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Prince e il documentario maledetto: Netflix butta via cinque anni di lavoro

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La piattaforma ha cestinato una serie di nove ore, diretta dal premio oscar Ezra Edelman, che avrebbe rivelato aspetti inediti dell’artista. “Sensazionalismi e inaccuratezza”: cancellata la vera storia del genio di Minneapolis
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ROMA – Chi ha paura di Prince? O meglio, chi ha paura della verità sulla vita del funambolico genio di Minneapolis? Di sicuro i suoi eredi, preoccupati a tal punto dalla possibilità che, a nove anni dalla sua scomparsa, potesse venir fuori un ritratto fin troppo esauriente della sua tenebrosa e avvincente vita, da opporsi con tutte le forze possibili e uno stuolo di avvocati all’uscita, annunciata da tempo su Netflix, di un ricchissimo ed elaborato documentario, finito ma ancora senza titolo. La conclusione è a dir poco clamorosa. Di fronte ai dubbi degli eredi che hanno parlato di “sensazionalismi” e “inaccuratezza”, Netflix ha deciso di cestinare senza esitare un lavoro durato anni, il documentario o meglio una serie di ben nove ore realizzata da Ezra Edelman, già premio Oscar nel 2016 per il suo lavoro su O. J. Simpson, intitolato OJ: made in America.

Ma c’è qualcosa che non torna anche perché lo stesso Edelman, sbig…

ROMA – Chi ha paura di Prince? O meglio, chi ha paura della verità sulla vita del funambolico genio di Minneapolis? Di sicuro i suoi eredi, preoccupati a tal punto dalla possibilità che, a nove anni dalla sua scomparsa, potesse venir fuori un ritratto fin troppo esauriente della sua tenebrosa e avvincente vita, da opporsi con tutte le forze possibili e uno stuolo di avvocati all’uscita, annunciata da tempo su Netflix, di un ricchissimo ed elaborato documentario, finito ma ancora senza titolo. La conclusione è a dir poco clamorosa. Di fronte ai dubbi degli eredi che hanno parlato di “sensazionalismi” e “inaccuratezza”, Netflix ha deciso di cestinare senza esitare un lavoro durato anni, il documentario o meglio una serie di ben nove ore realizzata da Ezra Edelman, già premio Oscar nel 2016 per il suo lavoro su O. J. Simpson, intitolato OJ: made in America.

Ma c’è qualcosa che non torna anche perché lo stesso Edelman, sbigottito dalla decisione della piattaforma, ha dichiarato che ovviamente le accuse di inaccuratezza sono ridicole. Ma cominciamo dall’inizio. Anni fa, la compagnia che gestiva i diritti di Prince aveva autorizzato Edelman ad accedere al leggendario The Vault, lo scrigno che custodisce l’enorme archivio dell’artista, immagini, brani inediti, pezzi di repertorio, un’infinità di materiali dovuti anche alla proverbiale bulimia creativa di Prince, dandogli carta bianca.

Edelman ci ha lavorato per ben cinque anni, esaminando, vagliando, intervistando tutte le persone per diverse ragioni coinvolte nella vita dell’artista, artisti, fidanzate, collaboratori, costruendo un ritratto verosimilmente meno edificante di quanto la leggenda agiografica possa ammettere, ma drammaticamente veritiero, comprese le angherie ricevute dal padre da piccolo, e certi comportamenti nella sua vita adulta che sembravano riflettere la violenza accumulata nell’infanzia. A sentire i pochi che hanno avuto il privilegio di vedere alcune parti del documentario, ne veniva fuori un Prince tutt’altro che santo, certo, ma sicuramente più decifrabile nella sua complessità e nelle sue fragilità di artista.

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Sasha Weiss del New York Times l’ha definito un capolavoro rivelatorio, Ma nel 2022 l’Estate che gestisce l’eredità di Prince è cambiato e da quel momento le cose hanno preso un’altra direzione. Gli eredi hanno bloccato lo “scrigno” e messo in discussione il lavoro di Edelman sostenendo che potrebbe macchiare la immacolata leggenda dell’artista. Netflix non se l’è fatto ripetere due volte e ha deciso a sorpresa di cancellare il lavoro fatto, annunciando un nuovo documentario da realizzare in accordo con gli eredi, e quindi “controllato”.

Edelman al momento è bloccato, impotente, consapevole di aver sprecato anni di lavoro inutilmente. Ha raccontato di sentirsi paradossalmente nella situazione di Prince che combatté strenuamente la Warner sostenendo di essere sfruttato, soffocato, ed è il periodo in cui decise di farsi chiamare TAFKAP, acronimo per “the artist formerly known as Prince”. Ora è lui a sentirsi vittima di censura. Lo vedremo mai? Sapremo mai la verità su Prince?

Difficile a dirsi, la storia recente ci dice che è complicato, quasi impossibile contenere in un cassetto qualcosa che esiste, ma non si può mai dire. Edelman intanto ha immaginato un nuovo finale. Se potesse metterci le mani non toccherebbe nulla ma aggiungerebbe una scena alla fine: tutti i materiali che rientrano nello scrigno blindato chiamato The Vault e le porte della cassaforte che si chiudono. Per sempre.

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