Un viaggio astrale, l’ennesimo di una carriera fatta di effetti speciali, musica “spaziale” e costumi all’avanguardia. I Rockets tornano sulle scene con un nuovo album di inediti intitolato The Final Frontier, in uscita il 31 ottobre. E torneranno sui palchi con uno show spettacolare come “ai vecchi tempi”: il 23 gennaio il debutto a Bologna, poi altre 11 date nei teatri nelle grandi città fino al 19 febbraio. Del nuovo progetto parla il tastierista Fabrice Quagliotti, l’ultimo superstite della formazione che alla fine degli anni 70 ottenne un grande successo grazie anche a un look inimitabile.
Quagliotti, “The final frontier” sembra un grande omaggio alla musica degli anni 70.
“Volevamo tornare alla musica che facevamo ai tempi dello space rock, come lo avevano battezzato. Ovviamente in una chiave moderna. Però penso che, se suonata bene, non esista una musica fuori moda: tra noi abbiamo anche litigato in studio, ma è necessario per ottenere il risultato giusto. Il titolo richiama un…
Un viaggio astrale, l’ennesimo di una carriera fatta di effetti speciali, musica “spaziale” e costumi all’avanguardia. I Rockets tornano sulle scene con un nuovo album di inediti intitolato The Final Frontier, in uscita il 31 ottobre. E torneranno sui palchi con uno show spettacolare come “ai vecchi tempi”: il 23 gennaio il debutto a Bologna, poi altre 11 date nei teatri nelle grandi città fino al 19 febbraio. Del nuovo progetto parla il tastierista Fabrice Quagliotti, l’ultimo superstite della formazione che alla fine degli anni 70 ottenne un grande successo grazie anche a un look inimitabile.
Quagliotti, “The final frontier” sembra un grande omaggio alla musica degli anni 70.
“Volevamo tornare alla musica che facevamo ai tempi dello space rock, come lo avevano battezzato. Ovviamente in una chiave moderna. Però penso che, se suonata bene, non esista una musica fuori moda: tra noi abbiamo anche litigato in studio, ma è necessario per ottenere il risultato giusto. Il titolo richiama un disco degli Iron Maiden, ma è anche il titolo di una missione del Voyager di Star Trek che potrebbe voler dire molte cose”.
Ha detto che l’arrivo del nuovo cantante Fabri Kiarelli ha dato nuova energia alla band. Cosa era successo prima?
“Fabri mi ha dato la possibilità di tornare a fare rock, lui è adattissimo, ha una voce perfetta. Nel 2019, dopo Wonderland, per me l’avventura dei Rockets era finita, avevamo detto tutto. L’album di cover Time Machine, uscito l’anno scorso, era stato un gioco, ma poi è arrivato Fabri. E quando l’ho sentito ho pensato che non era il momento di chiudere potendo contare su una voce così”.
Come nacque il look argentato?
“Era un’idea del nostro primo produttore Claude Lemoine: con il suo gruppo precedente aveva sperimentato le facce argentate ma usando parrucche verdi e fucsia. Il cranio rasato è stato una grande idea, all’epoca non c’era nulla di quel genere. E funziona ancora”.
Quell’immagine era stata fraintesa: vi è capitato di trovarvi nazisti tra il pubblico.
“Gente stupida, era un periodo particolare. Quella volta, a Torino, io suonavo e arrivava di tutto, dai bulloni ai pezzi di legno. Però qualche volta quel look ha sortito anche effetti comici. Stavamo girando un video a Roma, eravamo vestiti da chirurghi, pelati e con l’argento in faccia. Eravamo in un ospedale e ci raccomandano di andare direttamente al -1. Saliamo in ascensore e dico: “Andiamo all’ultimo piano”. Non sapevamo che lì ci fosse il reparto maternità. Appena si è aperto l’ascensore mi ha visto una signora che si è messa a urlare, noi siamo scesi di corsa. Chissà se poi ha partorito. Facevamo paura a molti”.
Ci sono altri aneddoti: una volta avete innaffiato con la vernice verde un boss a Catania e durante “Discoring” in tv c’è stato un incidente con il lanciafiamme.
«Avevamo questi bastoncini con cui spruzzavamo un liquido verde fluorescente: a ogni concerto innaffiavamo il pubblico. Questo signore era seduto davanti, con i baffetti, vestito elegante, non sapevamo chi fosse. Gli arriva un’ondata verde in faccia: lui si è tolto gli occhiali, si è pulito. L’organizzatore era sbiancato. C’era un silenzio glaciale, poi lui ha cominciato a applaudire e la tensione si è sciolta. In Rai è partito un razzo da un bazooka che è finito tra il pubblico, per fortuna niente di grave. È andata peggio a Rimini: un ragazzo si era messo sopra al bazooka, nonostante le grida dei tecnici non si è tolto. Si è fatto barba e capelli, siamo finiti tutti in questura”.
Invece a Padova rimase intrappolato nel cubone di vetro in cui suonava.
“Litigo con la mia ex, faccio un incidente con la macchina che si è rovesciata due volte. Niente di rotto, decido di andare al concerto. Entro nella mia astronave, c’erano un mare di casse spia che tenevo a un volume altissimo, non si apriva la cupola, è stato terribile. Per due minuti, tra le botte in testa prese in auto e il volume, ho pensato di morire”.
Poi c’è stato l’omaggio di Elio e le Storie Tese a Sanremo. Cosa ha pensato?
“Mi sono divertito e ho chiamato subito Elio. Poi sono andato a trovarlo, loro sono superbravi. In Italia c’è gente in gamba, mi piace molto Caparezza, che è nostro fan. Come Elio. Ne siamo orgogliosi”.
Avete avuto più successo qui che in Francia. Come mai?
“I francesi arrivano sempre un po’ dopo, noi eravamo troppo avanti. Poi ci voleva qualcuno che credesse in te, in Italia abbiamo trovato chi ha investito su di noi, in Francia è mancato”.
Il tour sarà pirotecnico?
“Ricorderà il tour di Galaxy però senza astronave: un palco su più livelli con grandi luci che si muovono, giochi di laser e proiezioni in 3d. Il pubblico deve essere trasportato in un’altra dimensione, lo show è nel nostro Dna. Sono un Peter Pan della musica, riesco ancora a sognare a occhi aperti”.