Cinque anni. I tempi discografici di Marina Rei sono piuttosto dilatati: il suo ultimo album, Per essere felici, era uscito nel 2020. Ora la cantautrice romana interrompe il silenzio artistico con il singolo Domenica dicembre, disponibile dal 22 marzo, un brano in cui affronta la perdita di suo padre, scomparso nel 2021. Il brano anticipa il nuovo album, di cui non si conosce ancora il titolo, che verrà pubblicato il 16 maggio.
«Ho scritto il testo un paio d’anni fa: chi scrive canzoni ha questa possibilità di esorcizzare il dolore e liberarsi. Parlarne ti aiuta a prenderne consapevolezza e arrivare all’accettazione. In qualche modo la scrittura mi ha sollevato, ma la parte più dolorosa è stata quando ho provato a tradurre i miei sentimenti in musica». Con questo brano, musicalmente parlando, Rei ha ritrovato quell’anima soul che ne aveva caratterizzato gli esordi all’inizio degli anni 90: merito anche di un produttore …
Cinque anni. I tempi discografici di Marina Rei sono piuttosto dilatati: il suo ultimo album, Per essere felici, era uscito nel 2020. Ora la cantautrice romana interrompe il silenzio artistico con il singolo Domenica dicembre, disponibile dal 22 marzo, un brano in cui affronta la perdita di suo padre, scomparso nel 2021. Il brano anticipa il nuovo album, di cui non si conosce ancora il titolo, che verrà pubblicato il 16 maggio.
«Ho scritto il testo un paio d’anni fa: chi scrive canzoni ha questa possibilità di esorcizzare il dolore e liberarsi. Parlarne ti aiuta a prenderne consapevolezza e arrivare all’accettazione. In qualche modo la scrittura mi ha sollevato, ma la parte più dolorosa è stata quando ho provato a tradurre i miei sentimenti in musica». Con questo brano, musicalmente parlando, Rei ha ritrovato quell’anima soul che ne aveva caratterizzato gli esordi all’inizio degli anni 90: merito anche di un produttore come Riccardo Sinigallia «che ha capito perfettamente dov’ero e quale fosse la direzione da prendere».
Music Corner con Marina Rei
Il padre di Marina Rei, vero nome Marina Restuccia, non era un personaggio qualsiasi: batterista di fama, ha lavorato per anni a fianco di Ennio Morricone: «Del maestro ho due tipi di ricordi, quelli da bambina, quando mio padre mi portava in studio o ai concerti e io lo vedevo come un uomo importante, una specie di eroe. Poi ho avuto la fortuna di conoscerlo sotto un altro aspetto: in una intervista parlò di me, della mia voce dopo aver ascoltato un mio disco. Poco dopo Riccardo Sinigallia e Valerio Mastandrea scrissero Che male c’è, dedicata a Federico Aldrovandi. Registrai quella canzone su cd e dissi a mio padre se aveva voglia di farla ascoltare al maestro. Un giorno mi arrivò una telefonata: era Ennio, il brano gli era piaciuto, andai da lui perché prima di scrivere l’orchestrazione voleva cantarla al piano con me. Mi sono trovata a cantare con lui che mi dirigeva, ero incredula. Io che cantavo e Morricone al piano. Non so dove ho trovato la voce. Per una come me sempre piena di dubbi fu una situazione irripetibile».
Sui suoi intervalli artistici, Rei ha le idee chiare: «Non sono per niente strategica, non programmo niente. Ci sono tanti autori che vanno in studio tutti i giorni, con metodo. Ci sono canzoni scritte 5 o 6 anni fa, erano rimaste lì, pensavo di fare un nuovo disco ma non ho fatto nulla finché non avuto le idee chiare». La carriera di Rei ha subito qualche interruzione anche per le scelte di un’artista che non ama la comfort zone: «Nella carriera di un musicista ci sono tante fasi, devi sperimentare per capire chi sei. Quando arriva la popolarità devi decidere se fare delle rinunce importanti e dedicarti solo alla musica di cui sei sicura e consapevole. Lì ti liberi dalle regole di mercato per arrivare a un punto in cui ti riconosci».
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Rei ha fatto parte di una generazione di artisti (Consoli, Gazzé, Fabi, Silvestri) che hanno cambiato la storia del cantautorato con un linguaggio molto diverso da quello di oggi: «Le nuove generazioni parlano della loro collettività, che è distante da noi. Oggi c’è molta attenzione alla loro sofferenza, all’insofferenza di gestire il loro vissuto rispetto al contesto. Ma vanno capiti, soprattutto quelli che hanno vissuto il covid hanno un po’ il freno a mano tirato perché hanno capito sulla loro pelle che le cose possono finire dall’oggi al domani».