LONDRA - Sfida vinta per Il Volo che nella capitale inglese ha aperto il nuovo tour europeo registrando il sold out. «Eravamo molto titubanti nel partire proprio da qui - ci raccontano Piero, Ignazio e Gianluca poche ore prima di andare in scena - per l’enorme offerta culturale che la Capitale mette sul piatto ogni giorno della settimana e, più in generale, perché l’Inghilterra è un mercato difficile per qualunque artista. Pensavamo che forse sarebbe stato meglio inserire Londra un po’ più avanti, facendo prima altre città, altri concerti e arrivando qui più preparati, più caldi. Abbiamo invece scelto di dare fiducia al nostro promoter e, poco dopo l’annuncio della tournée europea, Londra è stata tra le prime tappe ad aver registrato il tutto esaurito».
La conferma di come il trio era molto atteso al Theatre Royal Drury Lane, tra i più antichi palcoscenici della città datato 1812, è arrivata non solo dal numero di biglietti staccati, oltre duemila, ma dalla fila dei fan che si era creata ore prima dell'apertura delle porte, con tantissimi italiani in coda, inglesi giunti anche dal resto del Paese, britannici del Galles, venezuelani, brasiliani e di altre nazionalità, tutti appartenenti a quelle piccole e grandi comunità straniere che alimentano il melting-pot della Capitale, pronti a sostenere, applaudire e godere per una notte del Bel canto.
Il Volo è preparato a tutto questo, forte dei suoi quindici anni di esperienza in giro per il mondo; per tale motivo che ogni concerto, compreso quello di Londra, cerca di pensarlo in una maniera unica. Da qui la scelta di inserire in scaletta, per la performance al Royal Drury Lane, alcuni evergreen dei Queen che fa sempre piacere ascoltare immersi in atmosfere inglesi: da The show must go on a Who wants to live forever, passando ad altri classici della musica senza tempo, come Hallelujah di Leonard Cohen e, per la prima volta, The Sound of Silence di Simon & Garfunkel. Tutti sapientemente miscelati con brani di Frank Sinatra, Elvis Presley o soundtrack di musical del calibro de Il Fantasma dell’Opera.
Ampio spazio anche alle loro canzoni di maggior successo, vecchie e nuove come Capolavoro, Ad Astra, Opera, ad altre estratte dal loro album omaggio al maestro Ennio Morricone, fino all’immancabile Grande amore per il gran finale anticipato da classici della cultura popolare italiana, canticchiati da tutti, italiani e stranieri, con tanto di mani alzate verso il cielo.
Ogni brano un fiume di applausi, ma il picco si registrava quando la loro voce andava in alto, molto in alto, come con Piero Barone nell'interpretazione di Amor, vida de mi vida che, tra le numerose esecuzioni, quella di Plácido Domingo rimane ancora oggi la più memorabile. Per Piero c’è stata la standing ovation, oltre a un sentito applauso di apprezzamento giunto da Sir Cliff Richard, presente in platea, tra i cantanti inglesi di vecchia generazione con oltre 21 milioni di album venduti.
«Avendo sulle spalle una carriera alquanto corposa, avendo duettato con tante star internazionali e tenuto concerti in tutti i Continenti, possiamo davvero attingere da un repertorio quasi infinito - aggiungono – dal classico al pop, al contemporaneo, a cose anche più datate, senza però mai stravolgere la nostra natura, che rimane quella di essere ambasciatori del Bel canto nel mondo. Le persone ci hanno conosciuto così ed è quello che si aspettano da noi quando vengono ai nostri concerti. Questo non significa però ripetersi, in maniera costante anche negli anni a venire, quanto proporre brani che piace a noi cantare prima di tutto, che abbiamo fatto nostri e che siamo arrivati, con essi, ad avere un livello di confidenza tale da poterli inserire in scaletta, con la certezza che possano essere apprezzati anche dai nostri fan. È così che pensiamo ai tour, compreso il nuovo europeo che parte oggi da Londra».
Una performance, questa nella capitale inglese, che ha rappresentato un unicum nella carriera de Il Volo. È la terza volta che si esibisce a Londra (la prima al Palladium nel 2016 e poi alla Royal Albert Hall nel 2017), ma la prima post Brexit, post Covid, a fare da apripista a una tournée internazionale, e anche perché Ignazio Boschetto saliva per la prima volta sul palco indossando l’anello al dito, fresco di matrimonio con Michelle Bertolini e fresco anche di cifra tonda, 30 anni festeggiati pochi giorni prima, il 4 ottobre. «Ci tenevano inoltre a dedicare questa speciale serata a Barbara (Vitali, storica collaboratrice del trio scomparsa a 54 anni a luglio a causa di un incidente stradale, ndr) perché è stata con noi fin dall’inizio della nostra carriera. Era la nostra seconda mamma e per lei, Londra, era un luogo speciale…».
Lasciata alle spalle la pioggerellina londinese, Piero, Ignazio e Gianluca sono volati a Bratislava per la seconda tappa della tournée europea, alla quale faranno seguito Budapest, Praga, Barcellona, Dusseldorf, Berlino, Francoforte, Atene, Zurigo, con un data negli Emirati a Dubai il 25 ottobre per tornare nel Vecchio Continente prima a Lodz e poi Lisbona, Parigi, Sofia in vista del gran finale il 6 novembre a Madrid. A gennaio invece il via al tour italiano nei palasport con tappe a Milano, Treviso, Firenze, Bologna, Torino, Roma, Eboli, Bari, Messina.
«Nel frattempo dobbiamo anche pensare al prossimo progetto musicale. Perché è questa la vera sfida che ci portiamo avanti da quindici anni. Detta così sembra una condanna, ma non lo è affatto, visto che non siamo né i primi e né gli unici a vivere così. È la realtà che accomuna tutti coloro che lavorano in campo artistico. Solo che per noi vale da quando eravamo poco più che ragazzini e, speriamo, che varrà ancora per molto», ci dicono infine i tre, dai camerini al terzo piano del Theatre Royal Drury Lane, mentre i fan iniziavano a prendere posto sulle vellutate poltroncine rosse, compresi coloro che, senza saperlo e piacevolmente sorpresi una volta seduti, hanno acquistato i posti nel Royal Balcony, quello riservato ai membri della famiglia reale.