Se la cortina di ferro avesse avuto un suono, sarebbe stato quello della musica di Dmitrij Shostakovich: un telaio di filo spinato che non separava solo l’Ovest dall’Est ma trafiggeva lo spirito di chiunque vivesse sotto le dittature comuniste. Quanto il totalitarismo possa lacerare le carni e la mente di un uomo, lo mostrano anche i due Concerti per violoncello e orchestra di Shostakovich. Specie se suonati da Yo-Yo Ma e dalla sfolgorante Boston Symphony, con Andris Nelsons sul podio.
Un cd per rammentare il cinquantenario della morte del compositore sovietico che concepì entrambe le partiture (nel 1959 e nel 1966) per il violoncellista Mstislav Rostropovich. Collaborazione, la loro, lubrificata da stima e vodka. Nelsons e Ma scontornano con lame chirurgiche i profili ritmici e timbrici dei due Concerti, intesi come monumenti funebri edificati da Shostakovich per se stesso.
Sono la dimora di uno a cui il regime non permette di abitare che in una casa di morti rivestita di piombo. Perci…
Se la cortina di ferro avesse avuto un suono, sarebbe stato quello della musica di Dmitrij Shostakovich: un telaio di filo spinato che non separava solo l’Ovest dall’Est ma trafiggeva lo spirito di chiunque vivesse sotto le dittature comuniste. Quanto il totalitarismo possa lacerare le carni e la mente di un uomo, lo mostrano anche i due Concerti per violoncello e orchestra di Shostakovich. Specie se suonati da Yo-Yo Ma e dalla sfolgorante Boston Symphony, con Andris Nelsons sul podio.
Un cd per rammentare il cinquantenario della morte del compositore sovietico che concepì entrambe le partiture (nel 1959 e nel 1966) per il violoncellista Mstislav Rostropovich. Collaborazione, la loro, lubrificata da stima e vodka. Nelsons e Ma scontornano con lame chirurgiche i profili ritmici e timbrici dei due Concerti, intesi come monumenti funebri edificati da Shostakovich per se stesso.
Sono la dimora di uno a cui il regime non permette di abitare che in una casa di morti rivestita di piombo. Perciò è disturbante e insieme rivelatrice questa interpretazione priva di infingimenti: feroce, metallica, rabbiosa. Comunque una rabbia che sa d’essere infruttuosa. E anche quando Shostakovich vorrebbe rimediare al dolore pompando umorismo sovradimensionato, marcette, motivi folk (perfino di prediletti da Stalin), tutto si risolve in ghigni grotteschi di un individuo cui è stata strappata l’anima.
The cello concertos
Shostakovich
Yo-Yo Ma (violoncello), Boston Symphony Orchestra, Andris Nelsons (dir.)
Deutsche Grammophon
Voto: 5/5