnata nelle scuole, nelle carceri".

Colapesce: “Le aspettative possono essere tossiche, si vive sempre proiettati in avanti perdendosi quello che accade nel mentre. Meglio parlare di speranza, un concetto più poetico”.

Alcuni vostri colleghi giovani hanno denunciato stress e depressione.

Colapesce: “Chi lavora in campo artistico è più esposto, la musica è cambiata completamente, c’è il bisogno di accumulare successi, di apparire in contesti super, soprattutto sui social, ma che spesso sono fittizi. In un giovane questa pressione può far saltare i nervi. Noi siamo avvantaggiati perché siamo arrivati già depressi".

Dimartino: “I ventenni, anche non artisti, stanno vivendo una crisi emotiva fortissima. Il dilagare della depressione è preoccupante, fossi il ministro della Salute mi occuperei della salute mentale dei ragazzi. Noi siamo corazzati perché quando abbiamo iniziato c’era già la crisi del disco. Ma bisognerebbe abituare i ragazzi alla possibilità del fallimento".

(ansa)

La frase “ma io lavoro per non stare con te” è entrata ormai nel linguaggio comune. In tempi di esaltazione della famiglia tradizionale, potrebbe sembrare uno slogan politico.

Dimartino: "Lo è, totalmente. Quando andiamo in giro molta gente ci confessa di comportarsi così. La difesa della famiglia tradizionale è un po’ comica”.

Franchi e Ingrassia, Ficarra e Picone. In Sicilia si lavora meglio in coppia?Colapesce: “Può essere. Si crea un confronto, forse i siciliani in due riescono a riflettere meglio. E poi due è un numero perfetto perché non si crea la maggioranza".

Dimartino: "Spesso i siculi sono accusati di lagnosia, magari uno sopperisce alle mancanze dell’altro. Ma comunque la creatività nasce dai ragionamenti, da soli forse è più difficile”.

Com’è andata l’esperienza con Ornella Vanoni in “Toy boy”?

Dimartino: "Eravamo a casa di Luca Guadagnino, stavamo guardando Propaganda Live, con cui avevamo una collaborazione. Avevamo fatto un contenuto per la Vanoni che a Luca è piaciuto tantissimo. “Vediamoci qui a cena tutti e quattro”, ed ha organizzato tutto lui. Poi con Ornella ci siamo dati appuntamenti in studio, lei si è scritta le parti da sola. Ha una capacità di scrittura che non ci aspettavamo. E poi è nata un’amicizia, ci sentiamo ancora".

Ma insomma, vi dividerete o no?

Dimartino: "Ci prenderemo una pausa, alla fine del tour svilupperemo i nostri progetti, ci riposeremo, dal 2020 non ci siamo più fermati. Il progetto ha bisogno di fermarsi. Ma continueremo a essere noi, in futuro vedremo”.

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