Quando è apparsa a X Factor con un brano come Bandiera, un inno femminista potente e con un linguaggio molto esplicito, in molti hanno pronosticato per lei un futuro artistico di sicuro successo. Poi i giudici hanno deciso di non portarla fino alla gara, ma per Giulia Mei non è stato un trauma. Cantautrice e pianista di origini palermitane, laureata al Conservatorio e trapiantata a Milano dal 2022, Mei ha già alle spalle un album (Diventeremo adulti del 2029) e una serie di riconoscimenti di prestigio: il Premio Alberto Cesa, il Premio Lauzi, il Premio del pubblico a Musicultura, la finale del Premio De André e altro ancora. Nel 2023 il suo singolo Bandiera (su etichetta Sound To Be), pubblicato alla vigilia della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne, riceve un'accoglienza entusiasta dalla critica e viene scelto come colonna sonora ufficiale delle manifestazioni del 25 novembre. Da poco ha pubblicato il nuovo album Io della musica non ci ho capito …
Quando è apparsa a X Factor con un brano come Bandiera, un inno femminista potente e con un linguaggio molto esplicito, in molti hanno pronosticato per lei un futuro artistico di sicuro successo. Poi i giudici hanno deciso di non portarla fino alla gara, ma per Giulia Mei non è stato un trauma. Cantautrice e pianista di origini palermitane, laureata al Conservatorio e trapiantata a Milano dal 2022, Mei ha già alle spalle un album (Diventeremo adulti del 2029) e una serie di riconoscimenti di prestigio: il Premio Alberto Cesa, il Premio Lauzi, il Premio del pubblico a Musicultura, la finale del Premio De André e altro ancora. Nel 2023 il suo singolo Bandiera (su etichetta Sound To Be), pubblicato alla vigilia della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne, riceve un'accoglienza entusiasta dalla critica e viene scelto come colonna sonora ufficiale delle manifestazioni del 25 novembre. Da poco ha pubblicato il nuovo album Io della musica non ci ho capito niente, realizzato con l’aiuto di ospiti come Rodrigo D’Erasmo, Anna Castiglia e Mille. Il 30 marzo è partito il suo tour nei club che si chiuderà il 31 maggio a Padova.
Cominciamo da “Bandiera”. A X Factor, dopo la prima apparizione, sembrava destinata a un percorso lungo. Non è che tutta questa irruenza diciamo sentimentale ha spaventato i giudici?
"Possibile. Ho anche imparato a non limitarmi in questo. A volte mi chiedevo se non fosse troppo, ma non so farne a meno. Io sono così anche nella vita, anche quando mi muovo faccio cadere le cose, sono una specie di terremoto. Impossibile che nella musica non si noti, ma non è importante. Non si può piacere a tutti”.
Lei è una tempesta emotiva. Il suo stile arriva dritto, senza compromessi, come se ci fosse un’anima punk dentro di lei.
“Sono sovversiva anche quando racconto della mia vita quotidiana. Famiglia, esperienze, cerco di raccontare quello che vedo guardando tutto da un punto di vista diverso tentando di trovare una sfumatura che metta a fuoco quello che dicendo. Il mio obiettivo è decostruire la forma, liberarmi dai preconcetti, dalle regole discografiche e anche da noi stessi. Cerco di recuperare la dimensione fanciullesca, come i bambini che giocano per il gusto di farlo”.
Che vuol dire “la sessualità di una donna è bella e buona solo quando non si entra nei dettagli”?
“Mi riferisco al fatto che si fa ancora fatica a parlare in modo spicciolo del nostro apparato genitale, di come funziona il corpo di una donna, delle mestruazioni. Il mondo maschile ha grandi difficoltà ad approfondire questi aspetti. Spesso ci si aspetta dalle donne un comportamento che non deve appartenere necessariamente alle donne: non sempre, per esempio, desideriamo la maternità. A volte aspiriamo a cose diverse, vite diverse, al limite possiamo anche voler girare dei porno”.
Il suo femminismo è un’istanza condivisa, ma forse lei usa linguaggio più diretto di molte sue colleghe. E’ solo carattere o ci sono motivi legati alla vita vera?
“Entrambe le cose. Il mio carattere, il mio modo di parlare terra terra, carnale, entra nelle mie canzoni. Per quanto riguarda la vita vera, sento l’esigenza di non perdermi in immagini surreali che non servono. Sento la rabbia di non poter fare liberamente certe cose. E non riuscirei a raccontarle tutto questo in modo diverso”.
Il suo stile è complesso: dentro ci sono il cantautorato diciamo classico, l’elettronica e l’esperienza della musica classica. È complicato mettere insieme queste anime?
“È diventato spontaneo di recente. Il disco nasce da una lunga ricerca, sono uscita dalla comfort zone e mi sono messa in discussione. Volevo cercare di trovare una mia cifra. Ma è stato tutto spontaneo, le canzoni nascono dalle cose che mi piacciono, che mi rappresentano musicalmente. Alla fine è anche semplice, mescolare vari mondi rappresenta la ricerca di un caos che mi rappresenta al meglio. È una modalità che sento mia”.
Quanto conta la Sicilia nelle sue canzoni?
“Tantissimo, penso e spero che questo si respiri. Uso tante espressioni in dialetto, la Sicilia è la mia terra ma è dentro di me, influenza il mio modo di vivere la vita, di vivere emozioni e trasformarle in canzoni. Certe sensazioni riesco a raccontarle solo in palermitano. A volte sono espressioni anche aggressive, ma è un modo di far pesare le origini a quelle persone che si dimenticano il passato”.
È come se ci fossero due parti in lei: una arrabbiata e una ferita e un po’ dolente.
“Sì, c’è sempre una bambina ferita dentro di noi. E’ il frutto della constatazione delle ingiustizie, della delusione che porta alla rabbia. Ma spero che alla fine si intraveda una luce. La rabbia è anche un sentimento nobile, spesso porta a un cambiamento. C’è fragilità, ne ho mille tipi, ma mi guardo intorno e cerco una soluzione per risolvere”.
Banalmente, quali sono i suoi riferimenti musicali?
“Tantissimi, da quando è entrata l’elettronica si sono ampliati. De André, Tori Amos, artisti francesi, Leonard Cohen, e poi tanta classica, quella romantica. Mi piace il pianismo classico. Sono molto curiosa, mi piace vedere cosa può raccontare la musica. Amo i Baustelle, Dimartino, Carmen Consoli e una maestra come Rosa Balistreri”.