Ma perché? Non ci voleva questa notizia, giunta all’improvviso alla fine di un anno già molto difficile. È morto un poeta. E, come diceva Moravia nell’orazione per Pasolini, “di poeti non ce ne sono tanti” perché “il poeta dovrebbe essere sacro”. E quanto ne avremmo bisogno in un periodo buio come questo?
Capaci di distillare parole di bellezza – un valore in sé – e anche di speranza, come ha fatto Paolo Benvegnù nella sua ultima apparizione nella puntata del 30 dicembre 2024 di Via dei matti n.0 con Stefano Bollani, già compagno di molte avventure tra musica e teatro, e Valentina Cenni.
Paolo Benvegnù, l'ultima esibizione in tv da Bollani: "Noi cantautori ricercatori di cose non utili"
Bisogna crederci nella bellezza, perché non ne è rimasta molta. Paolo Benvegnù rappresenta tante cose: una di questa è la stagione della musica “indie” che lui incarna dalla prima ora, a partire dal 1993 con la band degli Scisma. “Indie” – è bene ricordarlo – significa “indipendente” e rimanda a un periodo in cui era parsa reale la possibilità di fare musica senza passare dalle multinazionali, supportati solamente da un pubblico che sembrava diventare sempre più ampio e anche fieramente diverso da quello “mainstream”. Un pubblico che si pensava come una comunità, sostenuta dall’ideale di fare una musica priva di mediazioni, colta e raffinata, capace di toccare i cuori e le menti e non gli istinti più bassi. Dopo la stagione dei cantautori, insomma, la parola, i testi, la musica ritornavano al centro.
Era stata una lunga battaglia combattuta da tante piccole situazioni benemerite: i premi Ciampi (subito vinto dagli Scisma nel 1998) e Tenco (conquistato proprio nel 2024 con l’ultimo, bellissimo disco di Benvegnù È inutile parlare d’amore), ma bisogna ricordare anche il MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) dove aveva avuto nel 2004 il premio per il miglior tour e Arezzo Wave, festival il cui nel 1996 gli Scisma venivano invitati come una delle scoperte dell’anno. E Arezzo sarà anche il luogo dove Paolo si trasferirà per un periodo, per poi passare a Città di Castello (“gli affitti sono meno cari”, diceva).
Anche XL, il mensile di Repubblica dedicato ai più giovani, aveva cercato di sostenere con varie iniziative la musica indipendente di qualità. Tra queste il concerto-maratona con decine di gruppi tenuto nel giugno del 2012 in Piazza Verdi a Bologna, che aveva Benvegnù tra i protagonisti. Veniva introdotto così: “Una delle proposte musicali più belle e più ignorate di questi anni. In un altro Paese sarebbe un artista top, in Italia sta fieramente ai margini, amatissimo da una minoranza di intenditori appassionati ma sempre, e a questo punto bisogna dire, orgogliosamente, fuori da qualsiasi giro mainstream”.
Non è un caso che a Via dei matti n.0 si presenti dicendo “che onore! Da disadattato, sono felice di essere in questa casa”. Valentina Cenni: “Anche noi siamo disadattati”. Paolo Benvegnù: “Questo è bellissimo!”. Stefano Bollani: “Sì, questa è una zona di disadattati”. Via dei matti, appunto: una trasmissione a sua volta resistente, che cerca di portare un po’ di quella bellezza di cui parlavamo all’inizio. E che, col senno di poi, appare quasi profetica nella sua capacità di raccontare un mondo in pochi minuti: la partenza solo con la musica fatta di chitarra, voce e pianoforte per cantare È stato solo un sogno. La canzone recita: “Ed io lo so che è solo un sogno/ Che non ci inventiamo niente/ Perché tutto splende ma noi non lo vediamo/ Perché siamo velocissimi/ E lo so che tutto è niente/ Che anche il bianco ha i suoi colori/ Ed andare fuori/ Dalle case da noi stessi ci farebbe respirare/ Ed io lo so che è solo un sogno”.
E poi, parole di speranza dicevamo, l’elogio dell’inutilità: “Il vero cantautore è un ricercatore di cose non utili, nel senso che oggi tutto deve essere teso all'utile e perciò noi brancoliamo nell'inutile. Ma chi dice cosa è veramente utile? Ad esempio, io trovo utilissimo vedere i bambini correre nei prati. Non portano denaro, ma portano gioia".
Il finale, con My sweet Lord, in cui Paolo canta: “Now I really wanna see you/ really wanna be with you”, “Adesso voglio davvero vederti/ davvero stare con te”. Viene da piangere. Ma cosa puoi fare? Devi andare avanti con quelle parole nelle orecchie e quell’idea meravigliosa che l’unica cosa utile è l’inutile. E pensare a Paolo perso nel sole e nella luce.