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Lazza, la sua “Locura” diventa sinfonia. “Sono padre, non compro più orologi ma pannolini”

Lazza, nome d'arte di Jacopo Lazzarini, 30 anni 

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Nel nuovo album “Locura Jam + Opera” il trapper suona i brani dell’ultimo disco con una band di dieci elementi e l’Orchestra sinfonica di Milano. Dal Sanremo di “Cenere” ai dischi di platino: “Ora ho anche fan adulti, perfino anziani”. E poi c’è un bimbo di nome Noah
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ROMA – Addio, forse, alle polemiche sull’autotune e la trap che “non è musica”. A mettere d’accordo tutti ci pensa Lazza — cioè Jacopo Lazzarini, classe 1994 da Milano e più di un centinaio tra dischi d’oro, di platino e di diamante alle spalle — nella maniera più radicale possibile. Nel nuovo album Locura Jam + Opera suona i brani dell’ultimo disco Locura, uscito a settembre e visceralmente rap, con una band di dieci elementi e l’Orchestra sinfonica di Milano. «Con il suo direttore, il maestro Enzo Campagnoli, ci siamo conosciuti all’Ariston e non ci siamo mollati più», dice il rapper, a Sanremo nel 2023 con Cenere (secondo classificato) e da lì diventato un fenomeno nazionale. Certo, era già un idolo di milioni di giovanissimi. «Ma negli ultimi anni sono arrivate anche gli adulti, perfino gli anziani».

Eppure, spiega, questa non nasce come risposta a certi veleni. Però lo diventa. «C’è un pregiudizio negativo nei conf…

ROMA – Addio, forse, alle polemiche sull’autotune e la trap che “non è musica”. A mettere d’accordo tutti ci pensa Lazza — cioè Jacopo Lazzarini, classe 1994 da Milano e più di un centinaio tra dischi d’oro, di platino e di diamante alle spalle — nella maniera più radicale possibile. Nel nuovo album Locura Jam + Opera suona i brani dell’ultimo disco Locura, uscito a settembre e visceralmente rap, con una band di dieci elementi e l’Orchestra sinfonica di Milano. «Con il suo direttore, il maestro Enzo Campagnoli, ci siamo conosciuti all’Ariston e non ci siamo mollati più», dice il rapper, a Sanremo nel 2023 con Cenere (secondo classificato) e da lì diventato un fenomeno nazionale. Certo, era già un idolo di milioni di giovanissimi. «Ma negli ultimi anni sono arrivate anche gli adulti, perfino gli anziani».

Eppure, spiega, questa non nasce come risposta a certi veleni. Però lo diventa. «C’è un pregiudizio negativo nei confronti dei trapper, per lo più generazionale. Chi è venuto prima non ci capisce, ci demonizza. Ma è da sempre così. Campagnoli è stato bravissimo a entrare nel mio mondo e ne sono onorato. Ma ci tenevo: questi brani, come quelli di vari colleghi, nascono al computer, ma suonati da strumenti fanno emozionare di più, è un ‘altra storia».

Il risultato unisce le rime serrate sulla tossicità del successo («Olly mi ha detto che mi ha capito: abbiamo storie simili»), il linguaggio diretto del rap e la magnificenza barocca dell’orchestra. Ed è l’ultimo tassello, per ora, nella carriera di un trapper diverso dagli stereotipi. Del tipo: ha studiato pianoforte in Conservatorio e di recente ha portato il suo insegnante, Aleksander Zielinski, in tour. «Ero un bravo studente, tutt’ora compongo al piano. In me condividono urban e classica, ma ogni genere è bello a modo suo. Però non mi sentirete mai inneggiare ad armi o violenza. Al massimo, se devo esser scorretto, parlo di sesso». Abbastanza, comunque, per un pubblico che resta composto in larga parte da adolescenti. «Voglio dare messaggi positivi, dire di credere in sé stessi. E se mi incontrano, i ragazzi sono rispettosi. Al contrario di certi grandi, di cui potrei essere figlio». A proposito, da novembre, un figlio, lo ha anche lui: si chiama Noah, l’ha avuto con l’influencer Greta Orsingher. «Ha cambiato il mio rapporto con i soldi: se devo spenderli per un orologio, penso a quanti pannolini comprerei; e desisto. Ma vorrei che crescesse non dando niente per scontato. Io non sono nato ricco, so cosa significa».

ANSA (ansa)

Il 9 luglio la banda al completo — lui, orchestra e gruppo — si sposterà a San Siro, per un concerto nel tempio delle rockstar. Ora lo è anche dei trapper. «Cerco un live che faccia da spartiacque per l’hip hop italiano di oggi». Poi il tour estivo. Infine, magari, un ritorno a Sanremo. O no? «Sono legato ad Amadeus, è stato a lui a volermi. Ma escludo il ritorno. Sto preparando nuove canzoni, dure come ai miei inizi: secondo me non le vorranno». Con l’orchestra, sì, ma pur sempre rapper. «Vedremo chi di noi resterà». Lui, qui, è tra i primi della lista.

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