NEW YORK – Rivington Street, Essex e New York formano l’incrocio da cui Lady Gaga non si è più voltata indietro. Sono le dieci del mattino e Welcome to the Johnsons somiglia già a un petardo di capodanno, un bar a tema “per ragazzi troppo cool per i bar a tema” con pareti in finto legno, frigorifero vintage, trofei sportivi, bagni scarabocchiati, un videogioco Ms. Pac-Man. Un pugno di ragazzini seduti sotto una finestra, altri rannicchiati sul marciapiede nel Lower East Side a scrollare video su TikTok.
Sono alcuni dei Little Monsters arrivati da New Jersey, Kentucky, Chicago e Detroit per sbirciare quel tugurio anni 70 dopo essersi sintonizzati con il dj-presentatore Zane Lowe nella folgorante intervista a Lady Gaga per Apple Music. Welcome to the Johnsons è, per l’appunto, il “set” scelto da Stefani Joanne Angelina Germanotta per fare reset e promuovere il nuovo lavoro. Il pretesto? L’usci…
NEW YORK – Rivington Street, Essex e New York formano l’incrocio da cui Lady Gaga non si è più voltata indietro. Sono le dieci del mattino e Welcome to the Johnsons somiglia già a un petardo di capodanno, un bar a tema “per ragazzi troppo cool per i bar a tema” con pareti in finto legno, frigorifero vintage, trofei sportivi, bagni scarabocchiati, un videogioco Ms. Pac-Man. Un pugno di ragazzini seduti sotto una finestra, altri rannicchiati sul marciapiede nel Lower East Side a scrollare video su TikTok.
Sono alcuni dei Little Monsters arrivati da New Jersey, Kentucky, Chicago e Detroit per sbirciare quel tugurio anni 70 dopo essersi sintonizzati con il dj-presentatore Zane Lowe nella folgorante intervista a Lady Gaga per Apple Music. Welcome to the Johnsons è, per l’appunto, il “set” scelto da Stefani Joanne Angelina Germanotta per fare reset e promuovere il nuovo lavoro. Il pretesto? L’uscita di Mayhem, l’attesissimo LG7, settimo album di una popstar insaziabile.
Dopo averci fatto ballare con The fame, Born this way e Artpop, Gaga ha trascorso un decennio fatto soprattutto di jazz e soft-rock prima di tornare alle origini. E le origini sono proprio in quel dive bar.
«Quando vengo qui, provo un’emozione enorme nel mio cuore» dice la cantante a inizio intervista. «In questo bar ho costruito la mia anima artistica, insieme alla comunità che frequentavo. Ci sostenevamo a vicenda in tutta la nostra creatività e immaginazione. Ero solita scrivere canzoni al bancone, tra una birra e uno shot. A me piaceva comporre sui tovaglioli, pensavo fosse una cosa romantica. Mia madre li conserva ancora». Dopo una notte da go-go dancer, la folgorazione: «A vent’anni ascoltavo molto i Queen. Mi sono lasciata ispirare dalla canzone Radio Ga Ga. “E se ci mettessi un Lady davanti?”. Ammiravo artisti che si erano costruiti un personaggio, come Lady Starlight, Darian Darling, Tommy London, Anna Copa Cabanna, Justin Tranter. Pensavo: posso essere io l’artista della mia vita. Mi serve solo una maschera».
Oggi come ieri, «amo essere Lady Gaga». E nel brano Perfect celebrity mette un punto al suo rapporto con la fama: «Canto “Sono diventata un essere famigerato, trova il mio clone, sta dormendo sul soffitto”’. È quasi comica l’idea che ogni volta che mi trovo in una stanza con qualcuno, ci sono io, Stefani, e Lady Gaga che dorme appesa al soffitto, e devo capire in quale corpo entrare».
Il suo unico luogo sicuro resta il palco mentre, aggiunge, «l’equilibrio e la resilienza sono arrivati grazie alla mia relazione con Michael Polansky. Non solo mi ha ricordato che sono un’artista e non una star, che ho un dono e una visione, ma ha contribuito alla traccia Disease e all’intero processo creativo di Mayhem».
L’altra parte del caos/mayhem, conclude Gaga, richiede tempo: «Ho imparato a ballare nell’ombra» commenta, riferendosi all’essere donna in un’industria dominata da figure maschili; «le donne nella musica sono una forza ma appena portano in scena qualcosa di radicale, innovativo, vengono criticate. Nulla a confronto di quanto sta accadendo alla comunità LGBTQ+, in particolare, alle persone transgender. Ciò che in tutto il mondo sono costrette ad affrontare è ingiusto, una violenza che si ripete quotidianamente nelle loro vite. È questo il caos da trasformare in armonia. Comincio io».