Senso d’inadeguatezza/ depressione/ attacchi di panico/ dipendenze/ convinti di scappare dalla morte/ siamo scappati dalla vita. Niccolò Contessa/i cani ha aspettato ancora una volta se stesso. Succedeva con Un altro Dio, canzone del 2021, una delle tante arrivate senza preavviso. Ci ha abituati all’esistenzialismo, al deragliamento umano, alla matematica, alla psicanalisi, alla violenza, alla morte. Entrare nello stato indipendente di Post mortem — caricato online senza annunci — significa guardare dentro il suo abisso: ma è inutile far finta di ascoltare un disco che non ci riguarda; l’abisso è anche dentro di noi.
Il tempo, per l’osservatore, è cristallizzato a nove anni fa, quando uscì la terribile e meravigliosa carezza che fu Aurora, ma nel frattempo Contessa ha scritto per i grandi del pop (da Max Pezzali a Marco Mengoni) ed è stato candidato ai David di Donatello come autore di colonne sonore (I predatori di Sergio Castellitto).
Dall’accusatio di apertura, Io, alla depressione di Buco nero, e poi la nascita (Madre), l’allucinazione amorosa (Carbone), il “tutto è corrotto/ tutto è sbagliato” di Nella parte del mondo in cui sono nato che è un po’ il suo produci-consuma-crepa, i suoni qui spesso sono proiettili. Altri, hanno forme respingenti come corazze a proteggere parole troppo dure per essere affrontate senza un filtro di protezione, fatta eccezione per Felice, che ricorda Franco Battiato, e per pochi altri momenti, come il finale catartico – sembra quasi di essere sulla barca di Caronte – di Un’altra onda.
Il dopo morte, forse, è allora come una passeggiata nella Zona descritta da Tarkovskij in Stalker. Il posto più freddo, invece, è qui: un file audio su un pc.
Post mortem
i cani
42 Records
Voto 5/5