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Jovanotti, il primo concerto dopo l’incidente: l’esorcismo funk del ragazzo fortunato

(ansa)

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Quasi tre ore di canzoni, una super band di tredici elementi, energia e momenti acustici. E adesso altri 49 live
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PESARO – “Devo stare attento: se mi fotto la voce è la fine, ho altri 49 concerti”. Il ritorno live di Jovanotti dopo il brutto incidente in bici a Santo Domingo e la lunga e faticosissima rieducazione somiglia a un grande esorcismo. Davanti ai novemila che affollavano l’Arena Vitifrigo di Pesaro per la prima di quattro date Jovanotti non nasconde la sua emozione nemmeno per un secondo: si commuove alla vista dei fogli con scritto “bentornato” sventolati da decine di fan impazziti di gioia, richiama le gioie del Jova Beach Party («Siamo sempre quelli lì, qualunque cosa accada») ma non nasconde qualche giustificato timore. Parte con Montecristo, tratta dal nuovo album Il corpo umano, e sembra quasi intimidito nel suo frac rosso. Poi attacca L’ombelico del mondo, come a voler rassicurare tutti (e se stesso) che il peggio è ormai alle spalle.

(ansa)

Lo spettacolo non è al risparmio: 145 minuti di canzoni…

PESARO – “Devo stare attento: se mi fotto la voce è la fine, ho altri 49 concerti”. Il ritorno live di Jovanotti dopo il brutto incidente in bici a Santo Domingo e la lunga e faticosissima rieducazione somiglia a un grande esorcismo. Davanti ai novemila che affollavano l’Arena Vitifrigo di Pesaro per la prima di quattro date Jovanotti non nasconde la sua emozione nemmeno per un secondo: si commuove alla vista dei fogli con scritto “bentornato” sventolati da decine di fan impazziti di gioia, richiama le gioie del Jova Beach Party («Siamo sempre quelli lì, qualunque cosa accada») ma non nasconde qualche giustificato timore. Parte con Montecristo, tratta dal nuovo album Il corpo umano, e sembra quasi intimidito nel suo frac rosso. Poi attacca L’ombelico del mondo, come a voler rassicurare tutti (e se stesso) che il peggio è ormai alle spalle.

(ansa)

Lo spettacolo non è al risparmio: 145 minuti di canzoni, una super band con 13 elementi, tutti i grandi successi presenti in scaletta. Niente passerelle spettacolari, niente ospiti, niente dj: la scenografia è tutto sommato asciutta, la band è tutta sul fondo, proprio sotto al megaschermo che trasmette immagini spesso realizzate con l’intelligenza artificiale. Non potendo mettere in scena l’impianto spettacolare del recente passato (nonostante tutto, la sua mobilità è un po’ ridotta), Jovanotti mette al centro le canzoni, con il supporto di una band davvero impeccabile. Lui resta spesso da solo al centro del palco, con la J street band (l’ha chiamata così e il pensiero va a Springsteen) a distanza di qualche metro, quasi a voler sfidare se stesso e il suo fisico sottoposto a prove difficili.

La scaletta è generosa con i fan: nella prima parte arrivano Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, 101, Mi fido di te, Un bene dell’anima prima di arrivare al primo medley della serata, quello funk, che comprende Questa è la mia casa, Mani in alto, La tribù che balla, Oh, vita!, Muoviti Muoviti, Tanto tanto, Falla Girare, Megamix. Poi, dopo Ragazza magica (che offre sul megaschermo una serie di immagini con disegni coloratissimi di stanze che rimandano a Van Gogh e a Hopper), Raggio di sole e Un mondo a parte, immancabile elogio all’amore e sua moglie Francesca, parte il secondo medley, quello lento: Come musica, Io ti cercherò, Punto, Senerata rap. Quando la band e i coristi circondano Jovanotti al centro del palco lo show sembra prendere più corpo, mettendo in secondo piano l’emozione e la fisicità inevitabilmente un po’ ridotta. La festa mobile di recente memoria ritorna alla fine: Sabato, Yalla Yalla - Ti porto via con me, Penso positivo e la conclusiva Ragazzo fortunato sono la rivincita di Lorenzo sul destino. «Quando solo salito sul palco è stata la botta più forte da quando salgo sui palchi - ha scritto sui social al risveglio - È andata bene benissimo strabenissimo. Grazie ancora per questa accoglienza».

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La musica, suonata senza diavolerie tecnologiche da una band piena di talento, ha avuto la meglio su tutto: Jovanotti ha superato la prima maratona col fiato un po’ corto ma senza sbandamenti. E forse non è casuale che chiuda questo ritorno con Ragazzo fortunato: se Montecristo è il messaggio della rinascita, la sua vecchia hit è un modo per raccontare alla sua gente (e a se stesso) che la fortuna è davvero quella di incontrarsi ancora. Il cerchio adesso è chiuso.

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