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Annie Lennox, da “Sweet Dreams” a “Why”: i settant’anni della diva più sofisticata del pop

Annie Lennox, da “Sweet Dreams” a “Why”: i settant’anni della diva più sofisticata del pop

Dagli esordi con gli Eurythmics alla carriera solista fino alle colonne sonore da Oscar: vita e opere di un talento mostruoso

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Erano i giorni in cui Bjorn Borg decideva di seguire i suoi sogni e si ritirava dal tennis; i giorni in cui grazie ad Arpanet due università americane stabilirono il primo collegamento in rete e poi fu il sogno condiviso di Internet; i giorni in cui l’incubo della Guerra Fredda era ancora l’unica forma visibile di relazione tra le potenze mondiali. E in quel gennaio del 1983, Annie Lennox – che oggi compie 70 anni - apparve con i capelli rossi cortissimi, il volto pallido, lo sguardo fisso in camera. Il sorriso enigmatico, metà aliena proveniente dal futuro e metà antica sacerdotessa. E suggerì, sul glaciale e ipnotico giro di basso synth di Sweet Dreams, che ogni sogno può essere, appunto, dolce e morboso, doloroso e liberatorio. Restare se stesso o trasformarsi in un incubo.

Sempre stata qui e altrove, Annie Lennox. Presente e assente, icona e chi-l’ha-vista-batta-un-colpo. La “divina”, la “Grace Jones bianca”, le definizioni che ha raccolto nella sua lunga carriera sono decine. Tutte attingono a un minimo comune denominatore, a una verità chiara e distinta: il talento mostruoso, coltivato sin dall’infanzia, in Scozia, i genitori che non ostacolano in nulla la sua propensione alla musica. Lennox si trasferisce giovanissima a Londra, frequenta i corsi della Royal Academy of Music. “E’ fuori dal comune, ma sembra che non riesca a trovare ancora la sua strada” uno dei giudizi dei suoi primi insegnanti.

Ed è proprio alla ricerca della propria voce che Annie Lennox dedica tutti i suoi anni settanta. Ci prova con il punk e poi con l’avanguardia, tenta la strada del pop più smaccato senza dimenticare di coltivare la sua passione per il soul. Al suo fianco – per un periodo anche come compagno di vita - Dave Stewart, chitarrista, un passato da seconda fila nella scena musicale londinese della fine degli anni sessanta. I primi passi dei loro Eurythmics sono traballanti, fino a quella grande hit del gennaio del 1983.

Da allora una serie di canzoni che li confermano con costanza ai primi posti delle classifiche. E quando all’inizio degli anni 90 il dolce sogno del duo si spegne, Annie non smette un attimo di coltivare il suo. L’album Diva – pubblicato il 28 aprile del 1992 - e soprattutto il singolo Why conquistano critici e fan con una forma iper sofisticata di pop, contrasto perfetto negli anni novanta che seguono la scia rabbiosa delle cometa del grunge e del rock pesante. Contrasto che si era visto in mondovisione una settimana prima della pubblicazione dell’album, sul palco del Freddie Mercury Tribute. Durante il concerto dedicato al cantante dei Queen scomparso nel novembre del 1991, e dopo le esibizioni di Metallica e Guns ‘n’ Roses, Annie Lennox raggiunge sul palco Sua Altezza David Bowie: la loro versione di Under Pressure è commossa e commovente, energica, un classico istantaneo che ancora oggi continua ad avere vita propria sui social e sulle piattaforme di streaming.

A partire dagli anni novanta, in ogni disco la conferma della propria maestria. Dal suo album Medusa fino al ritorno con gli Eurythmics, passando anche per l’Oscar ottenuto grazie a Into the West, contenuta nella colonna sonora de Il ritorno del Re, ultimo capitolo della trilogia che Peter Jackson ha dedicato al Signore degli Anelli. E Annie Lennox non ha mai tralasciato l’impegno civico: da Greenpeace ad Amnesty International, dalle raccolte di fondi per fronteggiare la diffusione dell’Hiv e la liberazione di Nelson Mandela, il suo sostegno alle organizzazioni non governative non è mai mancato. Impegni riconosciuti anche dalla regina Elisabetta II che la nomina Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico.

E i prossimi settant’anni? A una decade dall’ultimo disco in studio, dopo i mesi appena trascorsi dedicati a sensibilizzare i suoi follower sui social sul dolore proveniente da Gaza e dal Medioriente, i fan si non vedono l’ora di ascoltare nuova musica. Per rivere ancora una volta quel dolci sogni suggeriti dalla voce ipnotica di una delle sovrane del pop contemporaneo.

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