Lo descrive come “libero, psichedelico, punk”. Il nuovo disco di Motta, Suona! Vol.1, in uscita l’11 ottobre, è una raccolta di vecchi brani del cantautore (con l’aggiunta dell’inedito Suona), dai tempi di Criminal Jokers a oggi, ripresi con arrangiamenti e sonorità completamente diversi rispetto al passato. Suoni distorti e generi che si intrecciano, con armonie e arrangiamenti stravolti rispetto agli originali, sono alla base di questa operazione coraggiosa ma in linea con la storia di un’artista sempre alle prese con una creatività poco ammiccante e che sfugge al compromesso. Motta porterà questo suo progetto anche dal vivo: il 7 e l’8 novembre suonerà all’Hacienda di Roma, il 27 e il 28 novembre al Base di Milano.
Motta, questo nuovo album era un modo per uscire dal mainstream? Si è sentito sentito a disagio in quella dimensione?
“No, l’idea di prendermi una libertà prescinde dall’andare contro qualcosa. Percorrere una strada libera musicalmente è stata una scelta fatta senza farsi troppi problemi. Non so se sia stato facile o complicato. Fa parte del mio percorso, ci sono stati appuntamenti più pop, ma stavolta abbiamo scardinato la musica e io mi sono divertito tantissimo. Sono scelte coraggiose, a condizione che siano fatte con sincerità: credo che sia un atteggiamento che possa pagare, anche se a lungo termine. Era un po’ di tempo che non mi sentivo così rappresentato dalla musica”.
In cosa si sente punk? Cioè, in cosa questa sua attitudine fino ad ora era stata frenata?
"La cosa che mi ha frenato, a volte, è stato il non considerare come un’occasione l’avere qualche idea un po’ diversa sulla musica da fare. Quelle idee mi sembravano un segnale di solitudine, ma ho grande fiducia nel pubblico. E proprio questa fiducia mi ha dato la voglia di osare di più. Seguendo questa linea ho deciso di fare qualcosa di inedito nei prossimi concerti. Il live di Milano e Roma verrà strutturato in modo folle: toglieremo il palco e suoneremo in mezzo alla sala. Una scelta punk. Sono curioso di vedere l’effetto che farà. Oggi in molti considerano gli stadi un punto d’arrivo irrinunciabile, ma il gigantismo facilita il mascheramento dell’errore. E io invece io amo l’errore nel live: credo sia necessario mettersi a nudo, i trucchi non mi piacciono a nessun livello”.
Ormai ha fatto pace con l’elettronica. ‘Roma stasera’, ad esempio, ha un arrangiamento decisamente coraggioso, sperimentale.
“Sì, posso dire di averci fatto pace. Roma stasera era uno dei tentativi più difficili perché sono molto affezionato a quella canzone, ma ho deciso di mettere l’acceleratore sull’osare”.
La sensazione, dopo tutti questi anni, è che lei stia cambiando forma alla sua inquietudine attraverso la musica.
"Non mi nascondo dalla mia inquietudine, non l’ho mai fatto. Forse adesso ha voglia di riuscire fuori, prima magari l’ho nascosta con la produzione. Qui invece Giorgio Maria Condemi e Cesare Petulicchio, che mi accompagnano anche in scena insieme a Roberta Sammarelli, mi hanno aiutato a non nasconderla. È la cosa che mi piace di più ascoltare nei dischi, anche in quelli degli altri”.
È passato parecchio tempo da “La fine dei vent’anni”, il disco che l’ha fatta conoscere. Cosa prova ascoltando le sue vecchie canzoni?
“Rispetto ai problemi che vivo adesso, quelli della fine dei vent’anni mi fanno sorridere. Però erano paure sincere: quella del futuro, di non avere la possibilità di sognare quello che vuoi. Adesso ascolto quelle canzoni con tenerezza. Ma quella sincerità di allora è sempre necessaria per i miei dischi. Chi fa canzoni non ha ha tempo di mascherarsi”.
Ha fondato una nuova etichetta, la Sona Music Records.
“Quando abbiamo finito il disco ho deciso di complicarmi ancora di più la vita e di stamparlo con una mia etichetta. Non è un gesto di protesta, la Sugar (l’etichetta per cui incide, ndr) mi ha permesso sempre di fare cose che altrove non avrei fatto. Mi sono concesso questa grande libertà. Poi non è detto che il prossimo disco lo faccia con la mia label, mi intriga però l’idea di occuparmi di altri artisti”.
Qualche mese fa ci aveva svelato che quello della sua compagna Carolina Crescentini e quello di sua madre sono i giudizi più importanti quando sta per pubblicare nuove canzoni. A Carolina è piaciuto il disco?
"Tra i miei dischi è quello che preferisce. Quando in macchina le ho fatto sentire Suona, per la prima volta mi ha chiesto di rimetterla”.
Ha mandato un brano a Carlo Conti per il prossimo Sanremo?
“No. David Byrne dice che alcune canzoni e dischi hanno un luogo dove stare. Per queste nuove canzoni Sanremo non sarebbe il luogo adatto”.