Pace e scetticismo? La verità è che di concerti contro le guerre ce ne vorrebbero non uno, ma centomila

Pace e scetticismo? La verità è che di concerti contro le guerre ce ne vorrebbero non uno, ma centomila

Stasera il live per la pace al Forum Assago con Elodie, Fiorella Mannoia, Ermal Meta, Paola Turci, Brunori sas e tanti altri e Francesca Michielin

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Scetticismo. Lo si sente aleggiare, crudele e definitivo, non appena parte un’iniziativa con una motivazione che non sia la musica per se stessa. Sembra di sentirli gli scettici da tastiera: bravi, sì, fate un concerto per la pace, bravissimi, ma tanto... non servirà a niente. E invece no, non è vero.

Lo scetticismo è figlio della passività, è complice del delitto perché la verità è un’altra e ce lo insegna la storia. Gli esempi sono infiniti, a partire dalla mobilitazione che ci fu nel mondo della musica contro la guerra che gli americani stavano combattendo in Vietnam. Nel lontanissimo 1971 George Harrison iniziò una lunga tradizione di eventi a scopo benefico col suo concerto per il Bangla Desh. Ma il problema degli scettici è un altro. Tutto questo darsi da fare è servito concretamente a qualcosa? Anche in questo caso la risposta è sì.

Il 13 luglio del 1985, il giorno di Live Aid, ci fu una mobilitazione enorme, catturò la attenzione del mondo intero e al di là dei risultati concreti, su cui si è discusso, ebbe il merito di portare il problema all’attenzione di tutti. Da quel giorno nessuno poteva fare finta di non sapere. Uno dei casi in assoluto in cui la musica si è sentita non solo partecipe ma anche fondamentale per lo scopo da raggiungere fu la liberazione di Nelson Mandela. Si cominciò con un boicottaggio “artistico” che isolò il Sudafrica, poi a cantare in ogni dove che Mandela “doveva” essere liberato, fino al concerto di Wembley dell’11 giugno del 1988, 11 ore di performance con mezzo mondo della musica, da George Michael a Whitney Houston, a cantare davanti a 600 milioni di spettatori. Difficile quantificare con precisione ma di sicuro la pressione esercitata dalla musica un ruolo l’ha avuto, e non a caso due anni dopo, nel secondo concerto, a liberazione avvenuta, Nelson Mandela si presentò a Wembley di persona, riconoscente. Ma non c’è neanche bisogno di arrivare così indietro nella storia e neanche così lontano. In Italia di esempi ce ne sono molti.

Anche recentissimi. Il 4 e 5 maggio con il concerto all’Arena di Verona l’associazione Una Nessuna Centomila ha raccolto tra biglietti e sms solidali ben 900000 euro e quei soldi stanno sostenendo i centri anti-violenza e altre iniziative di assistenza elle donne vittime di abusi e stupri. Ora a Milano si canta per la pace. Bisogna dire basta, e la musica quando vuole può fare un sacco di rumore. Il problema casomai è che di concerti contro le guerre che stanno massacrando il pianeta ce ne vorrebbero non uno ma centomila.

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