L’arte, per sua natura, è un’espressione di libertà». Giuliano Sangiorgi, cantante dei Negramaro, non ha dubbi sul ruolo della funzione artistica, anche di fronte a un caso come quello del concerto di Capodanno con tutte le code polemiche che ha comportato e che comporterà anche nel prossimo futuro, visto che Tony Effe sarà anche sul palco di Sanremo. Ai tempo del loro album Free Love, uscito il 22 novembre, Sangiorgi ci aveva raccontato che «il desiderio di libertà è una mia ossessione. Ovviamente quella assoluta non è sciolta da qualsiasi legame. Si tratta di imparare a fare quello che vuoi rispettando anche quello che vogliono gli altri». Un tema che oggi si ripresenta con tinte ancora più accese.
Sangiorgi, secondo lei un artista dovrebbe essere sempre libero di esprimersi nella maniera che ritiene più opportuna?
«L’arte è, per sua natura, un’espressione di libertà. Un artista deve potersi esprimere nella maniera più autentica, anche quando ciò che racconta può risultare scomodo o divisivo».
Stavolta si è acceso un dibattito aspro, che ha coinvolto politici, associazione e altri soggetti.
«A volte capita di trovarsi davanti a un bivio e dover fare delle scelte personali, come è successo a me, qualche tempo fa, quando ho scritto Attenta, che in origine conteneva delle frasi che potevano essere fraintese e in quel caso ho deciso io stesso di cambiarle e riferirle a me (“attenta che mi uccidi in questa stanza”). Era più importante dare un segnale forte contro la violenza sulle donne, anche se questo avesse comportato una mia limitazione. Ho scelto. E lo rifarei, per difendere una donna, anche solo una, con una piccola canzone. Ma è stata una mia libertà».
Dal suo punto di vista, pensa che in questo periodo ci sia un’aria di censura più preoccupante rispetto al passato?
«Non posso negare che ci sia un clima sempre più teso. Tuttavia, dobbiamo distinguere tra censura e necessità di confrontarci con temi delicati. Se da un lato è importante non limitare la creatività, se fossero stati responsabili Kerouac e i poeti maledetti non sarei forse quello che sono oggi, dall’altro è essenziale interrogarsi su cosa stiamo comunicando. Questo equilibrio, però, sembra mancare ultimamente, e talvolta prevale una tendenza a tagliare fuori anziché dialogare».
La musica che ruolo può avere in questo dibattito?
«La musica non è mai esclusiva, ma inclusiva. Come artista, credo che il nostro ruolo non sia solo cantare, ma anche aprire spazi di riflessione con le canzoni, specialmente in momenti come questi».