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Il Beethoven drammatico di Richter. La recensione

Sviatoslav Richter 

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Riemerge dagli archivi della Deutsche Grammophon “Lost tapes”, la registrazione di quattro Sonate beethoveniane ad opera di uno dei più grandi pianisti del 900
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Certi accordi si schiantano sulla tastiera come fulmini furiosi. Certe melodie si srotolano lungamente, rotonde e levigate. Antitesi e contrasti, l’impeto e la poesia coesistono nel Beethoven del russo Sviatoslav Richter, uno dei grandi pianisti del 900. A ventotto anni dalla morte riemerge dagli archivi della Deutsche Grammophon la registrazione di quattro Sonate beethoveniane: l’op. 31 n. 3, degli anni “eroici” del compositore, e l’op. 90, 101 e 110, tarde. Riprese dal vivo nel 1965 tra Lucerna e La Grange de Meslay, presso Tours, un fienile dove Richter, allora cinquantenne, aveva fondato un festival. Lost tapes, nastri perduti, pronti già per la pubblicazione ma, chissà perché, lasciati lì finora. Testimonianza preziosa di un pianista che non affrontò tutte e trentadue le Sonate di Beethoven. Solo ventidue. Alcune controvoglia, come l’op. 110 che gli pareva “troppo genuina, quasi indecente, quasi di pessimo gusto”. E drammatico è questo Beethoven, mosso da un’urgenza espressiva ch…

Certi accordi si schiantano sulla tastiera come fulmini furiosi. Certe melodie si srotolano lungamente, rotonde e levigate. Antitesi e contrasti, l’impeto e la poesia coesistono nel Beethoven del russo Sviatoslav Richter, uno dei grandi pianisti del 900. A ventotto anni dalla morte riemerge dagli archivi della Deutsche Grammophon la registrazione di quattro Sonate beethoveniane: l’op. 31 n. 3, degli anni “eroici” del compositore, e l’op. 90, 101 e 110, tarde. Riprese dal vivo nel 1965 tra Lucerna e La Grange de Meslay, presso Tours, un fienile dove Richter, allora cinquantenne, aveva fondato un festival. Lost tapes, nastri perduti, pronti già per la pubblicazione ma, chissà perché, lasciati lì finora. Testimonianza preziosa di un pianista che non affrontò tutte e trentadue le Sonate di Beethoven. Solo ventidue. Alcune controvoglia, come l’op. 110 che gli pareva “troppo genuina, quasi indecente, quasi di pessimo gusto”. E drammatico è questo Beethoven, mosso da un’urgenza espressiva che ne elettrifica ogni nervo con l’energia dell’impulso ritmico e l’intensità di un tocco in virtù del quale ogni nota ha una carica di dinamite sul punto di esplodere, provocando una catastrofe, o di sbocciare con commovente dolcezza.

È il Beethoven di un pianista che suona da scultore e anche da pittore: un Michelangelo che assume le rotondità e il sontuoso, fulgido colorismo di Tiziano.

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The lost tapes: Beethoven Sonatas

Sviatoslav Richter

Voto: cinque stelle su cinque

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