«A Sanremo non pensavo proprio. Poi è venuta fuori questa canzone all’improvviso, il disco stava andando bene e abbiamo pensato di provarci». Olly, ovvero Federico Olivieri, è in grande ascesa. 23 anni, genovese, ha già partecipato al festival nel 2023: passata la selezione Giovani è arrivato all’Ariston con Polvere. Da allora la sua crescita in termini di popolarità è stata costante, al punto di essere considerato uno dei favoriti al prossimo Sanremo.
Il suo brano si intitola Balorda nostalgia, malinconico quanto basta per finire sulla lista dei possibili vincitori: «Però non ho scritto questo brano pensando al festival. Non ho fatto calcoli, è una modalità che non mi appartiene». Dopo una partenza da rapper, Olly ha sviluppato una modalità cantautorale capace di attraversare le generazioni. Al punto che ha fatto sua una tematica come quella della nostalgia, che in teoria sembrerebbe appartenere a un pubblico più adulto: «Ma la nostalgia può riguardare anche piccole cose, non è un sentimento generazionale. È un modo di essere, io l’ho sempre avvertita. Quando entro in una nuova fase, che sia amicizia o una relazione, vivo tre momenti: il rifiuto, l’accettazione, e il rimpianto. Certo è una sensazione balorda: in certe situazioni non ci tornerei mai ma mi hanno permesso di crescere e di mettere insieme tante cose».
In questa nuova canzone Olly procede per immagini, una su tutte una anziana signora affacciata sul balcone che parla col protagonista mentre fuma: «Quello è uno spaccato tipicamente genovese, anche perché la canzone è basata su fatti veri. Il paesaggio genovese è molto presente, è nel mio dna. Per il resto non utilizzo mai fantasie astruse: mi ispiro a fatti quotidiani perché spero che le mie canzoni possano arrivare a più persone possibile, e non solo a pochi».
Fuori dalla tempesta delle polemiche legate a testi controversi o altri fatti di cronaca di cui sono protagonisti alcuni suoi colleghi, Olly non commenta la decisione di Emis Killa di ritirarsi dalla gara ma ha un’idea abbastanza precisa sulle recenti vicende: «Credo che ogni artista abbia il diritto di esprimersi come crede. Poi si può sempre decidere cosa ascoltare e cosa no. Giudicare la musica di oggi mi fa un po’ sorridere: tante divisioni, tante discussioni. Dinamiche normali, in fondo, ma il dibattito è un po’ degenerato, si sentono e si leggono troppi giudizi. La mia generazione sta prendendo in considerazione l’importanza delle pause».
Per la serata delle cover, Olly ha scelto Il pescatore di Fabrizio De André da eseguire insieme alla Wedding And Funeral Band di Goran Bregovic: <Mi è sembrata la cosa più giusta da fare, è un brano che spesso eseguo durante i concerti, anche se devo confessare che non il mio pezzo preferito di De Andrè (la sua scaletta ideale comprende Via del Campo, Volta la carta, Creuza de mä, ndr). Ho pensato a Bregovic perché volevo mostrare una parte di me che a volte non esce, quella più ritmica. E poi mi intriga anche l’aspetto folkloristico con l’unione con un maestro della musica dell’Est Europa. Volevo dividere il palco con un artista carismatico ma che avesse la voglia di non prendersi troppo sul serio. Quando l’ho sentito mi ha detto: “Dobbiamo portare gioia”.