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Non basta Timothée Chalamet: la voce di Bob Dylan è così unica che non può essere replicata

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È stata pubblicata, prima del film che uscirà il 23 gennaio, la colonna sonora di A complete unknown, il biopic sul genio della canzone americana
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Non ce la posso fare. Mi dispiace. Mi dispiace per Timothée Chalamet, che si è impegnato tanto e ha addirittura avuto la benedizione del Maestro in persona, ma non riesco ad ascoltare senza soffrire una intera serie di canzoni simil-Dylan ma che Dylan non sono. È stata pubblicata, prima del film che sarà fuori il 23 gennaio (con anteprima all’Auditorium parco della musica di Roma il 17) la colonna sonora di A complete unknown interpretato e ahinoi cantato dal protagonista.

A un ascolto distratto le canzoni potrebbero sembrare quelle originali, anche perché le basi sono riprodotte alla perfezione, in modo calligrafico, la voce assomiglia, potrebbe quasi passare per vera, ma non è quella. Rimane difficile comprendere il perché di una scelta del genere. I biopic musicali sono diventati ormai un territorio molto affollato, ma invece di prendere esempio e lezione da Bohemian Rhapsody che ha sbancato ogni previsione di successo e di mercato utilizzando l’autentica voce di Freddie Mercury…

Non ce la posso fare. Mi dispiace. Mi dispiace per Timothée Chalamet, che si è impegnato tanto e ha addirittura avuto la benedizione del Maestro in persona, ma non riesco ad ascoltare senza soffrire una intera serie di canzoni simil-Dylan ma che Dylan non sono. È stata pubblicata, prima del film che sarà fuori il 23 gennaio (con anteprima all’Auditorium parco della musica di Roma il 17) la colonna sonora di A complete unknown interpretato e ahinoi cantato dal protagonista.

A un ascolto distratto le canzoni potrebbero sembrare quelle originali, anche perché le basi sono riprodotte alla perfezione, in modo calligrafico, la voce assomiglia, potrebbe quasi passare per vera, ma non è quella. Rimane difficile comprendere il perché di una scelta del genere. I biopic musicali sono diventati ormai un territorio molto affollato, ma invece di prendere esempio e lezione da Bohemian Rhapsody che ha sbancato ogni previsione di successo e di mercato utilizzando l’autentica voce di Freddie Mercury e non una pallida imitazione, si ostinano a far ricantare da attori quelle voci che in nessun modo possono essere “reintepretate”, perché sono uniche e inimitabili.

È il motivo per cui il lussureggiante Elvis di Baz Luhrmann aveva un solo piccolo difetto: dentro non c’era Elvis. E poi i film su Johnny Cash, Elton John, a volte anche buoni, ben fatti, ma con un difetto intrinseco: la voce di Johnny Cash è quella, non si può sostituire. Il caso di Dylan è ancora più spinoso. Il suo modo di cantare ha rivoluzionato la concezione stessa della musica popolare, ma la sua unicità è fatta di sfumature, di piccole impercettibili caratteristiche, molto difficili da imitare, anzi impossibile, oltre che sbagliato. Perché farlo? Ci sono le registrazioni originali, perfette, uniche.

Ricordiamo che Rami Malek ha vinto l’Oscar come miglior attore protagonista, utilizzando la voce cantata di Freddie Mercury, evidentemente anche perché, non afflitto dal problema del canto, aveva potuto concentrarsi interamente sulla recitazione. Ascoltando il pur bravo Chalamet che canta Like a rolling stone, Mr. Tambourine man, The times they are a-changin, si ha la sgradevole sensazione di ascoltare un buon imitatore, un eccezionale imitatore, ma totalmente privo proprio di quelle mille impercettibili sfumature che rendevano Bob Dylan sorprendentemente e scandalosamente unico.

Proviamo ad ascoltare Like a rolling stone, inizia col familiare colpo di rullante in battere, suoni e arrangiamento sono identici all’originale, riprodotti a perfezione, poi arriva il momento della voce, aspettiamo con trepidazione quel Once upon a time... con cui iniziava la più celebre e rivoluzionaria delle sue canzoni e arriva una voce che è quasi quella di Dylan, ma non del tutto. Ecco, è quel “quasi” che rovina tutto. Chalamet è “quasi” Bob Dylan, insopportabilmente quasi.

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