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Venerus: “Sono fuori dal mainstream perché la musica è cuore e fatica, ce lo insegnano i Beatles"

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Dopo due anni di silenzio, l’artista milanese pubblica il nuovo singolo “Ti penso”
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Due album alle spalle, ma soprattutto una meritata fama di artista fuori dagli schemi dell’attuale mondo discografico. Venerus, milanese di San Siro, 1992, ha vissuto per cinque anni a Londra, dove è venuto a contatto con le scene musicali multirazziali di Brixton e Notting Hill. Tornato in Italia, prima a Roma e poi di nuovo a Milano, ha inciso due album, Magica musica nel 2021 e Il segreto nel 2023, che hanno messo in luce il suo naturale eclettismo e la sua volontà di realizzare musica senza artifici, in controtendenza rispetto alle abitudini del mainstream di oggi. Mille riferimenti, dai cantautori anni Settanta alla musica soul, sempre elaborati in modo contemporaneo e trasformati in canzoni realizzate quasi in presa diretta. Dopo due anni di assenza, Venerus torna con il singolo Ti penso, una sorta di favola metropolitana con i colori dell’r&b anni Novanta.

“Ti penso” è una canzone con uno stile che rimanda a certe produzioni r&b anni Novanta, dopo le tante citazioni an…

Due album alle spalle, ma soprattutto una meritata fama di artista fuori dagli schemi dell’attuale mondo discografico. Venerus, milanese di San Siro, 1992, ha vissuto per cinque anni a Londra, dove è venuto a contatto con le scene musicali multirazziali di Brixton e Notting Hill. Tornato in Italia, prima a Roma e poi di nuovo a Milano, ha inciso due album, Magica musica nel 2021 e Il segreto nel 2023, che hanno messo in luce il suo naturale eclettismo e la sua volontà di realizzare musica senza artifici, in controtendenza rispetto alle abitudini del mainstream di oggi. Mille riferimenti, dai cantautori anni Settanta alla musica soul, sempre elaborati in modo contemporaneo e trasformati in canzoni realizzate quasi in presa diretta. Dopo due anni di assenza, Venerus torna con il singolo Ti penso, una sorta di favola metropolitana con i colori dell’r&b anni Novanta.

“Ti penso” è una canzone con uno stile che rimanda a certe produzioni r&b anni Novanta, dopo le tante citazioni anni Settanta dei dischi precedenti.

“Quelle influenze erano presenti soprattutto nell’ultimo disco, Il segreto, figlio di quella modalità in presa diretta. Quell’esperimento era uno sfizio che ci volevamo togliere. Questo è un altro salto nel tempo, ma non lavoriamo basandoci molto sui riferimenti, facciamo un po’ quello che viene. Gli altri brani del nuovo album, che uscirà nei prossimi mesi ma di cui non sappiamo ancora la data di pubblicazione precisa, spaziano tanto. Questo sarà un disco in stile Mtv: l’altro era più coerente, questo è più variopinto”.

Sembra la storia di una benefica ossessione, in senso positivo, una fase dell’innamoramento in cui è impossibile staccare lo sguardo dalla persona che si ama. Il tutto raccontato con una angolazione metropolitana.

La canzone in realtà nasce dalla seconda strofa Inizialmente era nata su una produzione totalmente diversa, ma il cuore del brano era questa lista di sentimenti. Poi la canzone ha fatto tanti viaggi, è figli di un incrocio di menti, ho lavorato molto con Filippo Cimatti, il mio produttore e con Andrea Cleopatria, che segue tutta la parte visual. Ho scritto tanto insieme a loro, che sono anche i miei migliori amici. È stato bello aprirmi al confronto, di solito facevo da solo. Il confronto porta a cose belle".

Ha detto che le storie che racconta sono inventate. Lo è anche questa?

“In realtà le storie sono quasi sempre vere, forse nell’ultimo disco non tanto, ma c’è sempre un sentimento concreto, che magari non è didascalico, ma parte da qualcosa di reale. Anche qui la parte principale è stata scritta in un momento d’incontro. Questo permette di realizzare anche una sorta di confessione: quando dentro una canzone c’è la vita ,si sente una spinta in più”.

Lei incide dischi in un modo molto artigianale, decisamente controtendenza rispetto al mercato di oggi. Il che la rende però anche molto più riconoscibile.

“So cosa c’è fuori da questa bolla, vedo dove sta andando il mondo. Per fortuna non ho nessun interesse a cambiare il mio universo creativo, anche se sono uno che produce musica. Sono cresciuto facendo scoperte, faccio di tutto per non ripetermi, ma è una questione culturale: il mio riferimento è la musica, quello che imparo ogni giorno. Per me è un approccio indispensabile soprattutto adesso che tutto questo non è così comune. Da fuori poi si vede di più questa differenza, io non me accorgo più di tanto e non mi confronto molto con il mondo della musica. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che la vedono come me, e questo mi ha protetto da qualsiasi vicissitudine. C’è una sorta di etica nel mio di pensare la musica”.

Pur con tutte le differenze evidenti, viene da associarla a Lucio Corsi. In questa discografia folle e a volte incomprensibile c’è bisogno di Sanremo per ridare visibilità a progetti fuori schema?

"È lo stato in cui versa la Cultura. Lui ha dimostrato, essendo un artista vero, che quando sei di fronte a milioni di persone, chi sa fare questo mestiere sa farsi riconoscere. Mi piace molto, lo stimo, ho gioito nel vederlo su quel palco. Siamo molto settati sull’idea che tutto possa rappresentare un contenuto, ma purtroppo non è così. Spero che sia una lezione per la discografia, che ci si renda che quel “però alla gente non piace” in molti casi è una cazzata. Tutti quelli pompatissimi con soldi, stylist, copertine spariscono di fronte a uno bravo. Lucio ha vinto, questa è la realtà”.

Lei andrebbe a Sanremo?

“Se ci fosse l’occasione andrei, voglio vivere qualsiasi tipo di esperienza, ovviamente senza leccare nessuno”.

Ha raccontato che per lei la visione di “Get back”, il documentario sui Beatles, è stata un’illuminazione.

"Per me è stata la Stele di Rosetta, una visione che ti consente di decodificare una serie di cose. Ti rendi conto di quanto quegli artisti erano veri, erano lì per la musica, guardandoli lavorare capisci cosa vuol dire essere un musicista, qual è il cuore di questo mestiere. È cambiato tutto, ma noi nel 2025 facciamo ancora dischi, siamo ancora in quella dimensione, quella della musica registrata. Vedere i grandi farlo, specialmente oggi, è molto formativo. Le priorità sono sedersi lì e provare e riprovare le canzoni. Adesso il procedimento non è più lo stesso, ogni giorno esce una quantità di musica enorme, ma bisogna chiedersi cosa vuol dire oggi essere un musicista, qual è il tuo ruolo, farsi qualche domanda in più”.

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