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La cura dei Subsonica: “Un nuovo software per l’antifascismo”

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È una delle band più influenti degli ultimi trent’anni della musica italiana. Hanno appena concluso la parte europea del loro tour, che riprende da Milano. “Abbiamo avuto un momento di smarrimento. Ma è stato bellissimo ritrovarsi”
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ROMA – Questo è il bar, lì c’è il palchetto dove si fa anche stand up comedy e questo è il cosiddetto cubo dove fanno il Reset Festival dedicato ai mestieri della musica e dove noi proviamo, perché è un vero palco che ci permette di vivere insieme fisicamente l’esibizione del live», spiega Max Casacci dal cortile dell’Off Topic, l’hub culturale torinese dalle molteplici attività. Con lui Boosta, a raccontare cosa succederà nei prossimi mesi dopo un tour che li ha visti in Europa. Dopo un po’ spunta Samuel: «È arrivato il doge», dice Max. Samuel, infatti, da Torino si è trasferito a Venezia. I Subsonica da metà anni Novanta, pur avendo un successo di massa, hanno mantenuto alta la qualità della loro musica e anche dei testi e della dimensione etica, con un’attenzione particolare alla società e alla politica.

Samuel, come va in laguna?

«C’è una bella vita e una bella atmosfera e con il mio barchino posso andare in posti i…

ROMA – Questo è il bar, lì c’è il palchetto dove si fa anche stand up comedy e questo è il cosiddetto cubo dove fanno il Reset Festival dedicato ai mestieri della musica e dove noi proviamo, perché è un vero palco che ci permette di vivere insieme fisicamente l’esibizione del live», spiega Max Casacci dal cortile dell’Off Topic, l’hub culturale torinese dalle molteplici attività. Con lui Boosta, a raccontare cosa succederà nei prossimi mesi dopo un tour che li ha visti in Europa. Dopo un po’ spunta Samuel: «È arrivato il doge», dice Max. Samuel, infatti, da Torino si è trasferito a Venezia. I Subsonica da metà anni Novanta, pur avendo un successo di massa, hanno mantenuto alta la qualità della loro musica e anche dei testi e della dimensione etica, con un’attenzione particolare alla società e alla politica.

Samuel, come va in laguna?

«C’è una bella vita e una bella atmosfera e con il mio barchino posso andare in posti incredibili di una Venezia ancora autentica che i turisti non vedono. Con i Subsonica, per esempio, siamo andati a scrivere nell’Isola di Sant’Erasmo».

Siete di ritorno da un tour in Europa: come è andato?

Boosta: «Tra noi c’è ancora questa magia per cui, quando siamo in giro, abbiamo un’attitudine leggera e felice. Era quasi tutto pieno già in prevendita e ritrovare la dimensione dei palchi più piccoli con il pubblico vicino è sempre emozionante».

Nella vostra Torino invece com’è la situazione?

Casacci: «Negli ultimi anni si percepisce una rigenerazione culturale. Ci sono molte iniziative che uniscono musica elettronica e arti digitali, con figure emergenti e consolidate. Ad esempio, Donato Sansone, che è tra gli artisti digitali più interessanti e critici, con opere come Dark globe o Gabriele Ottino con il suo progetto Spime.Im, tra computer graphic ed elettronica. Anche il nostro tour ha coinvolto giovani talenti come High Files Visuals. Ma la cosa bella di tutto questo è che c’è poi una forma di “restituzione” alla città di questi collettivi in forma di eventi».

C’era stato un momento storico di grande affermazione di Torino di cui voi siete stati grandi esponenti.

Casacci: «Sì, quando i Murazzi erano un punto d’incontro per la città, ora manca un luogo così. Le nuove generazioni non hanno più bisogno del territorio come riferimento: oggi la scena musicale e artistica si sviluppa direttamente in rete. L’Italia è un Paese gerontocratico, i giovani non sono ricercati dalle istituzioni culturali».

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A proposito di gerontocrazia e di musica elettronica, la nuova direttrice della Biennale di Musica Contemporanea di Venezia, Caterina Barbieri, ha solo 34 anni.

La conoscete?

Casacci: «Sì, l’avevo invitata a un Festival a Reggio Emilia: sono stato molto contento di questa nomina: mi sembra un buon segnale».

State lavorando al nuovo disco?

Boosta: «Abbiamo fatto delle sessioni di composizione e siamo finiti anche in Marocco, a respirare un’aria nuova e trovare stimoli».

Come la musica gnawa.

Casacci: «Siamo stati a Essaouira, che ha una tradizione musicale profondissima: abbiamo imparato a suonare nuovi strumenti e suonato con musicisti locali. Una cosa indimenticabile: una delle dieci esperienze musicali più importanti della mia vita…».

Influenzerà il nuovo album?

Casacci: «Non è nostra intenzione restituire quella musica in modo filologico, non è la nostra storia.

Il nostro interesse è abbattere i confini musicali e arrivare a fare un lavoro di sintesi. La musica gnawa ha una funzionalità diversa rispetto a quella occidentale: si esprime in flussi sonori ed è un’esperienza che conduce alla trance».

A livello di dinamiche di gruppo, come sta andando?

Casacci: «Abbiamo avuto un momento di smarrimento, lo abbiamo raccontato anche nell’ultimo album. Eravamo persi dietro le singole esigenze individuali, ma ritrovarci è stato bello e inaspettato. Il palco ha sempre un richiamo selvaggio. Faremo una scaletta con tutti i pezzi della nostra storia».

Altri progetti?

Boosta: «Sto lavorando a un disco sull’esplorazione del suono del pianoforte. Uscirà a metà aprile e ci sarà anche un breve tour che partirà da un posto incantevole, il Teatro Olimpico di Vicenza».

Casacci: «Ora sto lavorando a un nuovo capitolo del progetto Earthphonia dedicato ai suoni e ai rumori della lavorazione del vino».

Samuel: «Io sono tornato alla mia passione originale, che è quella della musica techno. Molte percussioni tribali e anche parti cantate ma non in maniera pop. Uscirà a fine maggio e il titolo potrebbe essere TechnophiloS».

Siete tra i pochi gruppi che mantengono una rilevanza politica nei testi: oggi è un momento buio.

Boosta: «Non si può prescindere dalla realtà in cui viviamo. Il microfono è una responsabilità. Che si può anche usare male come abbiamo visto nello Studio Ovale».

(fotogramma)

Quello è stato uno shock per il mondo intero.

Casacci: «È una cosa che sentiamo e di cui discutiamo. Quando vengono uccisi oppositori, giornalisti e invase le nazioni, è fascismo. Un progetto che passa attraverso la Brexit, l’antieuropeismo e l’aggressione alle battaglie civili durate centinaia di anni. I veri nemici non sono i cosplayer di Predappio e Acca Larentia, ma chi diffonde disinformazione. Non so se sia il ruolo della musica, ma qualcuno deve unire i puntini. Se ti interessa davvero la libertà, è ora di riprogrammare il software dell’antifascismo».

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