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Coldplay, il nuovo album è ‘Moon music’ – La recensione

Coldplay, il nuovo album è ‘Moon music’ – La recensione

L’atteso disco di Chris Martin & Co. è un inno all’amore e all’ottimismo

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Chissà quando finirà l’avventura Coldplay. Chris Martin si è lasciato sfuggire una frase che ha molto turbato i milioni e milioni di fan della band sparsi in tutto il mondo, ma al momento esistono solo il nuovo album Moon Music e le immagini di stadi strapieni e di spettacoli colorati e pieni di effetti speciali.

Come ha detto lo stesso Chris Martin, Moon Music è un disco che suona perfettamente “alla Coldplay”. Una sequenza di brani che si muovono nel mood di storie in technicolor e di sicuri cori da stadio: un inno alla gioia, o forse un esorcismo contro la tristezza che può sempre incombere sulla nostra vita. Martin ha parlato di un contesto in cui “è molto facile non essere felici” e quindi la sua musica, ormai da tempo, è il suo antidoto contro il buio.

Speranza, ottimismo e amore sono i temi di un album con non si allontana molto dal precedente Music Of The Spheeres. C’è il tocco dance di Nile Rodgers e la voce della stella dell’afrobeats Arya Starr in Good Feelings, la superba elettronica di Jon Hopkins in Moon Music, la collaborazione in team di Little Simz, Burna Boy, Elyanna & Tini in We Pray, scritta in compagnia di Jay-Z e e di Davide Rossi, la presenza di due figli di Martin come autori (Moses in Jupiter e Apple in feelslikeimfallinginlove). C’è anche il maestro Brian Eno, che come racconta Martin ha aiutato la band dai tempi di Viva La Vida a liberare le idee senza preconcetti, in One World. E in All My Love si vede in trasparenza la figura di John Lennon. Aeterna è il pezzo che farà ballare tutti negli stadi, in quella specie di Cirque Du Soleil in chiave pop che sono ormai i loro concerti.

È il trionfo del Coldplay style, la tisana tutta green che aiuta a scacciare il senso di vuoto che avvolge certe mattine un po’ ombrose. Solo in Moon Music Martin sembra uscire da questa bolla coi colori dell’arcobaleno sussurrando “C’è qualcuno là fuori / sono vicino alla fine”, come se il gioco dei pianeti che accompagna tutto il disco non fosse che un grande palcoscenico per coprire il buio. Tutto è fatto per brillare nell’oscurità, ma forse la verità è altrove.

Voto 6.5/10

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