✕

Da Manuel Agnelli a Madame, le critiche a un sistema intossicato di streaming

Ascolta l'audio

Tra algoritmi, streaming e talent a scadenza, la musica italiana ha perso l’anima. Serve più verità, meno strategia: a dirlo sono proprio alcuni artisti coraggiosi
1 minuti di lettura

Viva Manuel, che non la tocca piano, ma quando ci vuole ci vuole. Che siamo al punto più basso della recente storia della musica italiana è fuori di dubbio. Che siano stati vent’anni di merda è abbastanza vero, se accettiamo la semplificazione del caso, il che vuol dire ammettere che ci sono state gloriose eccezioni, e anche non poche, e soprattutto che cinque anni fa il sommovimento che ha ribaltato lo scenario asfittico del panorama sembrava promettere esiti molto più entusiasmanti di quanto in realtà non sia successo. Anzi. Al punto in cui siamo arrivati, meglio una semplificazione tranchant che tante bugie o ipocrisie.

La pura è semplice verità è che a essere profondamente malato è il sistema musicale, tutto fondato sulla fragile fatuità dello streaming,…

Viva Manuel, che non la tocca piano, ma quando ci vuole ci vuole. Che siamo al punto più basso della recente storia della musica italiana è fuori di dubbio. Che siano stati vent’anni di merda è abbastanza vero, se accettiamo la semplificazione del caso, il che vuol dire ammettere che ci sono state gloriose eccezioni, e anche non poche, e soprattutto che cinque anni fa il sommovimento che ha ribaltato lo scenario asfittico del panorama sembrava promettere esiti molto più entusiasmanti di quanto in realtà non sia successo. Anzi. Al punto in cui siamo arrivati, meglio una semplificazione tranchant che tante bugie o ipocrisie.

La pura è semplice verità è che a essere profondamente malato è il sistema musicale, tutto fondato sulla fragile fatuità dello streaming, con prezzi esagerati dei concerti per compensare il diminuito guadagno ricavato dai dischi, tutto affidato ad algoritmi che spingono verso scelte di appiattimento e prevedibilità, giovani artisti spremuti a ritmi insostenibili, e infatti ogni tanto qualcuno si schianta, consumi veloci ed effimeri, quasi totale scomparsa di ogni ambizione artistica. Non vale per tutti, non sono tutti ridotti a questo frullato, ma la dominante è questa, soprattutto nella produzione degli emergenti.

Come si capiva anche dalle recenti esternazioni di Madame che dice: “Meglio essere dimenticata perché assente che per essere scarsa”. Ora, che la musica sia un’arte dovrebbe essere un’ovvietà, ma di questi tempi sembra non essere più così ovvio ed è importante che a ribellarsi siano gli artisti, vittime e carnefici di questo sistema corrotto che penalizza e scoraggia chi ha idee originali, chi vorrebbe ancora immaginare la musica come un territorio creativo ed emozionante. O vogliamo rassegnarci a un grande supermercato di prodotti in offerta speciale?

Leggi i commenti