ROMA – Anche io ho fatto le medie con indirizzo musicale. Suonavo il violino. Malissimo». Diodato entra nella scuola di Palermo De Amicis - Da Vinci lasciando fuori la sua fama di cantante di successo. Seguendo l’intenzione del suo brano Un atto di rivoluzione, uscito all’inizio di ottobre 2024, l’artista tarantino ha deciso di incontrare, durante il suo ultimo tour, una serie di associazioni impegnate nel sociale. La tappa palermitana è stata organizzata con l’associazione Blitz, un progetto pensato dalla regista teatrale Margherita Ortolani e Vito Bartucca, ospitato nella scuola che ha sede nel quartiere Zisa/Noce, con la complicità della preside Giovanna Genco. Insieme, hanno creato un laboratorio di musica e teatro dedicato ai giovani studenti, che si misurano con l’esperienza di far parte di un’orchestra.
ROMA – Anche io ho fatto le medie con indirizzo musicale. Suonavo il violino. Malissimo». Diodato entra nella scuola di Palermo De Amicis - Da Vinci lasciando fuori la sua fama di cantante di successo. Seguendo l’intenzione del suo brano Un atto di rivoluzione, uscito all’inizio di ottobre 2024, l’artista tarantino ha deciso di incontrare, durante il suo ultimo tour, una serie di associazioni impegnate nel sociale. La tappa palermitana è stata organizzata con l’associazione Blitz, un progetto pensato dalla regista teatrale Margherita Ortolani e Vito Bartucca, ospitato nella scuola che ha sede nel quartiere Zisa/Noce, con la complicità della preside Giovanna Genco. Insieme, hanno creato un laboratorio di musica e teatro dedicato ai giovani studenti, che si misurano con l’esperienza di far parte di un’orchestra.
Diodato racconta la sua visita nella scuola palermitana nella prima di tre puntate video dedicate a questo suo viaggio nelle realtà spesso invisibili animate dalle associazioni: tre episodi in formato minidoc, con il primo disponibile da domani sul sito di Repubblica (il secondo episodio sarà in rete dal 7 aprile). Nei visi dei ragazzi protagonisti di questa esperienza si legge una contentezza che sembra già un miracolo in un contesto in cui la narrazione si concentra solo sulla bruttezza e sul disagio. La domanda di partenza, che ha mosso tutto questo tentativo, è se davvero l’arte possa migliorare la vita delle persone, grandi e piccole. La risposta sta nell’entusiasmo dei ragazzi, alcuni dei quali passati per esperienze migratorie molto complicate.
«Abbiamo visto arrivare questi di gruppi di ragazzini, spesso soli, e abbiamo pensato che sarebbero stati pronti per essere coinvolti in situazioni brutte», racconta nel minidoc una delle responsabili di Blitz, «una volta, durante una festa di piazza proprio a Ballarò, uno dei bambini si è avvicinato a me e ha chiesto “ma io posso ridere qui?”. Non sapeva se gli era permesso ridere in una situazione di totale rilassatezza». Un timore che è anche frutto di una disastrosa percezione del presente e del futuro, raccontata da personaggi che hanno un’aberrante visione ideologica che punta sempre di più a impoverire il dibattito, la mente e l’anima di chi la percepisce come unica realtà esistente.
Diodato ha scelto di raccontare queste realtà perché sono storie di persone che hanno deciso di agire, di affrontare problemi complessi con coraggio e determinazione, senza cercare un tornaconto personale.
Questo piccolo progetto del cantautore nasce dalla volontà di dare voce a chi, ogni giorno, compie il proprio atto di rivoluzione attraverso la conoscenza, l’arte, l’educazione, la solidarietà e l’empatia, trasformando concretamente il mondo in cui viviamo. I ragazzi di questa scuola arrivano, a fine percorso, a diventare parte di un’orchestra e a comprenderne il potere terapeutico del teatro. «Perché vi piace recitare?», chiede Diodato agli studenti. E una ragazza risponde: «Perché ci appassiona».