Tananai: “Sono qui per restare. Fra 20 anni vorrei ai miei concerti i fan di oggi cresciuti con i figli”
di Gino CastaldoSi intitola Ragni, il suo nuovo singolo, ma dietro questa immagine di ragnatele si nasconde uno straziante romanticismo. Ma allora, cosa succede al giovane ventinovenne Tananai? Conferma di voler andare a cercare emozioni d’altri tempi, melodie forti, voce appassionata? “Di sicuro rispetto agli inizi del progetto Tananai, dove cercavo un sound attuale, di rottura, che potesse stupire, ora sono più attento alle basi, ovvero al testo e alla melodia. Mi sono preso una piccola pausa di sei mesi, piccola ma è come se fossero stati anni, ed è bastata a farmi rendere conto delle cose importanti. C’era la necessità di fermarmi dopo due anni in cui mi è cambiato letteralmente tutto, ma proprio tutto, dal giorno alla notte. Avevo bisogno di capire chi sono”.
Certo anche questo è un segno dell’accelerazione dei tempi. Anni fa un cantante si sarebbe preso qualche anno, ora sono sufficienti sei mesi. Si annuncia un nuovo album che uscirà a breve col titolo CalmoCobra, e un tour che partirà il 2 nov…
Si intitola Ragni, il suo nuovo singolo, ma dietro questa immagine di ragnatele si nasconde uno straziante romanticismo. Ma allora, cosa succede al giovane ventinovenne Tananai? Conferma di voler andare a cercare emozioni d’altri tempi, melodie forti, voce appassionata? “Di sicuro rispetto agli inizi del progetto Tananai, dove cercavo un sound attuale, di rottura, che potesse stupire, ora sono più attento alle basi, ovvero al testo e alla melodia. Mi sono preso una piccola pausa di sei mesi, piccola ma è come se fossero stati anni, ed è bastata a farmi rendere conto delle cose importanti. C’era la necessità di fermarmi dopo due anni in cui mi è cambiato letteralmente tutto, ma proprio tutto, dal giorno alla notte. Avevo bisogno di capire chi sono”.
Certo anche questo è un segno dell’accelerazione dei tempi. Anni fa un cantante si sarebbe preso qualche anno, ora sono sufficienti sei mesi. Si annuncia un nuovo album che uscirà a breve col titolo CalmoCobra, e un tour che partirà il 2 novembre da Jesolo. Anche i concerti saranno diversi?
“Oh sì, c’è stato un forte “upgrade” rispetto al passato. Ho fatto anche molta palestra... (ridendo). Vorrei che stupisse, con molti contrasti visivi. Sarà bello affiancare all’altro lato rimasto diciottenne in crisi adolescenziale, “Fomo” (Fear of missing out, la paura di essere tagliati fuori, ndr.) e fare festa, a ballatone dove sono nudo e scoperto”.
Insomma sta dicendo che vuole diventare un cantante melodico, di questi tempi?
“Poi nel disco ci sono le schegge impazzite, come mi piace chiamarle, che stridono. Nascendo come produttore sarò sempre attirato dal sound, ma non è il focus principale, ho cercato di essere sincero e melodico”.
Un graffio rispetto all’effimero?
“Si c’è, ma non è studiato. A volte si fanno cose per motivi precisi come andare a Sanremo o altro, ma ho capito che più che i riconoscimenti, quello che più conta è la gente che si emoziona, a partire da me. Meglio un milione di stream in meno ma dieci persone di più ai concerti con le lacrime o che sorridono durante quel pezzo...”.
Beh, bella frase, potrebbe essere un ottimo slogan per presentare il nuovo disco. A proposito del singolo, c’è una frase piuttosto forte che dice: “e se incontro uno stronzo con in mano un coltello, questa volta mi fermerei...”, come se alludesse a una scena che è successa in passato ma nel pezzo non c’è. Qual è la scena mancante?
“Mi era successo in situazioni più brutte di perdere la brocca, quando ero più pischello se vedevo qualcuno che faceva il prepotente con me o con i miei amici non riuscivo a stare fermo, mi mettevo in mezzo, e questa cosa ha avuto delle ripercussioni, perché non sono un lottatore e quindi le prendevo, e se poi alla sera avevo l’appuntamento con la mia ragazza, doveva farmi da infermiera, e allora secondo me è una bella dichiarazione d’amore dire: se questa vita la dedico a te, non starò solo attento a te, ma anche alla mia vita per evitare di farti passare una serata a medicarmi le botte, e invece passarla a farci le coccole... Si dice che non sia possibile aiutare qualcuno, essere felici, se non si pensa innanzitutto a se stessi, dobbiamo curarci il corpo e la mente per potere essere la migliore persona possibile per l’altro”.
Ci saranno altri pezzi che vanno in questa direzione?
“Sicuramente, come dice Brunori Sas: ‘scrivo canzoni d’amore perché poi alla fine di cosa vuoi parlare?’ E’ la cosa più importante. Mi faccio domande più che sul ‘quanto amo una persona’, su che vuol dire questo nelle varie fasi di una relazione, che possono essere l’avvicinamento, la rottura.Cerco di contestualizzare tutto all’interno dei brani, cosa che raramente facevo, un’immagine in cui categorizzare questa riflessione sull’amore. Come fossero piccoli cortometraggi”.
Possiamo dire che ora Tananai è qui per restare?
“Magari, credo sia la più grande realizzazione per un cantante, fare tra vent’anni un concerto e vedere quelli di oggi che sono cresciuti e ancora cantano queste canzoni, e magari ci portano il figlio”.
Ma visto che si parla sempre d’amore, come sempre, c’è bisogno di parole nuove per farlo?
“A dire il vero non mi sono mai posto il problema, il linguaggio che utilizzo è frutto di quello che sono, degli amici che frequento, dei libri che leggo, è quello che mi viene di getto, poi ogni tanto tiro fuori degli elementi che mi piacciono, come quando in Storie brevi (con Annalisa, ndr) ho messo gli ‘ecomostri’, mi era piaciuto. Credo che quello sia un giusto ragionamento in fase di crescita, lì è più importante preoccuparsi di cercare, di arricchirsi, magari studiare, leggere un libro in più, poi però la fase creativa deve essere spontanea, libera, quando scrivo canzoni è perché mi piace, senza paranoia, e infatti quando scrivo il tempo vola”.
Tananai e Annalisa
Da giovane artista sensibile come vive il fatto che il mondo da molti punti vista si stia imbarbarendo?
“Mi porterò sempre dietro una cosa che mi è rimasta da quando studiavo filosofia alle superiori, un pensiero di Leibniz, sul vivere nel migliore dei mondi possibili, è così, viviamo nel migliore dei mondi possibili semplicemente perché è il nostro, in realtà sono tempi che producono cose interessanti, anche se non belle, ma l’’accelerazionismo’ fa parte della condizione della civiltà umana di questo periodo e ci permette di passare velocemente questo periodo ‘buio’, questo piccolo Medioevo può passare in uno schiocco di dita, non sono abbattuto né pessimista. Il tumulto è necessario come il concime per i fiori, e sicuramente la musica può avere un ruolo importante nell’educazione dei sentimenti. Per molti è accessoria. Per me no. Non avrei avuto un posto nel mondo senza la musica”.