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Jovanotti ritorna con “Montecristo” ma la sua unica vendetta è riprendersi la vita

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Nuovo singolo del musicista dopo l’incidente in bicicletta che lo ha costretto a una lunga riabilitazione
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Forse per la prima volta nella sua vita Jovanotti mostra un volto segnato, da uomo fatto, maturo che, oltre alla sua incontenibile energia vitale, contiene anche la sofferenza, come se non fosse più un ragazzo, o non lo fosse più del tutto, come se una nuova consapevolezza si fosse insinuata nella sua avventura di vita. È un volto che impressiona, fortemente espressivo, con i tanti Jovanotti che lo hanno preceduto che si intravedono nella trasparenza delle sue prime rughe.

A due anni da quel brutto incidente che lo ha bloccato, lui che è un’anima sempre in movimento, torna con un pezzo inaspettato perché intitolato Montecristo, come la vecchia storia archetipica scritta da Alexandre Dumas che, in forma di audiolibro, lo ha accompagnato nella prima convalescenza, un anno e mezzo fa. È una storia forte, che parla di vendetta, di riscatto, di ripartenza, e Jovanotti la prende a prestito attratto da quel lungo covare, ripensare, immaginare che è tipico della prigionia, come in un certo …

Forse per la prima volta nella sua vita Jovanotti mostra un volto segnato, da uomo fatto, maturo che, oltre alla sua incontenibile energia vitale, contiene anche la sofferenza, come se non fosse più un ragazzo, o non lo fosse più del tutto, come se una nuova consapevolezza si fosse insinuata nella sua avventura di vita. È un volto che impressiona, fortemente espressivo, con i tanti Jovanotti che lo hanno preceduto che si intravedono nella trasparenza delle sue prime rughe.

A due anni da quel brutto incidente che lo ha bloccato, lui che è un’anima sempre in movimento, torna con un pezzo inaspettato perché intitolato Montecristo, come la vecchia storia archetipica scritta da Alexandre Dumas che, in forma di audiolibro, lo ha accompagnato nella prima convalescenza, un anno e mezzo fa. È una storia forte, che parla di vendetta, di riscatto, di ripartenza, e Jovanotti la prende a prestito attratto da quel lungo covare, ripensare, immaginare che è tipico della prigionia, come in un certo senso deve essere stato per lui il lungo periodo di immobilità.

“Una sirena mi ha tagliato la strada, per costringermi a guardare le cose con occhi nuovi”, inizia così il “suo” Montecristo, scritto e prodotto con Dardust in netta controtendenza con l’attualità del tutto e subito, meglio ancora se nel giro di pochi secondi, il pezzo inizia lento, una lunga intro che poi non è solo un’intro perché c’è già un ritornello.

Il ritmo, cioè le percussioni, arrivano a un minuto e trenta, un reggaeton leggero che si sovrappone al tappeto d’orchestra e lascia volare senza ansia e frenesia questo nuovo Jovanotti che, in primo luogo, vuole essere ascoltato. Come racconta lui stesso, raccontando il metafisico videoclip realizzato su una spiaggia del Friuli, al freddo e al gelo, «il protagonista potrebbe essere un naufrago, caduto da una nave dove c’è una grande festa, potrebbe essere un cameriere, o anche il capitano» ed esattamente come il naufrago di Onda su onda di Paolo Conte una volta approdato su un’isola ne approfitta per cercare se stesso.

Jovanotti è tornato, in tutti i sensi, con un singolo che anticipa un intero album in uscita il 31 gennaio, pochi giorni prima di Sanremo, e un tour nei palazzetti che inizierà a Pesaro, il 4 marzo, proprio nel giorno della nascita di Lucio Dalla. In mezzo al nuovo singolo, nello spazio che vive tra l’orchestra e il reggaeton, c’è la melodia, c’è il canto, ovvero c’è Jovanotti che, pur evocando il conte di Montecristo, non mostra alcuna voglia di vendetta. A meno che per vendetta non intendiamo il desiderio di riprendersi la vita.

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