Concerto Primo maggio, che cosa significa questa piazza gioiosa
di Gino CastaldoROMA – Dicendo Primo Maggio percepiamo già un suono che sa di musica dal vivo, di aria aperta, di festa. Gioia e rivoluzione, si sarebbe detto un tempo. Negli anni è diventato per definizione il più importante appuntamento italiano della musica dal vivo, come un raduno pop riassunto in una sola giornata, idealmente legato alle tematiche del lavoro, o forse anche non del tutto. Oggi ci sarà come da tradizione una enorme rappresentanza della canzone, decine di artisti per circa dieci ore di musica, a loro volta presentati da tre cantanti, Big Mama, Noemi e Ermal Meta, ripetendo una formula che l’anno scorso sembrò molto ben riuscita.
ROMA – Dicendo Primo Maggio percepiamo già un suono che sa di musica dal vivo, di aria aperta, di festa. Gioia e rivoluzione, si sarebbe detto un tempo. Negli anni è diventato per definizione il più importante appuntamento italiano della musica dal vivo, come un raduno pop riassunto in una sola giornata, idealmente legato alle tematiche del lavoro, o forse anche non del tutto. Oggi ci sarà come da tradizione una enorme rappresentanza della canzone, decine di artisti per circa dieci ore di musica, a loro volta presentati da tre cantanti, Big Mama, Noemi e Ermal Meta, ripetendo una formula che l’anno scorso sembrò molto ben riuscita.
Difficile, ammesso che abbia senso, trovare un’identità musicale precisa in un cast che va da Achille Lauro a Tredici Pietro, per rispettare l’ordine alfabetico (e che in quest’ordine Centomilacarie precedano Dente è solo uno scherzo del caso) passando per tante voci femminili come Joan Thiele, Arisa, Serena Brancale, Elodie, Giorgia. Se aggiungiamo Brunori Sas, Rocco Hunt, Lucio Corsi e altri, ci rendiamo conto che l’elenco assomiglia molto a quello di Sanremo. L’identità musicale del concertone è oggi più che mai sfumata, rispecchiando lo skyline della scena contemporanea. Del resto, per chi cerca assonanze politiche, le cose si erano già confuse nel 1990, edizione dedicata al centenario della ricorrenza. C’erano i Pooh, e Roby Facchinetti festeggiò il suo di compleanno, con torta e candeline, senza che nessuno ci trovasse qualcosa di strano.
Pochi ricordano che molti anni fa ci fu anche una specie di scippo. Per un anno, nel 2000, la festa saltò, si disse, per non disturbare il Giubileo in corso, e finì per diventare il giubileo dei lavoratori a Tor Vergata, con la benedizione papale, così che si arrivò all’assurdo di portare sotto l’ombrello religioso una delle poche feste autenticamente laiche a disposizione. Poi per fortuna si tornò al “profano” concertone a San Giovanni.
Storicamente un punto di svolta più o meno definito c’è stato quando sul palco nel 2018 si presentò Sfera Ebbasta pieno di gioielli e orologi d’oro. A qualcuno sembrò uno sfregio rivolto al mondo del lavoro. Ma in realtà, al di là di facili moralismi, certificava una volta per tutte che un artista che esibiva su quel palco non doveva per forza immedesimarsi col tema della giornata, anzi. Altri tempi quando c’erano artisti disposti a usare la diretta per scardinare consuetudini, vedi Piero Pelù che nel 1993 infilò un preservativo sul microfono di Vincenzo Mollica, oppure l’indimenticabile performance di Elio e le Storie Tese nel 1991 quando improvvisarono a sorpresa un elenco di nomi caldi della politica, compreso l’allora presidente della Rai Enrico Manca, spiegando poi: “Evidentemente il popolo italiano non è deficiente, se tutti gli anni elegge questi uomini è perché ha capito che loro lo fanno nel nome della nazione e nel nome dell’amore”, gettando nel panico la televisione che staccò in fretta su un impreparato e incolpevole Vincenzo Mollica.
Anni dopo il gruppo ha inciso un pezzo intitolato Complesso del Primo Maggio che recita: “Questa è la canzone del complesso del Primo Maggio che in genere si esibisce sotto il sole del pomeriggio con la chitarra acustica accordata calante che la gente che balla a torso nudo neanche la sente”, a proposito di un certo cliché antropologico che si era creato sulla tipologia delle noiose e impegnatissime band folk-rock tipiche del Concertone. Ma di sicuro questo cliché, se mai c’è veramente stato, oggi è del tutto scomparso.
Da Sanremo al Primo Maggio i nomi che girano sono più o meno gli stessi, difficile marcare una linea netta di differenza. Circola anzi nell’ambiente musicale, quando si parla del Primo Maggio, sempre più spesso la parola “festivalbar” per definire un arco stilistico sempre più largo, che arriva fino a Gabry Ponte, un’opacità che nel tempo ha incoraggiato lo sviluppo di manifestazioni alternative, come il sempre più consolidato “Uno Maggio Taranto libero e pensante”, diretto da Diodato, Roy Paci e Michele Riondino, che quest’anno festeggia il suo decennale, con ospiti di riguardo come Motta, La Nina e tanti altri.
A San Giovanni rimane il primato del grande raduno di massa, della celebrazione collettiva della musica dal vivo che in questi tempi di finzioni e intelligenza artificiale è un presidio essenziale di cultura e autenticità, e anche la possibilità, per molti artisti emergenti, di affiancare i più famosi per celebrare la festa del lavoro. Ricordando magari che anche la musica è un lavoro, prezioso e insostituibile e come tale andrebbe protetto e difeso. E se festa deve essere, che festa sia.