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Obiettivo: macinare numeri e stream. Per questo le canzoni di oggi non avranno un domani

Elodie in concerto 

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Una riflessione su quel che resterà delle produzione delle nuove leve musicali. Che per prime non hanno l’obiettivo di misurarsi col tempo, come invece facevano i campioni della musica italiana, da Lucio Dalla a Pino Daniele. Perché oggi la parte “artistica” della creatività è poco incoraggiata
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Ma dureranno? Tra venti, trent’anni sentiremo ancora parlare delle canzoni di Elodie, Tedua, Geolier, Rhove, Annalisa e di tutta la generazione attualmente al comando? La domanda non è una qualsiasi domanda, è un vero e proprio assillo. Mi viene rivolta dalla gente più disparata non appena si accorgono che mi occupo di musica. Può essere il venditore di frutta o lo sconosciuto in fila alle docce allo stabilimento. Succede, un po’ come per la sindrome del medico, condannato, anche quando va a cena con gli amici, a rispondere a domande su dolorini al fianco, raffreddori e altri sintomi. A me di solito capitava di dover rispondere a domande varie del tipo: conosci Amadeus? Com’è nella vita Patty Pravo? E Baglioni, Baglioni... è un tipo alla mano o se la tira? Ma da mesi e mesi a questa parte la domanda ricorrente è sempre e solo questa: dureranno? Tra vent’anni ci ricorderemo di queste canzoni? Me lo chiedono tutti, dovunque. Cambiano le parole ma il senso rimane lo stesso, e succede con…

Ma dureranno? Tra venti, trent’anni sentiremo ancora parlare delle canzoni di Elodie, Tedua, Geolier, Rhove, Annalisa e di tutta la generazione attualmente al comando? La domanda non è una qualsiasi domanda, è un vero e proprio assillo. Mi viene rivolta dalla gente più disparata non appena si accorgono che mi occupo di musica. Può essere il venditore di frutta o lo sconosciuto in fila alle docce allo stabilimento. Succede, un po’ come per la sindrome del medico, condannato, anche quando va a cena con gli amici, a rispondere a domande su dolorini al fianco, raffreddori e altri sintomi. A me di solito capitava di dover rispondere a domande varie del tipo: conosci Amadeus? Com’è nella vita Patty Pravo? E Baglioni, Baglioni... è un tipo alla mano o se la tira? Ma da mesi e mesi a questa parte la domanda ricorrente è sempre e solo questa: dureranno? Tra vent’anni ci ricorderemo di queste canzoni? Me lo chiedono tutti, dovunque. Cambiano le parole ma il senso rimane lo stesso, e succede con tale ostinata determinazione da avermi spinto, inevitabilmente, a riflettere sulla questione, non fosse altro per rispondere come si conviene quando mi viene posta l’assillante domanda.

Tedua 

La prima considerazione ha a che fare proprio con l’insistenza dell’interrogativo. Perché la gente è così fissata con questo dubbio? La risposta, credo, è nella natura stessa delle canzoni e del rapporto sentimentale-affettivo che stabiliamo con le melodie. Mai come in questo periodo siamo immersi in un costante revival di vecchie canzoni, radio e televisioni ci ripropongono di continuo canzoni del passato che si sono fissate nel nostro immaginario. Inevitabile dunque, che di fronte ai tormentoni che ci inseguono ovunque, di fronte ai trapper di successo e alle altre scorribande iper-giovanili che sono diventate il mainstream attuale, la gente provi a fare due più due. Ci ricordiamo canzoni di venti, trenta, quarant’anni fa, sembrano ancora valide, attuali, ci emozionano, ci fanno godere, ma quelle di oggi? Dureranno? Alla fine non c’è scampo, bisogna provare a rispondere. E allora proviamo.

Annalisa live durante il tour 'Tutti nel vortice' (agf)

La prima risposta, quella più facile, è: nella gran parte dei casi non dureranno, ma per un motivo che è tutt’altro che offensivo nei confronti della nuova leva musicale. Il fatto è che molti protagonisti della scena contemporanea hanno un approccio che è già in sé, deliberatamente e scientificamente, effimero, come dire che per i nuovi artisti, o meglio per una buona parte di loro, il tema è irrilevante. Di durare o non durare non gliene importa un fico secco, non gli interessa, non fanno canzoni con l’obiettivo di essere tramandati nel tempo, quello che gli interessa è il “tutto e subito”, una sorta di epicureismo di ritorno secondo il quale “del doman non v’è certezza” e quindi tanto vale provare a raccogliere tutto quel che si può nel momento presente. A contare sono i numeri, gli streaming, i biglietti dei concerti, numeri, e soltanto numeri, che per definizione sono un parametro di attualità. Quindi perché durare se a loro stessi non interessa durare? E’ una parte della spiegazione, ma c’è sicuramente dell’altro.

Geolier durante il concerto allo stadio Maradona di Napoli 

Se allarghiamo lo sguardo oltre il mondo della canzone ci rendiamo conto che il problema è molto più generale, riguarda tutto il mondo della comunicazione. Stiamo attraversando un periodo di saturazione, in cui si inventa poco o nulla, più che altro si ricicla, si rigenera, si ricompone. E’ oggettivamente difficile inventare il “nuovo”. La parte cosiddetta “artistica” della creatività è poco incoraggiata, per non dire di peggio. Le epoche dorate alle quali ci riferiamo, quando pensiamo alle canzoni dei nostri sogni, erano contraddistinte da una precisa idea del lavoro musicale: si faceva seguendo un’esigenza artistica, un impulso interiore. Che poi facesse piacere a tutti avere successo, vendere dischi, è indubitabile, ma di sicuro non era l’unica ragione che li spingeva a scrivere canzoni.

Rhove 

L’esempio più chiaro e clamoroso è quello dei Beatles. Pubblicavano successi a raffica, eppure a ogni uscita cambiavano completamente stile, osavano, non si ripetevano, e avrebbero potuto farlo, rischiavano, perché al di là del successo sentivano il bisogno di creare qualcosa di nuovo. Lo stesso vale per gli eroi della nostra canzone: Battisti, Pino Daniele, Lucio Dalla, Battiato e gli altri.

In conclusione: dureranno i giovani eroi dell’ultima leva? Forse sì, forse no, ma l’importante è non fargliene una colpa, non è giusto né corretto fare paragoni col passato. Sono figli di un’altra epoca, di un periodo storico che non riesce a guardare al domani, che non offre grandi speranze di futuro. E allora perché dovrebbe essere proprio loro a prendersi questa responsabilità?

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