Mauro Repetto: “Cerco ancora l’Uomo Ragno. Ho lasciato gli 883 per il sogno americano. Max Pezzali? Un compagno di banco. Ma quella volta con le ballerine...”
di Andrea SilenziFine anni 80: Pavia, i fumetti, la discoteca, il successo, l’addio, l’America. Mauro Repetto, l’altra anima degli 883, non ha mai smesso di inseguire i sogni. E quando sembrava scomparso in mezzo al librone dei desaparecidos del pop, eccolo di nuovo in pista a raccontare delle sue fughe, della sua trasformazione in event manager della Disney, del suo grande amore per la musica e per i fumetti, dei mai dimenticati 883, del suo sodale Max Pezzali. Così, tra un racconto e l’altro, ha messo in piedi un one man show teatrale intitolato Alla ricerca dell’Uomo Ragno – La storia degli 883 (la regia è di Stefano Salvati e Maurizio Colombi): una curiosa biografia del duo ambientata nel Medioevo con gli ologrammi di Pezzali, Claudio Cecchetto e degli altri protagonisti che riparte dalla sua Pavia, dove tutto è cominciato, l’11 ottobre – tante le tappe da qui a maggio: il tour toccherà Monza, Modena, Livorno, Bolzano, Catania, Verona, Roma e tanta altre città in tutto la penisola. Nello stesso gi…
Fine anni 80: Pavia, i fumetti, la discoteca, il successo, l’addio, l’America. Mauro Repetto, l’altra anima degli 883, non ha mai smesso di inseguire i sogni. E quando sembrava scomparso in mezzo al librone dei desaparecidos del pop, eccolo di nuovo in pista a raccontare delle sue fughe, della sua trasformazione in event manager della Disney, del suo grande amore per la musica e per i fumetti, dei mai dimenticati 883, del suo sodale Max Pezzali. Così, tra un racconto e l’altro, ha messo in piedi un one man show teatrale intitolato Alla ricerca dell’Uomo Ragno – La storia degli 883 (la regia è di Stefano Salvati e Maurizio Colombi): una curiosa biografia del duo ambientata nel Medioevo con gli ologrammi di Pezzali, Claudio Cecchetto e degli altri protagonisti che riparte dalla sua Pavia, dove tutto è cominciato, l’11 ottobre – tante le tappe da qui a maggio: il tour toccherà Monza, Modena, Livorno, Bolzano, Catania, Verona, Roma e tanta altre città in tutto la penisola. Nello stesso giorno, peraltro, debutterà su Sky la serie L’Uomo Ragno – La leggendaria storia degli 883 diretta da Sydney Sibilia.
Ma lei davvero pensava di trovare l’Uomo Ragno a teatro?
«In realtà è un po’ un cerchio che si chiude. Il teatro è una dimensione in cui sento il profumo delle signore in prima fila, e poi posso vedere tre generazioni che ballano le nostre canzoni. E alla fine per la Disney organizzo anche eventi con l’Uomo Ragno. Tutto torna».
Certo, siamo bravi a tutti a lavorare con l’IA Che ne pensano Pezzali, Cecchetto e gli altri personaggi virtuali che lei porta in scena?
«Innanzi tutto l’IA deve essere utilizzata secondo le nostre idee, non dobbiamo essere noi i suoi schiavi. Poi non ho resistito all’idea di rivedermi ventenne. Ho sentito da poco Cecchetto, probabilmente lavoreremo in radio, era tranquillo. Con Max non saremo mai colleghi, siamo compagni di banco. Abbiamo parlato dello spettacolo, ma molto in generale. Non riusciamo proprio a fare discorsi seri. Gli ho fatto vedere una prova con una ragazza che mi calpestava in scena. Abbiamo riso tantissimo, è il nostro spirito indissolubile».
A proposito di Pezzali: ha detto più volte che siete sempre rimasti in sintonia. Davvero mai uno screzio?
«Abbiamo un rapporto davvero particolare: non parliamo mai di lavoro, non ci chiamiamo per gli auguri di Natale, ma siamo legatissimi. L’unica volta che sono stato un po’ stronzo con lui fu in un hotel a Castrocaro. Siamo saliti nelle camere con delle ballerine. A un certo punto sentivo rumore e gli urlato “non fate casino”. Lui è andato nella vasca da bagno con la ragazza. Anni dopo mi sono scusato e lui mi ha detto: “Eh, in effetti le vasche a Castrocaro fanno cagare”».
E lui con lei?
«Quando abbiamo registrato Non me la menare. Voleva che cantassi diversamente, io ho tirato le cuffie sul mixer e lui mi ha detto: “Non si fa così”. Questo è il massimo che ci è capitato, ma noi siamo sempre rimasti compagni di banco».
Ha spiegato molte volte i motivi del suo addio agli 883, ma per molti la domanda rimane sospesa.
«Avevo veramente voglia di andare in America, da quando ero bambino: mia nonna mi raccontava le storie delle grandi attrici, Lauren Bacall, Marilyn, Grace Kelly. Io volevo andare a Los Angeles, scrivere, fare cinema, teatro. Quello che avevamo fatto con gli 883 era bellissimo, ma l’avevamo fatto. Avevo l’American Dream».
La storia ci dice che lei era andato negli Stati Uniti per inseguire una modella famosa, Brandi Quinones. In quel viaggio ha rischiato di incidere un disco con la Def Jam, l’etichetta rap più celebre di quegli anni.
«Ho visto delle foto e sono andato a Miami per conoscerla, poi in realtà ho conosciuto alcune sue amiche tra cui una tale Beverly. Lei mi ha presentato un rapper, che poi era suo marito: il padrino della loro figlia era Russell Simmons, il boss della Def Jam. Sembrava tutto pronto per un mio disco, ma poi Beverly tradisce il rapper, che la scopre e la picchia. Io la nascondo a casa mia, ma Simmons inizia a cercarla. Il gruppo del rapper fugge dagli Usa, lo porto a Milano da Cecchetto ma lui ha picchiato delle persone pure lì. Il brano alla fine l’ho portato poi a Pavia, è diventato Zucchero filato nero, in America sarebbe stato un botto pazzesco. Poi sono andato a fare il militare ed è finita così».
Ha raccontato che alcune delle prime canzoni degli 883 erano destinate a Massimo Ranieri. E che ‘Come mai’ fu respinta da un discografico. Come andò?
«Ci commissionarono dei pezzi per Ranieri, ma chissà se poi li hai mai sentiti. Ci chiamavano all’improvviso a Genova, a Savona, “portateci un pezzo”. Una volta mi sono schiantato sull’autostrada. Ma ci voleva Cecchetto, un genio del marketing, per il nostro successo. Per il resto, un errore di valutazione può capitare».
Nella sua biografia ha scritto “Guardo il mio passato come si guarda un film”. Cosa vede? Una commedia, un western?
«Quello che mi piacerebbe vedere, un film in cui posso ridere e piangere. Come la vita di tutti».
'Hanno ucciso l'uomo ragno', a ottobre arriva la serie sugli 883
E’ stato contattato per la serie tv di Sky?
«Mi ha chiamato il manager di Max per avvisarmi, io dico sempre sì, poi mi hanno cercato un altro paio di volte, ho visto tre puntate. Mi sembra una cosa molto divertente. Sono stato solo informato, ma a me andava bene così».
In tutti questi anni non le è mai mancato il pubblico?
«Il mio rapporto col pubblico è strano: ho iniziato con Jovanotti all’epoca di E’ qui la festa, il pubblico per me è un amico con cui fare casino. Non mi sono mancati gli spettatori perché li vedevo come amici. Adesso a teatro li ritrovo. Il fan delle star sono io: non mi sono mai sentito io la star».