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Graham Nash: “Prima c’erano sesso e cocaina, l’amore per Joni Mitchell mi ha cambiato la vita. Our house è nata grazie a lei e a un vaso di fiori”

Graham Nash, 82 anni

 

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Il racconto di un’epopea leggendaria, quella della band emblema di un’epoca: Woodstock, la West coast, peace&love, il lungo legame con Crosby: “Sono grato per averlo avuto come amico”
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20 settembre 1969. A poco più di un mese dalla loro esibizione a Woodstock, Crosby, Stills, Nash & Young affrontano il loro primo tour. Young è entrato da poco nel gruppo, che ha esordito pochi mesi prima con un album epocale (curiosità: nel film su Woodstock l’artista canadese non compare, aveva chiesto di tagliare le sue immagini). Il gruppo è il manifesto della West Coast, peace & love in diretta dal Laurel Canyon. Da poco è stato pubblicato Live at Fillmore East, registrato nel leggendario locale di New York. Di lì a poco i quattro incideranno Déjà vu, uno dei dischi più importanti della storia del rock. A Graham Nash, 82 anni, è affidato il racconto di quell’epopea leggendaria.

Cosa ricorda di quei giorni?

«Erano incredibili. Dopo Woodstock è stata solo la nostra seconda apparizione live: non posso dimenticare quanto fossimo felici come band».

Webnotte anni 70, sul palco il grande country rock di Nash…

20 settembre 1969. A poco più di un mese dalla loro esibizione a Woodstock, Crosby, Stills, Nash & Young affrontano il loro primo tour. Young è entrato da poco nel gruppo, che ha esordito pochi mesi prima con un album epocale (curiosità: nel film su Woodstock l’artista canadese non compare, aveva chiesto di tagliare le sue immagini). Il gruppo è il manifesto della West Coast, peace & love in diretta dal Laurel Canyon. Da poco è stato pubblicato Live at Fillmore East, registrato nel leggendario locale di New York. Di lì a poco i quattro incideranno Déjà vu, uno dei dischi più importanti della storia del rock. A Graham Nash, 82 anni, è affidato il racconto di quell’epopea leggendaria.

Cosa ricorda di quei giorni?

«Erano incredibili. Dopo Woodstock è stata solo la nostra seconda apparizione live: non posso dimenticare quanto fossimo felici come band».

Webnotte anni 70, sul palco il grande country rock di Nash: "Teach your children"

A proposito di Woodstock, mentre eravate su quel palco avevate intuito che stavate facendo la storia?

«In un certo senso sì, con gli Hollies avevo suonato in diversi festival ma nessuno di quelle dimensioni. Ricordo in particolare la mia voce che armonizzava con quella di Crosby mentre lui suonava la chitarra. Fu lì che pensai che ce l’avevamo fatta».

Perché non voleva Neil Young nel gruppo?

«Non avevo idea di chi fosse, ovviamente sapevo che era un bravo autore di canzoni e un bravo cantante, ma non ero sicuro di poter diventare suo amico. Avevo bisogno di passare un po’ di tempo con lui per capire qualcosa. Abbiamo pranzato in un ristorante a Manhattan: era molto divertente, molto modesto e alla fine l’ho guardato negli occhi e gli ho detto: “Perché dovremmo offrirti di entrare in questa band?”. Lui ha risposto: “Hai mai sentito me e Stephen suonare la chitarra insieme?”. Lì ho capito molte cose. E dopo quell’incontro, per me era ok che Neil si unisse».

Da sinistra Stephen Stills, Neil Young, Graham Nash 

Nella sua biografia racconta di tanta cocaina e sesso.

«Era la mia vita. Quando abbiamo iniziato con il gruppo non c’era egocentrismo tra noi, credo fosse anche per la molta cocaina che usavamo. Però abbiamo trovato tanta eccitazione nella musica stessa, eravamo una band nuova di zecca, è uno dei motivi per cui eravamo così eccitati dalla vita. Sapevamo di avere qualcosa di positivo da dare al mondo: avevamo le canzoni».

I vostri litigi però sono iniziati ai tempi di “Déjà Vu”.

«Quando abbiamo iniziato io stavo con Joni Mitchell, Stills era legato a Judy Collins e Crosby era felice con la sua compagna Christine. Un anno e mezzo dopo, il mio rapporto sentimentale e quello di Steve erano naufragati e Christine morì in un incidente d’auto. David ne soffrì in modo atroce. Déjà vu era un disco più dark rispetto al precedente perché le nostre vite personali erano molto cambiate».

“Our house” è la sua canzone manifesto, oltre che un inno generazionale. Come è nata?

«Ero andato a fare colazione con Joni Mitchell a Los Angeles. Mentre rientravamo in auto ci siamo fermati davanti alla vetrina di un antiquario. Joni si è innamorata di un vaso molto economico, l’ho spinta a comprarlo. Arrivati a casa ho acceso il fuoco, lei è andata in giardino a prendere dei fiori per il vaso, mi sono messo al pianoforte e in un’ora è nata la canzone. È il racconto di un’esperienza semplice, vissuta da tante persone».

Da sinistra, Neil Young, Joni Mitchell, Graham Nash, David Crosby, Stephen Stills allo stadio di Wembley 

Ha qualche rimpianto?

«I miei unici rimpianti sono di non essere stato accanto a mio padre e mia madre quando sono morti. Per il resto, la vita è fatta di scelte. Tutto ciò che ho fatto nella vita mi ha portato a essere quello che sono e mi sento incredibilmente fortunato».

Ci sono canzoni come “Ohio” e “Chicago” che hanno accompagnato le proteste di quegli anni. Crede che la musica possa ancora avere un impatto politico, specie in questi giorni?

«Ci credo e continuo a credere che, se riesci a far cambiare idea anche a una sola una persona, hai già vinto la partita. Quelle canzoni sono ancora incredibilmente rilevanti».

Lei ha avuto una lunga amicizia con David Crosby. Per anni poi non vi siete parlati fino alla pace. Cosa vorrebbe dirgli?

«Ha avuto una grande influenza sulla mia vita. Vorrei solo esprimergli la mia gratitudine per averlo avuto come amico».

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