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‘Tosca’, a Roma c’è la firma di Daniel Harding. E Puccini diventa sinfonico e sgargiante

‘Tosca’, a Roma c’è la firma di Daniel Harding. E Puccini diventa sinfonico e sgargiante
(agf)

Al via la stagione dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia

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L’apertura di una stagione sinfonica non provoca la stessa agitazione, nel pubblico e nei musicisti, di una prima d’opera. Nemmeno se la stagione sinfonica, quella dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, apre facendo l’opera. Casomai provoca euforia. Anche perché l’opera in questione è popolarissima. Ed è la Tosca di Puccini, partitura d’ambientazione romana che, comprensibile, a Roma fa battere il cuore anche più che altrove.

Riccardo Musacchio
Riccardo Musacchio 

Su di giri gli spettatori della ‘prima’, tanto che, quando la Tosca irragionevolmente gelosa si lamenta con l’amante Cavaradossi per quelle che a lei paiono parole troppo fredde, alcune signore in platea la spalleggiano, sussurrando “ah, sì”, con l’atteggiamento di chi la sa lunga su come si comportano gli uomini. Santa Cecilia dà “Tosca” un po’ perché ormai è tradizione far opera ogni tanto - un’abitudine consolidata da Antonio Pappano - poi perché va celebrato il centenario della morte di Puccini.

Per giunta, di Santa Cecilia, Puccini è stato pure accademico, nominato nel 1915. Anche se, all’orchestra che una manciata d’anni dopo gli domandava un pezzo nuovo da portare in tournée statunitense, lui rispondeva picche, sebbene il sovrintendente d’allora, per tentare di persuaderlo, avesse tentato di solleticarne la passione per la caccia d’acqua invitandolo in un certo terreno paludoso di sua proprietà.

La novità di questa Tosca in forma di concerto, che replica domani e sabato al Parco della musica un tantino schiacciata dal glamour chiassoso della Festa del cinema, è la presenza sul podio di Daniel Harding, successore di Pappano nella carica di direttore musicale. “Abbiamo scelto lui, con cui collaboriamo da oltre venticinque anni, dopo lunghe conversazioni che hanno mostrato una sintonia completa di obiettivi sulla direzione che l’orchestra e il coro di Santa Cecilia dovranno prendere nel futuro prossimo”, spiega il sovrintendente Michele dall’Ongaro. “Avevamo due strade. Scommettere su un talento emergente, come accaduto in passato con Daniele Gatti, Myung-Whun Chung e Pappano stesso, arrivato a Roma senza tanta esperienza nel repertorio sinfonico. Oppure andare su un nome di punta che avesse già un rapporto forte con l’orchestra”.

Fra i tanti progetti in cantiere per Harding, il più sensazionale riguarda L’anello del Nibelungo di Wagner con regia, costumi, scene, luci: dal 2025 un titolo l’anno delle quattro opere che costituiscono il ciclo wagneriano, e da ultimo tutto l’“Anello” in un’unica stagione. Intanto ecco “Tosca”. Che Harding rende come una sinfonia con voci.

Scarso il dramma, ma un arcobaleno di colori. L’orchestra è rigogliosa, sgargiante, flessibile, al punto che gli archi possono suonare sulla seta e le percussioni smagrirsi in pianissimi sottili. Eleonora Buratto è la Tosca adatta a una contesto del genere, perché musicista autentica. Ha garbo nel presentarsi, tanta dolcezza nel tornire ogni frase e lavora sul senso del testo con una puntigliosità tale che canta con espressione fin quasi la punteggiatura. È l’antitesi di Cavarodossi, l'americano Jonathan Tetelman.

Ragazzo da red carpet cinematografico e voce di una robustezza da quercia secolare. Peccato pensi solo a far canestro con gli acuti, che sono, sì, spessi ed energici, da gran tenore, però oltre agli acuti dovrebbe esserci di più. Che l’ugola non sia tutto lo sa Ludovic Tézier (Scarpia). Lui, che possedendola non ha bisogno di ostentarla, la mimetizza con sopraffina arte d’attore dietro l’untuosità del suo personaggio costruito anche grazie alla frenesia nervosa delle mani, alla labbra che si arricciano, si corrugano, e agli occhi maligni camuffati da agnellino.

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