Vi sarà del sessismo? Con tutto questo rap non si può mai sapere, anche se i selezionatori saranno stati ben attenti a evitare qualche “bitch” di troppo, e poi ormai è luogo comune. Se anche un rapper si presentasse citando un sonetto stilnovista di Guido Guinizelli, l’abbinamento rimarrebbe inalterato, incrollabile. Altra questione, di ben più rilevante interesse, è capire il senso e la portata della rappresentanza femminile al Festival. A contarle le donne sono 11, 12 se aggiungiamo California, ovvero la metà dei Coma Cose. Sono in minoranza è vero, ma non pochissime considerando che l’anno scorso erano 9, o 10 contando la brunetta dei Ricchi e Poveri, esattamente com’era stato nel 2023.
Del resto il mondo della musica, checché se ne dica, rimane un ambiente, se non maschilista, quantomeno a forte prevalenza maschile. Lo dicono i numeri, non molto edificanti considerando che dalla …!-->!-->
Vi sarà del sessismo? Con tutto questo rap non si può mai sapere, anche se i selezionatori saranno stati ben attenti a evitare qualche “bitch” di troppo, e poi ormai è luogo comune. Se anche un rapper si presentasse citando un sonetto stilnovista di Guido Guinizelli, l’abbinamento rimarrebbe inalterato, incrollabile. Altra questione, di ben più rilevante interesse, è capire il senso e la portata della rappresentanza femminile al Festival. A contarle le donne sono 11, 12 se aggiungiamo California, ovvero la metà dei Coma Cose. Sono in minoranza è vero, ma non pochissime considerando che l’anno scorso erano 9, o 10 contando la brunetta dei Ricchi e Poveri, esattamente com’era stato nel 2023.
Del resto il mondo della musica, checché se ne dica, rimane un ambiente, se non maschilista, quantomeno a forte prevalenza maschile. Lo dicono i numeri, non molto edificanti considerando che dalla musica ci si aspetterebbe una maggiore attitudine alla giustizia, all’apertura, alla modernità. L’anno scorso, tra l’altro, al primo e terzo posto c’erano due donne, Angelina Mango e Annalisa, e non succedeva da molto tempo, per l’esattezza dal lontano 2014, in cui vinse Arisa.
Dunque a Sanremo la quota rosa aumenta, per fortuna, e porterà, ce lo auguriamo, una buona dose in più di orgoglio femminile. In fin dei conti nella bulimia del cast, costruito per accontentare ogni membro della famiglia, dai più piccini ai nonni, anche le voci femminili sono molto diversificate. C’è la potenza pop-erotica di Elodie, la vocalità raffinata di Giorgia, ci sono personalità bel definite come Noemi, Marcella Bella, Serena Brancale, più un piccolo esercito di giovani artiste decise a tutto, da Rose Villain a Joan Thiele, da Francesca Michielin a Gaia, Clara, Sarah Toscano.
A loro è affidato il compito di raccontare il presente, in un momento delicatissimo e vitale della battaglia che le donne stanno portando avanti su tanti temi, e in particolare su quello della violenza che viene scaraventata ogni giorno su di loro. E che la musica sia fonte di consapevolezza ce lo dice la storia. Basta ricordare il ruolo, mai abbastanza celebrato, che hanno avuto in un remoto passato figure come Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo, Caterina Caselli, hanno infranto muri di resistenza, portatrici di emancipazione, di ribellione, di autonomia in tempi in cui la società era ancora attardata sul bigottismo maschilista dell’ancien régime. Le donne vincono quando hanno la possibilità di essere se stesse, e sarebbe bello immaginare che possa accadere anche a Sanremo.