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Pink Floyd, c’e una macchina del tempo nell’anfiteatro di Pompei. La recensione

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Pubblicata per la prima volta ufficialmente la colonna sonora del concerto in solitaria dell’ottobre del 1971 che la band tenne negli scavi della città campana
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L’effetto è straniante e trattandosi dei Pink Floyd viene da aggiungere che ci mancherebbe altro. Ma qui si tratta di abituarsi ad ascoltare quella musica senza le immagini che l’hanno resa leggendaria: senza il piano sequenza sull’anfiteatro di Pompei, senza le passeggiate tra bolle di fango e rocce vulcaniche, senza le carezze al cane che diventa guest star sul blues di Mademoiselle Nobs. Ad accompagnare, infatti, la nuova versione restaurata del Pink Floyd at Pompeii - un successo nelle sale italiane - c’è anche la colonna sonora di quel concerto in solitaria dell’ottobre del 1971. Colonna sonora che, dopo decine di bootleg, viene pubblicata ufficialmente per la prima volta.

Un live che racconta di una band in transizione, con Waters, …

L’effetto è straniante e trattandosi dei Pink Floyd viene da aggiungere che ci mancherebbe altro. Ma qui si tratta di abituarsi ad ascoltare quella musica senza le immagini che l’hanno resa leggendaria: senza il piano sequenza sull’anfiteatro di Pompei, senza le passeggiate tra bolle di fango e rocce vulcaniche, senza le carezze al cane che diventa guest star sul blues di Mademoiselle Nobs. Ad accompagnare, infatti, la nuova versione restaurata del Pink Floyd at Pompeii - un successo nelle sale italiane - c’è anche la colonna sonora di quel concerto in solitaria dell’ottobre del 1971. Colonna sonora che, dopo decine di bootleg, viene pubblicata ufficialmente per la prima volta.

Un live che racconta di una band in transizione, con Waters, Gilmour, Wright e Mason che si erano appena lasciati alle spalle Syd Barrett e il suo precipitare nel blues psichedelico, per dirigersi verso quella che sarebbe diventata la loro età dell’oro, la serie di capolavori che va da The dark side of the moon a The wall. Una band registrata nel momento in cui si mette alla ricerca non tanto di un nuovo centro di gravità quanto di un metodo per delineare un’estetica che riuscisse proprio ad elidere il problema del centro. Musica che diventa esplorazione, si avvicina ai margini del rock per superarli, scava dentro i conflitti dell’uomo alle prese con il capitalismo.

Più che documento, un monumento: a un’idea del rock come metodo per comprendere il proprio tempo.

Voto: 9/10

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