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Stewart Copeland: “Con Sting litigavo di brutto. Risuonare i Police con l’orchestra regala nuova vita a quelle canzoni”

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Il 18 ottobre il batterista porta a Milano il progetto Police Deranged For Orchestra
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I Police rifatti con l’orchestra. L’idea di Stewart Copeland, batterista della band guidata da Sting che tra la fine dei 70 e la prima metà degli 80 ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo, poteva sembrare paradossale. Invece il tour di Copeland Police Deranged For Orchestra, in cui il musicista americano interagisce con 27 orchestrali recuperando i vecchi successi dei Police con un nuovo vestito sonoro, ha ottenuto ottimi riscontri di pubblico. Copeland proporrà il suo show il 18 ottobre al Teatro degli Arcimboldi di Milano: con lui sul palco Faso (basso), Vittorio Cosma (tastiere), Gianni Rojatti (chitarra), Sarah-Jane, Laise Sanches, Raquel Brown (voce).

Copeland, quella con i Police è una storia infinita. Perché ha deciso di riprendere quelle canzoni?

“Prima di tutto, io adoro lavorare con l’orchestra, realizzare colonne sonore o, a volte, mettere insieme idee per concerti fantasiosi. Mi sono accorto che il pubblico reagiva bene quando proponevo pezzi in versione strumen…

I Police rifatti con l’orchestra. L’idea di Stewart Copeland, batterista della band guidata da Sting che tra la fine dei 70 e la prima metà degli 80 ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo, poteva sembrare paradossale. Invece il tour di Copeland Police Deranged For Orchestra, in cui il musicista americano interagisce con 27 orchestrali recuperando i vecchi successi dei Police con un nuovo vestito sonoro, ha ottenuto ottimi riscontri di pubblico. Copeland proporrà il suo show il 18 ottobre al Teatro degli Arcimboldi di Milano: con lui sul palco Faso (basso), Vittorio Cosma (tastiere), Gianni Rojatti (chitarra), Sarah-Jane, Laise Sanches, Raquel Brown (voce).

Copeland, quella con i Police è una storia infinita. Perché ha deciso di riprendere quelle canzoni?

“Prima di tutto, io adoro lavorare con l’orchestra, realizzare colonne sonore o, a volte, mettere insieme idee per concerti fantasiosi. Mi sono accorto che il pubblico reagiva bene quando proponevo pezzi in versione strumentale e mi sono detto: perché non provare a fare i vecchi successi? Così ho iniziato a orchestrare tutti i pezzi celebri dei Police. Abbiamo fatto esperienza sul palco, abbiamo fatto sessioni di improvvisazione. E così l'altro elemento, l'orchestra, porta freschezza a quelle canzoni che stimolano i ricordi degli spettatori”.

Il pubblico ha reagito bene.

“Direi di sì. Confesso che all’inizio ero un po' spaventato. Avevo paura. Temevo che la gente mi inseguisse con fiamme e forconi. I brani sono comunque riconoscibili e la gente si esalta quando li riconosce. Ma è un'esperienza audio diversa con la grande orchestra, e poi abbiamo sul palco abbiamo tre grandi cantanti soul, che portano un'altra grande atmosfera alle canzoni”.

In una recente intervista con Repubblica, Andy Summers ha detto che le tanto chiacchierate liti con gli altri Police in studio era solo amplificazioni della stampa.

"No, non è la verità. Litigavamo eccome. Ma erano dispute legittime: non era una questione di ego, ma una discussione utile su come dovrebbe essere la musica. Andy oggi riconosce che quei conflitti hanno prodotto un ottimo risultato. Avevamo una diversa sensibilità musicale. Sì, siamo stati una grande band. Adesso ci ridiamo e ci abbracciamo”.

Com’è nata l’idea del box di “Synchronicity”?

“Dal marketing, principalmente. Poi perché avevamo tanto materiale alternativo, i demo, gli outtake e tutto il resto. I Police non possono concepire lo sfruttamento del vecchio materiale prodotto senza aggiungere altri contenuti. E poi c’entrano i Beatles con il loro documentario Get Back. Quando vedi i Beatles mentre creano le canzoni, le sviluppano e le suonano prima che siano finite, finisci con l’amare di più il tuo lavoro. E se va bene per i Beatles, va bene anche per noi. È bello avere tanti album in giro per il mondo tanti anni dopo lo scioglimento. I decenni passano così velocemente”.

Oltre alla Notte della Taranta, tra le sue esperienze passate c’è anche la colonna sonora di “Rumble Fish”, il film di metà anni Ottanta di Francis Ford Coppola. Che ricordi ha di quel periodo?

"Oh, un ricordo molto caldo, ma quella collaborazione creò dei grandi contrasti nei Police. Con gli altri era molto difficile discutere di questo. Possiamo dire che Francis Coppola ha distrutto i Police. Però registrare quella colonna sonora mi ha ricordato perché sono diventato un musicista. Ero solo in studio, e non dovevo difendere la mia musica con nessuno. Ottenere le nomination per i Golden Globe e Grammy mi ha dato una nuova consapevolezza, ho capito che la mia vita artistica non era confinata solo ai Police. Ho ottenuto un po’ di gloria con con la mia musica, quella scritta per Rumble Fish”.

C’è possibilità di rivedere insieme i Police?

"Direi che c’è un 99, 99999 di possibilità che accada. Non si può vivere di speranza. Le possibilità sono davvero minime”.

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