✕

Diodato: “Non sono una rockstar. Contano le emozioni e i sogni dei ragazzi”

Ascolta l'audio

Dopo il successo della colonna sonora di ‘Palazzina Laf’ e delle date estive, il cantautore ha appena pubblicato ‘Un atto di rivoluzione’. E ora è in tour nei teatri
2 minuti di lettura

La partecipazione a Sanremo con Ti muovi, l’album Ho acceso un fuoco, i premi per la canzone La mia terra, parte della colonna sonora del film di Michele Riondino Palazzina Laf, un tour in Brasile: per Diodato è stato un anno vissuto ad alta intensità, ma il finale di questa avventura non è ancora noto. Il 4 ottobre è uscito il singolo Un atto di rivoluzione e ora è in pieno svolgimento un tour nei teatri che si chiuderà a fine novembre.

La sua nuova canzone sembra un segnale forte rispetto alla situazione che stiamo vivendo, tra guerre e distruzioni. Un messaggio di allarme e di riflessione.

«L’intenzione è un po’ quella. Tutti ci siamo fatti domande davanti a certe immagini terrificanti. Tutto questo ci porta a pensare a cosa si può fare. Chi come me è fortemente in contatto con le proprie emozioni cerca di esprimerle anche attraverso la musica e ovviamente si fa delle domande: bisogna recuperare l’empatia, tornare a sentire e a raccontare, esprimere il proprio dissenso anche attrav…

La partecipazione a Sanremo con Ti muovi, l’album Ho acceso un fuoco, i premi per la canzone La mia terra, parte della colonna sonora del film di Michele Riondino Palazzina Laf, un tour in Brasile: per Diodato è stato un anno vissuto ad alta intensità, ma il finale di questa avventura non è ancora noto. Il 4 ottobre è uscito il singolo Un atto di rivoluzione e ora è in pieno svolgimento un tour nei teatri che si chiuderà a fine novembre.

La sua nuova canzone sembra un segnale forte rispetto alla situazione che stiamo vivendo, tra guerre e distruzioni. Un messaggio di allarme e di riflessione.

«L’intenzione è un po’ quella. Tutti ci siamo fatti domande davanti a certe immagini terrificanti. Tutto questo ci porta a pensare a cosa si può fare. Chi come me è fortemente in contatto con le proprie emozioni cerca di esprimerle anche attraverso la musica e ovviamente si fa delle domande: bisogna recuperare l’empatia, tornare a sentire e a raccontare, esprimere il proprio dissenso anche attraverso le canzoni. Forse così può diventare più facile mettersi nei panni degli altri».

In questo nuovo spettacolo lei è spesso in penombra, come se volesse in qualche modo togliersi dalla scena per far concentrare il pubblico su musica e parole.

«Non volevo essere io il protagonista, ma solo uno dei partecipanti. È una sorta di viaggio che passa dalle mie canzoni e da quello che ho saputo esprimere in questi anni. Il filo rosso è l’emozione, volevo che il pubblico restasse concentrato su quello che prova e non su di me».

La tendenza degli ultimi anni è cercare una dimensione gigantesca, quella dei grandi stadi. Lei invece ha scelto una scenografia curatissima ma con i musicisti che si muovono come attori, senza pedane, in un clima di grande intimità.

«Con il regista Filippo Ferraresi abbiamo cercato di capire come provare a raccontare quello che avevamo in mente. Alla fine abbiamo capito che dovevamo tornare all’essenza. Mi sono chiesto a cosa serve un concerto, a chiudersi in un teatro. Abbiamo capito che serve a tanto: è come ritrovarsi intorno a un fuoco per raccontarsi. Il fatto che io non parli quasi mai in scena nasce proprio dalla volontà di non interrompere quella specie di rito magico che si crea durante i live».

In scena accenna anche delle coreografie: un inedito per lei.

«Negli ultimi anni sono riuscito ad allontanare le mie paure di sembrare un cretino sul palco. La fisicità è un mezzo di comunicazione, una grande occasione per amplificare il messaggio e renderlo più chiaro. Il teatro ti dà la possibilità di essere altro da te e attraverso quell’altro puoi raccontare davvero te stesso».

La canzone “La mia terra” scritta per “Palazzina Laf” ha vinto molti premi importanti. Le tante iniziative per la sua città, di cui anche lei è stato promotore, stanno facendo effetto.

«È un modo per mostrare ai ragazzi strade alternative. Molti giovanissimi tarantini hanno teste interessanti, e adesso decidono di restare in città: io sono tra quelli che sono fuggiti, come Michele Riondino, non vedevamo prospettive. Adesso in tanti hanno deciso di investire in una città che ha mostrato di avere delle potenzialità, anche grazie ai riflettori che abbiamo acceso sulla cultura, che ha anche questo compito: proiettare luci in città dimenticate. Eventi come il Primo maggio a Taranto o il Medimex hanno mostrato a persone che venivano da fuori un luogo che non si aspettavano, perché tutti hanno in testa la città industriale e invece scoprono un posto che non è industriale affatto, se non per quella fabbrica che conosciamo».

Voglia di mettersi dietro la macchina da presa?

«Non mi sento pronto. Ho studiato cinema, è una mia grande passione. Non mi dispiacerebbe un giorno provare a raccontare qualcosa da regista, però è ancora presto».

Sanremo si avvicina: ha mandato la “cassettina” a Carlo Conti?

«No. Mi sto godendo questo momento anche se al festival devo tantissimo».

Guardando indietro con gli occhi del ragazzo che scappa da Taranto, avrebbe mai immaginato quello che sta vivendo?

«Ho vissuto tantissimi momenti di sconforto, fa tutto parte di un percorso. Volevo ottenere la comprensione. La mia ambizione non era fare la rockstar, ma incontrare le persone».

Leggi i commenti