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Coez a Londra, tre live e il nuovo disco. “Con i fan voglio parlare, i selfie un po’ mi soffocano”

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Siamo stati nei club in cui il cantautore ha presentato “1998”, in uscita il 13 giugno, tra fan partiti apposta dall’Italia, nostalgia e richiami al britpop
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LONDRA – Alle sette e mezzo di sera c’è già una lunga coda davanti al Jazz Club di Londra, nel cuore di Camden Town. Alcuni bivaccano seduti in terra, altri si mostrano impazienti. Nonostante la location molto british, il programma è tutto italiano: per la presentazione del suo nuovo album 1998, in uscita il 13 giugno, Coez ha scelto tre differenti club a Londra per tre sere consecutive. Non club qualsiasi: il Dingwalls, dove si è esibito l’1, è un posto storico per il rock inglese. Al Jazz Cafe, a 50 metri dalla fermata della metropolitana di Camden Town, dove Coez ha suonato il 2, si esibiranno queste mese - tra gli altri - Sophie B. Hawkins e i Black Uhuru, una leggenda internazionale del reggae. Il 3 è toccato al Dublin Castle. Una scelta insolita, quella dell’artista nato a Nocera Inferiore ma di fatto romano, entrato ormai da anni nell’olimpo di quella scena chiamata indie pop conosciuto un po’ tutti per la sua hit La musica non c’è lanciata nel 2017. «È un’idea legata al disco …

LONDRA – Alle sette e mezzo di sera c’è già una lunga coda davanti al Jazz Club di Londra, nel cuore di Camden Town. Alcuni bivaccano seduti in terra, altri si mostrano impazienti. Nonostante la location molto british, il programma è tutto italiano: per la presentazione del suo nuovo album 1998, in uscita il 13 giugno, Coez ha scelto tre differenti club a Londra per tre sere consecutive. Non club qualsiasi: il Dingwalls, dove si è esibito l’1, è un posto storico per il rock inglese. Al Jazz Cafe, a 50 metri dalla fermata della metropolitana di Camden Town, dove Coez ha suonato il 2, si esibiranno queste mese - tra gli altri - Sophie B. Hawkins e i Black Uhuru, una leggenda internazionale del reggae. Il 3 è toccato al Dublin Castle. Una scelta insolita, quella dell’artista nato a Nocera Inferiore ma di fatto romano, entrato ormai da anni nell’olimpo di quella scena chiamata indie pop conosciuto un po’ tutti per la sua hit La musica non c’è lanciata nel 2017. «È un’idea legata al disco – spiega l’artista - che ha delle sonorità anni 90, non è brit pop ma certe influenze si sentono. Ho pensato che fosse significativo fare concerti nei luoghi dove si è definito quel tipo di pop. E volevo sparigliare le classiche dinamiche legate all’uscita del disco».

Il locale è ovviamente pieno di italiani: molti vivono a Londra, altri sono venuti dall’Italia appositamente per lui. Ma ci sono anche degli inglesi, potenza delle piattaforme globali. Il concerto è diretto e totalmente suonato, senza campionamenti o diavolerie varie: la platea (e anche il ballatoio che gira intorno al palco al primo piano) canta a squarciagola, molte ragazze scattano selfie seguendo i testi, alcuni si scambiano il cinque con i musicisti che sono a pochi centimetri da loro. C’è aria di festa e fa impressione che accada qui, a due ore d’aereo da casa. A un certo punto arriva anche un mazzo di fiori rossi, che Coez accoglie con un filo di commozione.

La copertina dell'album "1998" 

Nonostante tutto, 1998 è un disco legato da un filo di nostalgia, sentimento diffuso un po’ in tutti i brani. E il titolo è riferito proprio a quell’anno, quando il musicista aveva 15 anni. Perché proprio quella data? «Devo ancora capirlo. Forse perché era prima del boom degli smartphone e di certa tecnologia, l’età in cui cominciavo a avere gusto per dischi, per i vestiti, per il cibo. L’età della ragione, quando inizi a crearti un gusto tuo staccandoti dalla guida dei genitori».

A Londra Coez ha presentato in anteprima tre diversi brani per ogni serata, in mezzo a tanti successi del recente passato. L’atmosfera del live in un club, che l’artista ama particolarmente, fa sì che l’euforia vada oltre il tono malinconico delle nuove canzoni. Ma quella poetica del rimpianto nasconde forse qualcosa di non risolto? «In realtà è mentre scrivo che capisco di cosa stia parlando. In alcuni brani parlo di perdita, ma non è necessariamente un sentimento brutto: per parlare di assenze prima ci deve essere stato qualcosa di bello. E anche un disco è un modo per archiviare qualcosa. Poi ci sono cose con cui non si fa mai pace: in Estate 1998 racconto una perdita vera, anche se non in modo esplicito perché ho sempre pensato che le canzoni siano tasche in cui ognuno può mettere il suo vissuto».

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Il live è lo specchio di questo pensiero: un album un po’ crepuscolare, che richiama anche molto i suoni dell’indie a tinte rap degli anni Duemila, raccontato in un’atmosfera entusiasta e quasi confessionale: «Stasera sto a parla’ troppo, me sa» scherza Coez, che poi scende due volte a cantare in mezzo al pubblico. Fa la conta dei romani presenti, sono in tanti ma non gli unici: la rappresentanza italiana è piuttosto ampia. Si stringono a lui, che è felice pur non apprezzando tutti gli aspetti della fama: «Mi piace molto incontrare i fan dopo lo show, fermarmi a parlare con loro. Confesso però che preferisco le chiacchiere e il contatto umano alle tante foto, che un po’ mi soffocano». Tra un urlo e un incitamento in romanesco (a volte arrivano frasi un po’ pittoresche), Coez racconta l’amore a modo suo, con quel linguaggio contemporaneo che ha influenzato tanta musica successiva. Eppure è stato lui stesso a dire che scrivere d’amore non è automatico: «E’ che quando sono innamorato non mi viene niente, ne parlo quando mi manca. Quando sto bene, al contrario, esce una musica più dura. Mal di te, per dire, è più una canzone che parla a me stesso. Se vogliamo trovare un filo conduttore in questo disco non farei riferimento all’amore: parlerei più di un concept estetico».

L’avventura inglese si è rivelata trionfale. Coez ha scelto da tempo di non entrare nel loop degli stadi a tutti i costi: palazzetti e club sono perfetti per lui. «Non capisco quella fissazione. È un po’ una competizione, ma io sarei troppo in ansia per una cosa così grande. Per me, o li fai subito, quando sei al top, o devi aspettare i 50 anni. Devi avere un repertorio gigante. Un po’ sono anche le tue canzoni che ti devono portare dentro quegli spazi».

Qui le date del tour nei palazzetti:

12 novembre 2025 – Ancona, Palaprometeo

14 novembre 2025 – Roma, Palazzo dello Sport

20 novembre 2025 – Napoli, Palapartenope

22 novembre 2025 – Bari, Palaflorio

29 novembre 2025 – Torino, Inalpi Arena

1 dicembre 2025 – Milano, Unipol Forum

6 dicembre 2025 – Firenze, Mandela Forum

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