James Senese, stregone della musica: “Franco, Pino, mia moglie: scrivo dischi con i fantasmi”
di Carmine Saviano“Era un intervento programmato. Certo, lo dovevo fare un po’ più in la. Ma qua abbiamo sempre ottant’anni e il corpo fa quello che vuole”. Ce lo fa sapere James Senese poche ore dopo il ricovero d’urgenza all’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli per un’ernia strozzata. “Adesso qualche giorno di riposo assoluto e poi riprendiamo con le prove del tour”. Concerti nei quali il sassofonista presenterà Chesta nun è ‘a Terra mia il nuovo disco in uscita il 2 maggio.
E per parlarne avevamo incontrato Senese il giono prima, al centro della sua porzione di terra, nella palazzina in fondo al Parco Ice Snei di Miano, quartiere a nord di Napoli, la parte della città che il mare se lo sogna: con negozi che promettono panini alla piastra a tutte le ore e di trasformare ogni casa in un laboratorio shabby chic,…
“Era un intervento programmato. Certo, lo dovevo fare un po’ più in la. Ma qua abbiamo sempre ottant’anni e il corpo fa quello che vuole”. Ce lo fa sapere James Senese poche ore dopo il ricovero d’urgenza all’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli per un’ernia strozzata. “Adesso qualche giorno di riposo assoluto e poi riprendiamo con le prove del tour”. Concerti nei quali il sassofonista presenterà Chesta nun è ‘a Terra mia il nuovo disco in uscita il 2 maggio.
E per parlarne avevamo incontrato Senese il giono prima, al centro della sua porzione di terra, nella palazzina in fondo al Parco Ice Snei di Miano, quartiere a nord di Napoli, la parte della città che il mare se lo sogna: con negozi che promettono panini alla piastra a tutte le ore e di trasformare ogni casa in un laboratorio shabby chic, con i giganteschi graffiti di Maradona e Senese che prendono intere facciate degli edifici e guardano le persone in attesa alla fermata dell’autobus come ad infondere pacienza, coraggio e resistenza.
“La tenete la moneta da 5 centesimi per l’ascensore?”, ci chiede Senese al citofono mentre gli addetti alle pulizie ci consigliano, con gentile fermezza, di aspettare un attimo, “le scale sono bagnate”. Tre piani a piedi, Senese perfetto ed elegante padrone di casa, ci conduce nel suo studio. Alle pareti verdi le foto e i vinili che raccontano di oltre sessant’anni di musica. Ci soffermiamo sulla prima edizione del vinile d’esordio dei Napoli Centrale, cinquanta anni fa, l’avvio della rivoluzione del Neapolitan Power: jazz e funk, liriche impegnate e cazzimma per raccontare quella e tutte le altre periferie. “Non mi prendete per pazzo, ma anche l’ultimo disco io l’ho scritto con Franco”, Del Prete, il batterista dei Napoli Centrale scomparso nel febbraio del 2020. “Infatti l’ho scritto come se fossi un cantante. Le melodie e le parole è come se fossero arrivate parlando con lui”.
Canzoni amare e senza nessun compromesso, parole che arrivano osservando quello che non va, si soffermano sulle assenze: ecologia e spirito di comunità, libertà d’espressione e compassione. “Quello che il sistema della musica chiede oggi a me non interessa proprio. Mezzo secolo a costruirmi come artista e adesso dovrei fare quello che chiedono? Mai, nun se ne parla proprio”.
E poi lo sguardo va su una foto che Senese ha dietro la sua scrivania, invasa da cavi e microfoni collegati al computer su cui lavora. Su un palco ci sono lui e Pino Daniele, si guardano negli occhi e si sorridono. “Devo dire la verità, non mi piace quello che stanno facendo con Pino. Ho capito che ci sono gli anniversari ma forse a lui tutte queste celebrazioni non sarebbero piaciute assai. Lo stanno trattando come a quello là” e indica la televisione accesa dall’altra parte dello studio, le immagini che raccontano della morte del Papa. “Adesso a Francesco lo fanno santo ma quando era in vita non l’hanno pensato proprio”.
E poi resta un attimo in silenzio prima di raccontare di quella telefonata con Pino Daniele, 1976 o giù di lì. “Lo prendemmo come bassista nei Napoli Centrale anche se non aveva neanche il basso. Glielo comprammo noi. Lo so, racconto sempre ‘a stessa cosa. Ma è per dire che lui ci aveva capiti, in una cosa eravamo uguali: la ricerca, la sperimentazione”, la musica che è tale solo se cerca e trova linguaggi nuovi: “Ci ho provato anche nel mio ultimo disco. Ho pensato a Coltrane e Miles Davis”.
Gli chiediamo dei concerti fatti insieme con Daniele: “Con Pino ogni sera era magica. Se penso al live a piazza Plebiscito del 1981 mi emoziono ancora”. E poi quello a San Siro, 27 giugno 1980, in apertura a quello che sarebbe stato l’ultimo concerto italiano di Bob Marley. “Eravamo felici. Sicuramente un po’ stralunati… ma felicissimi. Adesso ti faccio vedere una cosa che conservo con un po’ di gelosia”. E cerca un file tra le cartelle del computer, lo avvia. Immagini dei live di Senese intervallate dagli interventi di Pino Daniele - “La musica di James e dei Napoli Centrale è sempre stata musica del futuro. Parte dal presente ma ci racconta quello che succederà" - e di Enzo Gragnaniello: “Dal vivo James va in una dimensione mistica. E’ uno stregone. Evoca energie e forze che non sono normali”. Senese spegne il file e ci guarda: “Se dobbiamo definire la mia musica, io che parlo a fare? Scrivete quello che hanno detto Enzo e Pino: è meglio no?”, sorride.
E dopo Franco Del Prete e Pino Daniele, Senese guarda un’altra volta al passato. Lo fa quando gli chiediamo a chi fa ascoltare in anteprima le sue canzoni. “Le facevo ascoltare a mia moglie che non c’è più. Lei mi conosceva più di tutti”. E poi il futuro lo chiama di nuovo. “Guagliò, oggi devo fare le prove, abbiamo finito?”, anche qui con gentile fermezza. “Aspetta che ti do la cinque centesimi per l’ascensore. Non la vuoi? E allora scendi a piedi, fa bene”, sorride ancora. “Ci vediamo ai concerti”, prima di chiudere la porta. Quei concerti in cui James Senese, ‘o stregone, darà voce e sassofono per infondere a chi ascolta pacienza, coraggio e resistenza. E non c’è ernia strozzata che tenga.