✕

“Schegge” di Giorgio Poi: il nuovo disco tra nostalgia, elettronica e poesia fragile

Ascolta l'audio

Nel suo quarto album, il cantautore mescola indie, French Touch e visioni malinconiche per raccontare lo smarrimento del presente con stile unico e delicato
1 minuti di lettura

«Le canzoni sono sempre ridicole, scusate, lo so»: Giorgio Poi, un classe 86 nato a Novara, romano d’adozione ma sostanzialmente giramondo, è un cantautore che non alza la voce. La sua ispirazione è indie, ma il suo mondo musicale è complesso e stratificato. Con il quarto disco mette a fuoco il suo universo di artista delicato ma mai evanescente anche con l’aiuto di Laurent Brancowitz dei Phoenix, che fa sentire il soffio della celebre scuola elettronica chiamata French Touch soprattutto in Les Jeux Sont Faits.

Che a ben vedere contiene tutti gli indizi necessari per mettere a fuoco l’immagine di un artista che procede per pensieri frammentati, per visioni sentimentali fragili e un po’ nostalgiche, come quando racconta che “Le nostre storie sono piccole e alcune stelle nel cielo non esistono più” oppure dipinge scenari fatti di bombe sugli alveari e di cieli bucati da sputi. Nelle nove tracce del disco (con un solo bran…

«Le canzoni sono sempre ridicole, scusate, lo so»: Giorgio Poi, un classe 86 nato a Novara, romano d’adozione ma sostanzialmente giramondo, è un cantautore che non alza la voce. La sua ispirazione è indie, ma il suo mondo musicale è complesso e stratificato. Con il quarto disco mette a fuoco il suo universo di artista delicato ma mai evanescente anche con l’aiuto di Laurent Brancowitz dei Phoenix, che fa sentire il soffio della celebre scuola elettronica chiamata French Touch soprattutto in Les Jeux Sont Faits.

Che a ben vedere contiene tutti gli indizi necessari per mettere a fuoco l’immagine di un artista che procede per pensieri frammentati, per visioni sentimentali fragili e un po’ nostalgiche, come quando racconta che “Le nostre storie sono piccole e alcune stelle nel cielo non esistono più” oppure dipinge scenari fatti di bombe sugli alveari e di cieli bucati da sputi. Nelle nove tracce del disco (con un solo brano strumentale, Schegge) si possono riconoscere diversi riferimenti, da Max Gazzè a Andrea Laszlo De Simone a Calcutta fino al Wall Of Sound di Phil Spector (Uomini contro insetti, dove si cita anche Bertrand Russell), ma lo stile di Poi resta riconoscibile e personale. Il suo gusto melodico, i suoi ritratti sospesi, la sua sensazione di essere sempre un po’ fuori posto raccontano lo smarrimento di chi vive nell’oggi cercando di dare un senso alle cose, di trovare un punto da cui poter sempre ripartire. Anche se sono i biscotti della fortuna a dire sempre la verità.

Leggi i commenti